Kalašnjikov

Con la (momentanea?) chiusura del capitolo Besta si fermeranno, forse, anche le voci che volevano Coalizione Civica sempre più intenzionata a uscire dalla maggioranza di governo. Al sindaco la finestra regionale servirà giustamente per sistemare partito, giunta e consiglio comunale, liberandosi di qualche “rompicoglioni” per fare spazio a una squadra che, a tutti i livelli, sia in grado di sopportare compatta un’eventuale nuova rottura

di Pier Francesco Di Biase, caporedattore cB


Ricordo che al liceo, non so più in quale anno, la professoressa Salvato amava ripetere, davanti alle situazioni caotiche, una frase forse politicamente scorretta ma tremendamente efficace, pur nella sua natura iperbolica. Che lo spettacolo attorno fosse «una Bosnia» è venuto spontaneo pensarlo anche a me, mentre sorseggiando una birra croata ammiravo, divertito, gli avventori danzanti del “Kino Bosna”, iconico locale di Sarajevo che, grazie all’intuito di un altro grande professore come Renzo Ricchi, fa parte del bagaglio dei bei ricordi per generazioni di minghettiani.

In una porzione di mondo in cui l’antisemitismo ha raggiunto picchi eccessivi persino per le SS, la storia dell’ex Jugoslavia si potrebbe riassumere, curiosamente, con tre invenzioni “ebraiche”: il cristianesimo, il comunismo e la psicologia delle masse. Cattolici croati e serbi ortodossi che, da secoli, quando non sono sotto il controllo di grandi potenze competono per l’egemonia su questo fazzoletto di terra, con le diverse variazioni sul tema – ebrei, romanì e bošnjaci, ossia serbi o croati di religione musulmana – a finire nel tritacarne ogni volta che i due grandi contendenti arrivano alle mani. Alla stregua di quanto aveva fatto Lenin con l’Impero zarista – la rivoluzione, beato chi ci crede -, anche Tito aveva capito che un’ideologia laica transnazionale e il culto di una personalità ossimorica come la sua – croata e comunista – era l’unico modo per tenere insieme una maionese che, con la sua morte, ha finito per impazzire ancora una volta.

Oggi di Tito rimane solo la nostalgia dei più anziani e la poppizzazione dei più giovani, ben visibile in un bar poco distante dal “Kino” che piacerebbe molto a un nostro consigliere comunale e molto meno alle sue ex compagne di corso di giurisprudenza. Del socialismo jugoslavo, invece, qualche “casermone” e uno stadio olimpico che ha più o meno gli stessi anni e la stessa palese obsolescenza delle scuole Besta. I fori di proiettile sulle facciate dei palazzi, poi, non restano lì per mancanza di fondi ma per ricordare a tutti, al contrario di quel che ormai pensiamo da questa parte dell’Adriatico, che la Storia ha il sapore ferroso del sangue molto più che il profumo dei prati in fiore, e salire su un albero vestiti da contadini peruviani non ha lo stesso impatto sulle collettività che farlo avendo in braccio quel kalashnikov che il bosniaco Goran Bregovic, nel 1995, ha reso celebre con la sua musica.

Di certo, nessuno si augura il sangue sulle strade della nostra città. Ma allo stato in cui siamo, anche evocarlo come uno spauracchio ha qualcosa di vagamente eccessivo. Perché forse l’unica cosa in cui veramente eccelle Bologna, in questa fase storica, è il linguaggio iperbolico di cui sopra. E allora dopo Bologna come Berlino, Brooklyn, il Bronx e compagnia cantante, ora è il turno della guerriglia urbana stile G8 e Val Susa. Accostamenti che la politica si affretta a fare dopo, a suo dire, aver parlato «con prefetto e questore». Ma che gli stessi interessati smentiscono, il giorno successivo, sulle prime pagine dei giornali cittadini.

E dunque, così come le Besta non sono le Diaz, Palazzo d’Accursio non è una Bosnia ma il luogo in cui, come vuole la democrazia, i partiti si confrontano e talvolta giungono a compromessi, per interesse contingente o collettivo. In questo caso, per avere una pace temporanea che consenta alla coalizione di centrosinistra cittadina di giocarsi, unita, la partita delle regionali. C’è infatti un nemico comune da sconfiggere, e pazienza se tra un albero e una scuola nuova in un quartiere popolare si sceglie il primo: il socialismo reale, da queste parti, è morto ben prima dell’89. Un chiodo in più o in meno sulla sua bara non fa granché differenza.

Con la (momentanea?) chiusura del capitolo Besta si fermeranno, forse, anche le voci che volevano Coalizione Civica sempre più intenzionata a uscire dalla maggioranza di governo. Ma poiché fidarsi è bene e non fidarsi è meglio, al sindaco la finestra regionale servirà, giustamente, per sistemare partito, giunta e consiglio comunale, liberandosi di qualche “rompicoglioni” per fare spazio a una squadra che, a tutti i livelli, sia in grado di sopportare compatta un’eventuale nuova rottura.

In fondo che si tratti di individui, nazioni o partiti, gli esseri umani si comportano sempre allo stesso modo. Le narrazioni che a questi comportamenti vengono di volta in volta ricamate sopra, invece, appartengono più all’ambito letterario che a quello della realtà.

Per il ritorno della politica, infine, mettetevi tranquilli: bisognerà aspettare novembre.

Doviđenja!


2 pensieri riguardo “Kalašnjikov

  1. Non entro nel merito della lunga disquisizione , non voglio essere offensivo,ma troppi giri di parole x dire poco a nulla. Quello che invece e’ importante per me e’ il penultimo capoverso:
    “In fondo che si tratti di individui, nazioni o partiti, gli esseri umani si comportano sempre allo stesso modo.”

    Questo e’ il fulcro del messaggio arrivato da chi c’era al parco dom Bosco in quei giorni:
    Ebbene SI, gli esseri umani si muovono quando si rendono conto di aver (o di stare per ) SUBITO UNA INGIUSTIZIA, e per fortuna che e’ cosi’ e mi auguro che serva di “lezione” un po’ a tutti, specialmente a chi e’ scarso di quel bene prezioso che si chiama BUONSENSO.
    Grazie x L’accoglienza

  2. Anche i politici, esseri umani, si comportano sempre allo stesso modo…tante parole: dialogo, partecipazione, condivisione….dietro a queste il vuoto dell’ascolto e la mancanza di considerazione di cittadine e cittadini che esprimono un degno dissenso per progetti inutili, costosi e dannosi.
    Biancamaria Cattabriga

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