Una guida “semplice” per i diritti dei detenuti

Il “Codice ristretto” è stato consegnato nelle carceri dell’Emilia-Romagna giovedì mattina

di Barbara Beghelli, giornalista


Una bella iniziativa, soprattutto buona, almeno si spera: trattasi di una guida dei diritti dei carcerati, maschi e femmine. Che in Italia, parlando di maggiorenni, sono 61.468 (dati al 31 giugno 2024, Report Osservatorio Sicurezza Cafisc – Uilpa Polizia Penitenziaria), ma che in base alla capienza ufficiale dovrebbero essere 47.067; quindi ci sono 14.401 detenuti in più rispetto ai posti regolamentari, distribuiti in 192 istituti. Il vademecum in questione è alla seconda edizione, questa è la versione è aggiornata; quella precedente, che è anche la prima, è del 2022.

Ma cos’è esattamente il “Codice ristretto”? E a cosa serve?

È un volumetto sui diritti dei reclusi, sulle loro possibilità, qui elencate, di facile lettura, il cui scopo è quello di sostenerli/e nella comprensione delle modalità di accesso ai benefici penitenziari. Un passetto in avanti per cercare di combattere le morti in carcere dovute al sovraffollamento e alle difficili condizioni di vita di chi sconta la pena, adesso rese insostenibili anche dall’onda lunga di caldo. Non dimentichiamo che nei primi sette mesi dell’anno si sono già suicidati in 57, una vera emergenza, una piaga sociale, come tutti noi sappiamo.

Con la distribuzione di questo vademecum a tutti i detenuti presenti in Emilia-Romagna per mano di otto delegazioni, che sono andate fisicamente negli istituti penitenziari della regione, si vuole così sostenere la conoscenza delle misure alternative alla detenzione, si vuole fornire speranza. Ne fa parte anche un glossario, che racchiude appunto tutte quelle che sono le chances che una/un detenuto ha rispetto al carcere, a partire dalle cosiddette misure alternative, ma anche rispetto alle differenti tipologie di permessi e al lavoro esterno, con una parte dedicata a chi ha problemi collegati alle dipendenze. È di vitale importanza sapere che opportunità si hanno, sia di lavoro in carcere, sia di formazione. Peraltro, come ha sottolineato in questi giorni lo stesso Garante regionale dei detenuti Roberto Cavalieri, «le norme ci sono MA vanno applicate».

Detto ciò, il tema del sovraffollamento è certamente irrisolto anche in Emilia-Romagna, dove siamo arrivati ad avere 3.725 persone recluse contro i 2.979 posti regolamentari. Non dimentichiamo infine, che nelle dieci strutture carcerarie dell’Emilia-Romagna (dati aggiornati a giugno c.a.) di questi 3.725 detenuti 167 sono donne, anche con figli piccoli, mentre 1.826 sono stranieri che ignorano completamente i propri diritti. Ma cercare soluzioni al problema si può e si deve, a partire dalla “valorizzazione delle reti territoriali che si occupano dei percorsi all’esterno rivolti ai detenuti”, il che è anche un dovere delle istituzioni. Il problema del sovraffollamento qui descritto è associato a due problematiche ulteriori: un aumento sia della diffusione di patologie psichiche e malattie infettive e virali, come per esempio la tubercolosi, sia di fenomeni di violenza e suicidi.

E al di là del fatto che la giustizia dev’essere riparativa e non solo punitiva, come ci insegnano all’università (poiché sennò sarebbe solo vendetta), una cosa è chiara: il “Codice ristretto” è di fondamentale importanza anche se si dovessero costruire nuove strutture di reclusione. Fa parte dei diritti della persona, che come tale deve conoscere.

Per concludere riporto quanto detto dall’Osservatorio carcere della Camera penale di Bologna nel descrivere lo strumento “Codice”: «Sarà di facile comprensione e orientamento nella complessa materia dell’ordinamento penitenziario e questo è fondamentale perché spessissimo le persone detenute si mal-orientano: le misure alternative alla detenzione, come pure l’accesso ai permessi, presuppongono titoli di reato, entità delle pene inflitte, residuo di pena ancora da scontare e condizioni soggettive molto diverse tra di loro. Avere contezza da subito di quali prospettive possono accompagnare il periodo di detenzione aiuta chi è detenuto a elaborare, laddove è possibile, un progetto e comunque ad affrontare questa fase con chiarezza». Senza tralasciare che un’informazione corretta può essere un contributo anche per il lavoro degli operatori del carcere, chiamati a dare risposte a chi comunque ha diritto a un equo trattamento penitenziario.

Le misure alternative alla detenzione sono provvedimenti restrittivi della libertà personale e incidono sulla fase esecutiva della pena. Ma la loro funzione dev’essere quella di dare concretezza all’aspetto della rieducazione e di vere offerte e opportunità di lavoro, questo perché non viene contemplata la presa in carico del sistema sociale che, come spesso accade, è addosso ai soli Comuni. I quali, nella completa solitudine, se ne occupano. Quasi mai con successo.


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