La montagna ha tante energie. Facciamole suonare lo stesso spartito

Trovare una vera “alleanza”, come la chiama Daniele Ravaglia, presidente di Bologna Welcome, tra enti no profit, imprese, istituzioni e cittadinanza, nel tempo di un’azione costante e paziente, può arrivare a mobilitare risorse inattese, capaci di generare valore attraverso quell’attività di consapevole manutenzione di cui le nostre aree montane hanno più che mai bisogno. L’esempio della Rassegna Organistica Giorgio Piombini, che il 12 luglio ha inaugurato la sua trentottesima edizione

di Ida Zanini, curatrice Rassegna Organistica Giorgio Piombini


Tanti degli organi che danno le loro splendide melodie nelle Chiese dell’Appennino bolognese sono strumenti antichi e, come tutti gli oggetti che hanno storie centenarie, raccontano epoche passate, le mettono in armonia con il presente, a patto di essere disponibili a farsi carico di quelle storie, sentendosene responsabili.

Questo è il significato della Rassegna Organistica, intitolata al suo ideatore, il musicista, bolognese d’adozione, Giorgio Piombini, che insegnandoci l’amore per gli organi, ci ha insegnato la cura del territorio, pratica fatta innanzitutto di consapevolezza e di pazienza. La Rassegna è incominciata il 12 luglio presso la Chiesa di San Vittore, all’Anconella, frazione di Loiano, e si chiuderà  il 23 dicembre a Madonna dei Fornelli, frazione di San Benedetto Val di Sambro, passando per 11 tappe montane ci condurrà dall’estate fino alle soglie del Natale.

Quest’anno l’edizione è particolarmente corposa, ma si pensi che l’iniziativa procede dal 1986, quando Giorgio Piombini la inventò. Il Gruppo di Studi Savena Setta Sambro, che oggi la organizza e la promuove, la interpreta come un’occasione culturale, di riscoperta del territorio e di valorizzazione delle relazioni di comunità. Giustamente l’assessore regionale alla cultura, Mauro Felicori, a cui siamo grati di aver voluto partecipare alla presentazione, ha parlato di «un’armonia dell’organo che diventa simbolo dell’armonia da ricercare nelle relazioni di comunità». L’organo suona per i battesimi, i matrimoni, nei momenti della festa domenicale. Nei momenti dove le relazioni che fanno la società si costruiscono e si consolidano. Suona certo per i credenti, ma le sue note evocano armonie che toccano tutti. E a quelli simbolici si uniscono valori molto concreti che la Rassegna Organistica ha saputo promuovere negli anni.

Si pensi che a oggi sono ben 25 gli organi antichi completamente restaurati, salvati dall’abbandono. Musica, ma anche cura del territorio. Alte ispirazioni e agire concreto e tangibile. Il restauro di questi strumenti, così belli e così fragili, può arrivare a costare decine di migliaia di euro per ognuno di essi. Ne valeva la pena, perché si tratta di organi del Settecento e dell’Ottocento, in prevalenza, ma con esemplari ben più datati, risalenti agli inizi del sedicesimo secolo. Era il Rinascimento quando la devozione popolare ci consegnò in eredita quello strumento che oggi abbiamo occasione di sentir suonare. E ciò grazie alla cura e alla consapevolezza del territorio che il Gruppo promuove.

La montagna ha tante di queste energie. Trovare una vera “alleanza”, come la chiama Daniele Ravaglia, presidente di Bologna Welcome (qui), tra enti no profit, imprese, istituzioni e cittadinanza, nel tempo di un’azione costante e paziente, può arrivare a mobilitare risorse inattese, capaci di generare valore attraverso quell’attività di consapevole manutenzione di cui le nostre aree montane hanno più che mai bisogno.

Fino a oggi quel “capitale paziente” che è l’impegno organizzato delle tante realtà del Terzo Settore della montagna non è stato valorizzato abbastanza: occorre farne sintesi in un’azione politica mirata che promuova la messa a sistema di queste energie creative, sposandone i fini e integrandone i metodi nell’agire pubblico. Solo così potremo immaginare di essere sufficientemente forti da invertire le tendenze all’incuria e all’abbandono che corrodono non solo gli organi storici, ma ancor di più il tessuto civile delle nostre montagne.


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