Piazza Aldrovandi racconta in modo diverso il commercio

Da anni, a ogni pedonalizzazione o limitazione del traffico voluta dal Comune, sentiamo che se passano mezzi aumenta la sicurezza e il volume delle vendite. Eppure l’intervista del Corriere al titolare di un negozio di alimentari, in una delle zone della città a più alto tasso di polemiche su questo versante, traccia una traiettoria differente

di Cristian Tracà, consigliere di quartiere


La pedonalizzazione aiuta il commercio. Quando questo ragionamento viene portato in strada, viene quasi sempre derubricato a teoria del mondo delle favole radical chic. Oggi è un commerciante, per nulla improvvisato, a scendere in trincea sul fronte della città a misura di pedone. Sei negozi e una postazione come grossista al Caab all’attivo, uno che di esperienza a Bologna ne ha accumulata e che gestisce 16 dipendenti, un’attività familiare che affonda le radici nel 1996.

Yasir Shabir Mohammed, questo il suo nome, proprietario di Pakistan Kashmir Food, ieri campeggiava sulle pagine del Corriere di Bologna con un’intervista che non lasciava spazio a dubbi. Chiude bottega in Piazza Aldrovandi perché con l’aumento del traffico sono precipitate le vendite.

«Con i bus che passano in mezzo alla piazza è diventato impossibile operare. Abbiamo perso il 30 per cento di fatturato». Stando alle sue parole, e non abbiamo modo di dubitare, visto che ha annunciato di abbandonare a malincuore un luogo molto bello del centro, verrebbe meno la tradizionale equazione tra raggiungibilità di un negozio e affari, tra vitalità commerciale e passaggio di mezzi.

Da anni sentiamo che se passano mezzi aumenta la sicurezza e il volume dei traffici, quest’intervista, invece, traccia una traiettoria diversa. Del resto, se permetti ai cittadini di avere un luogo tutelato dal traffico, questi si dovrebbero sentire più tranquilli nell’andare a fare spesa. Forse perché possono muoversi a piedi o in bici con più tranquillità, forse perché si sentono più sicuri se hanno bambini e bambine al seguito, forse solo per una sensazione di rione o semplicemente una cornice più salubre, ancora più utile se si devono acquistare frutta, verdura o alimenti da banco.

Yasir va anche oltre, lamentando come ulteriore conseguenza una nuova possibile avanzata della Bologna da bere. Più traffico uguale meno mercatini di prossimità e più gentrificazione. Se mettiamo in fila i dati delle sue dichiarazioni, vengono smentite tutte le teorie che invece associano la mancanza di passaggi di mezzi all’artificialità dei rapporti umani e alla ‘turistificazione’ di massa.

Qualcuno, a ragione, potrebbe sostenere che una rondine non fa primavera, che un dato non è sufficiente per astrarre una legge commerciale. Se fosse il primo caso, non staremmo qui a scrivere nemmeno, aspetteremmo evidenze numeriche più consistenti. Ma di storie di commercio stabile o rifiorito dopo qualche trasformazione urbana di limitazione della circolazione è piena la cronaca cittadina, soprattutto nel centro storico.

Dell’importanza dei mercatini di quartiere con botteghe alimentari alternative al freddo supermercato, credo sia superfluo rilevare l’importanza per la coesione di comunità.

Chi vi scrive quest’articolo, in assoluta buona compagnia in città, osserva, viaggiando un po’ nel mondo, che le città  scelgono soluzioni sempre più significative di riduzione del traffico o della circolazione, specie nelle prossimità dei centri storici con beni tutelati, senza poi tornare mai indietro, quindi ritiene che remare in direzione contraria risulta abbastanza anacronistico. Queste parole di oggi hanno rafforzato molto questa sensazione.

A ogni pista ciclabile o Ztl che nasce, la paura atavica del salto nel vuoto compare sempre. Poi, dopo qualche momento di assestamento, la vita riprende, ci si organizza e talvolta nascono addirittura nuove occasioni e nuove dinamiche.

L’intervista di Yasir è interessante perché racconta in modo diverso dal solito il commercio, perché teorizza un approccio urbano diverso dal consueto nell’ottica commerciale, perché chiede alla politica azioni di salvaguardia dal traffico e per il commercio diurno di prossimità.

Se è vero che la combinazione tra cantieri ed emergenza Garisenda non lasciava al Comune grandi tempi per calibrare soluzioni sull’area San Vitale, forse vale la pena prendere in considerazione le richieste dal basso. Per chi ha difeso strenuamente Piazza Aldrovandi pedonale, che si è ricavata la sua aria parigina e la nuova essenza di balera swing, è un po’ un colpo al cuore tornare ai grandi mezzi. Non rimane che mettere mano ai numeri sull’utenza reale delle vetture che attraversano quello spazio per optare, almeno dove sia possibile, su mezzi più sostenibili.

Allo stesso tempo occorre una misura di salvaguardia per proteggere maggiormente le botteghe, che rispetto al locale serale offrono servizi diversi a livello di territorio e che rafforzano la vita di comunità, in cui le relazioni si consolidano anche con l’acquisto quotidiano di frutta, verdura e cibo.


2 pensieri riguardo “Piazza Aldrovandi racconta in modo diverso il commercio

  1. Non so se siano gli autobus a danneggiare il commercio in piazza Aldrovandi. Quello che so è che l’assenza di una politica urbanistico-commerciale a Bologna ha consentito che le baracchine della piazza abbiano in pochi anni cambiato radicalmente destinazione. Sparito il latte-formaggi, ridotto il pane, e in drastica riduzione i frutta e verdura non resta che lo street food in tutte le sue varianti. Piazza Aldrovandi ha perso tutto il suo fascino ma anche la sua funzione, alimentare chi abita a Bologna. La città sta diventando uno spaccio per turisti mordi e fuggi. Non sarebbe il caso che il Comune si svegliasse prima che qualcuno apra una friggitoria nel bel mezzo di piazza Maggiore?

  2. non riesco a capire il significato concreto di chi ha scritto l’articolo che si ferma come al solito su colori non suoi mischiando tutto senza sapere dove andare bisognerebbe contattare un URBANISTA bravo che faccia in analisi sull’evoluzione di bologna questo sarebbe importante …. poi per conoscenza il signore della frutta non chiude ha venduto concetto molto differente quando girano certe cifre.

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