Lettera 3 – Sei morto sul campo di battaglia

Per ragionare sulla figura politica e umana di Berlinguer, a quarant’anni dalla scomparsa, Casadeipensieri, ScriptaBo e Cantiere Bologna hanno chiesto a scrittori, personalità, cittadini di scrivere una lettera aperta allo storico segretario del Pci e dirgli perché lo hanno nel cuore. Le lettere verranno lette dagli stessi autori domenica 8 settembre, alle 18, all’Arena Centrale della FestUnità provinciale di Bologna, nella serata dedicata a questo leader indimenticato e indimenticabile

di Stefano Bonaga, docente di filosofia


Nel film di Giuseppe Bertolucci “Berlinguer ti voglio bene” c’è una scena che mi dà lo spunto per una riflessione su di te, caro Enrico. Benigni, nel film un paesano semplice e fragile e pure comunista per ambiente sociale e vocazione, comincia a interrogarsi sulla pronuncia di Berlinguer. «Come si dice, Berlìnguer o Berlinguér?». Egli se lo chiede varie volte, senza alcuna preoccupazione del risultato.

L’antonomasia è una figura retorica per cui un nome proprio diventa icona di un settore di appartenenza; ma qui assistiamo al suo contrario. Si tratta di una persona che ha un carisma tale per cui è irrilevante perfino saperne pronunciare il nome. Ciò che nel linguaggio individua una persona, il nome appunto è per questa specifica persona perfino ininteressante. La nobiltà umana della persona è così vivida ed evidente che il nome è un aspetto di fatto poco significativo.

Enrico Berlinguer è il simbolo più bello nella storia della sinistra italiana della nobiltà ontologica della politica, che egli interpreta accompagnata da tutte le virtù corrispondenti: passione, intelligenza, disinteresse personale, modestia, educazione e gentilezza. Lo stesso volto di Enrico appariva segnato, quasi sacrificato dalla fatica e dall’impegno quotidiano. Perfino la pronuncia sarda, caratterizzata dalla scansione lenta delle parole induceva il rispetto di un ascolto attento e partecipe.

L’imbarazzo affettuoso che gli si legge negli occhi quando viene preso in braccio da Benigni in una famosa occasione va letto come una timida concessione allo spettacolo, in qualche modo malgré soi. Nemmeno la destra più becera è riuscita a sottrarsi al fascino della sua purezza di politico. Appassionato più al destino della polis che al proprio. Gli dei stessi hanno deciso per lui la dignità suprema della morte sul campo di battaglia.


2 pensieri riguardo “Lettera 3 – Sei morto sul campo di battaglia

  1. Apprezzo molto il suo commento su Berlinguer uomo di un’altra categoria politica e morale manca proprio nello squallido panorama politico italiano una persona come lui e purtroppo mi viene spontanea questa richiesta: togliete la sua foto dalle sedi del pd. Grazie

  2. Un ricordo “in piedi” di Enrico Berlinguer !
    E’ certo che lui non si è mai sentito estraneo al Partito, al contrario, le sedi del
    PCI e del PdiS erano la sua casa.

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