Per ragionare sulla figura politica e umana di Berlinguer, a quarant’anni dalla scomparsa, Casadeipensieri, ScriptaBo e Cantiere Bologna hanno chiesto a scrittori, personalità, cittadini di scrivere una lettera aperta allo storico segretario del Pci e dirgli perché lo hanno nel cuore. Le lettere verranno lette dagli stessi autori domenica 8 settembre, alle 18, all’Arena Centrale della FestUnità provinciale di Bologna, nella serata dedicata a questo leader indimenticato e indimenticabile
di Luca Bottura, giornalista
Caro segretario, non mi manchi.
Non mi manchi perché ci sei, ogni giorno, in quel che provo a vivere, scrivere, sopportare.
Perché sei, fuori dal santino, dalla retorica, dall’elegia interessata, semplicemente un grande, solido, potentissimo argomento.
Ti spiego.
Da quando te ne sei andato, c’è una grossa novità. Molti anni vecchi sono finiti, ma sono cominciati i cosiddetti social network.
No, purtroppo, nulla che abbia realmente a che fare con il sociale. Cioè, sì: nel senso che sono i prediletti per la comunicazione tra i tanti eredi del Movimento Sociale. Che sono al Governo. Ma di quest’altra brutta notizia parliamo la prossima volta. Un’amarezza alla volta.
Sulle reti sociali è saltata la coscienza di classe.
In generale, ma anche nel senso che chi ha fatto le elementari, magari a malapena, non ambisce più a migliorarsi, a imparare più delle 100 parole che don Milani riteneva insufficienti per essere persone senzienti, non manipolabili. E questa classe elementare, molto elementare, guidata da pifferai più istruiti, qualcuno persino generale, ma anche capitani, cavalieri, moltissimi i caporali, si muove all’unisono ripetendo balle torrenziali. Bugie cattive. Per mettere gli ultimi contro i penultimi, per convincere i proletari di essere borghesi: ed è lì che smetti di inseguire i diritti, che difendi i privilegi che non hai. Da nemici inesistenti. Meglio se scuri di pelle.
È lì, esattamente lì, che mi vieni in soccorso. Perché, anche se non lo sai, sei più moderno di un troll. E mi aiuti quando parlo di futuro, ma anche quando tentano di riscrivere il passato.
Pensa: questi tizi, che a volte manco esistono, confondono (meglio: vogliono confondere) il comunismo con la democrazia.
No, un attimo, non nel senso che un comunismo democratico non possa esistere. Certo, noi (d’accordo: voi) abbiamo scritto la Costituzione, abbiamo governato fior di Regioni, le migliori, e i bambini, invece di mangiarli, li mandavamo nelle migliori scuole del mondo. Togliatti, che pure mica era un tizio così adamantino, pur di pacificare amnistiò persino i fascisti. Je possino.
È solo che se per caso ti azzardi a difendere due cose di civiltà tipo i diritti civili, quella cosa che lo ius primae noctis per i lavoratori, ecco, magari no, e sarebbe persino meglio che non cadessero dalle impalcature tutti i giorni, o l’antifascismo… allora su questi benedetti social, ma anche sui giornali, nei telegiornali, ultimamente un po’ ovunque, non stai difendendo i diritti di tutti. La democrazia, appunto. Ti danno del comunista. Ma non un comunista italiano, o addirittura emiliano: no, no. Proprio Breznev, Stalin, Pol Pot… quella roba lì. Anche Tito, solo che lo scambiano per l’imperatore romano. Giuro.
Certo che lo so, segretario. Lo so che tu andasti a Mosca nel 1973 a spiegare che il socialismo reale era diventato surreale da mo’, che serviva democrazia, che il patto di Varsavia era un pacco di Varsavia, e l’avevi anche detto molto meglio di così, senza giochi di parole insensati.
Ti avevano capito così bene che quel camion a Sofia… strano che sia uscito proprio lì, vero? Proprio mentre arrivavi in macchina. Che botto, quanto sangue. Eppure… pensa che quelli che ce l’hanno coi comunisti, in America, sono amici della Corea del Nord e dell’ex capo del Kgb.
Come è stato possibile? Eh: in Italia c’è stato un Governo tecnico che è in carica da una quarantina d’anni: il “Berlusconi semper”. Gli Usa ci hanno solo copiato il format. E quel governo perennemente in carica, con mille deputati, senatori, soprattutto conduttori, ha davvero convinto gli italiani che chiunque sia a sinistra di Göbbels, figurarsi democristiani come Prodi, sì, quello dell’Iri, chiunque non voglia far affondare i barconi degli stranieri, paghi le tasse, si fermi davanti alle strisce pedonali… voglia instaurare la dittatura del proletariato.
Come? I mezzi d’informazione indipendenti… eh. No, “l’Unità” non c’è più. Cioè: c’è ma la dirige uno che si scusò per la morte della principessa del Galles, in prima pagina. Dove una volta scrivevano Moravia e Fortebraccio, esatto. L’ha chiusa un boyscout di Firenze che ha fatto il segretario del Pd, il partito che è nato dalla sinistra Dc e dagli eredi del Pci. Non capisci come sia stato possibile? Eh, figurati io.
Sì, lo so: non c’è più “l’Unità” ma ci sono ancora le Feste dell’Unità. Paradossi della modernità. Come Ferrara che è passata alla Destra. Sì, la città. Sì, anche Giuliano, Ferrara.
“Paese Sera”? No, non c’è più. “L’Ora” di Palermo? Sparita. Il Tg3? Sarebbe un discorso complesso. Però, ecco, su questi famosi social network, praticamente dei tazebao ma con gente meno tollerante di Chian Kai Shek, ogni giorno tocca battagliare coi russi che… sì, i russi stanno dall’altra parte… te lo spiego un’altra volta… però, quando mi aggrediscono, quando mi sento minoranza un po’ dappertutto, tu non sei vendetta: sei, appunto, risposta.
Dico: «Berlinguer». E arretrano. Molti perché non sanno alcunché, magari pensano tu sia un centrocampista del Barcellona. Qualcuno, invece, perché lo sa. Sa cos’era quel comunismo. Il comunismo italiano. A volte al tuo nome aggiungo Guido Rossa, l’operaio genovese che fu ammazzato dalla Brigate Rosse perché da questa parte del mondo eravamo contro il terrorismo, anche quello del nostro album di famiglia, mentre Almirante pagava la latitanza agli stragisti neri. Sai cosa, segretario? Che ti accomunano proprio a lui, ad Almirante. Vi intitolano le vie insieme. A uno che faceva fucilare i partigiani, che teorizzava l’antisemitismo su “La difesa della razza”. Anzi: i suoi eredi dicono che gli antisemiti siamo noi perché le stragi di palestinesi ci sembrano sbagliate proprio come quelle ai danni degli ebrei. Sì, segretario. Lì non è cambiato nulla.
Però, ecco, grazie. Grazie perché non mi manchi. Grazie perché mio papà era un ferroviere con la quinta elementare, mia madre un’operaia con la terza, non avevano soldi, ma dignità, non avevano lauree, master, accademie, non erano baroni arroganti che ancora oggi giocano col futuro dei nostri giovani, che dicono loro «bisogna che ognuno di voi faccia i sacrifici che noi, figli del boom, ci siamo ben guardati dal fare».
Mio padre era comunista perché, nel campo di concentramento polacco in cui l’avevano mandato i repubblichini, fu salvato dall’Armata rossa. Mia mamma perché… se sei operaia, cosa puoi essere. Allora. Oggi… c’è Rete 4. Magari ne riparliamo.
Loro hanno mantenuto in me, e in questa minoranza piegata ma non vinta, l’idea che una luce del presente, da cercare, difendere, per cui combattere, per noi ma soprattutto per gli altri, perché la politica non è il male, lo sono certi politici, sia meglio di un vuoto “Sol dell’avvenire”.
Un capellone palestinese ed ebreo rappresentava, se non ricordo male, il verbo incarnato. Tu sei ancora oggi sostantivo accogliente, sdrucciolo, caldo – “Berlinguer”, come suona bene – cui cerchiamo di dar gambe, per storte che siano. Un suono che ci spinge a difendere la comunità di cui facciamo parte anche da sé stessa, proprio come quella bandiera tricolore che stava sotto il disegno di Guttuso, su quel bel simbolo di speranza per gli oppressi.
Senti come suona bene:
Enrico Berlinguer. Italiano. Comunista. Patriota.
Ecco, segretario, perché non mi manchi.

Bravo
Grazie Luca, per la tua analisi lucida e acuta di questi anni di buio politico. Avremmo bisogno di teste come la tua, ma io credo che le abbiamo, solo che non vanno più di moda e sono quindi relegate in un angolo, come Teresa Noce che alla festa dell’unità, volutamente minuscola, é relegata alle ventidue. Grazie per essere ancora comunista, nel modo in cui lo siamo stati noi. Grazie per aver parlato di Berlinguer senza la retorica di cui tanti riempiono la bocca, per poi calpestare ogni etica a favore del destino personale. Grazie Luca.
Come sempre, anche stavolta ti sei superato. Mi hai divertito, rapito, commosso, divertito . Sei un grande!!! 😘😘😘😘
Grazie Luca… molto bello!
Ricordo Berlinguer abbastanza bene benché piccola, quando i miei portavano me e mia sorella ai suoi comizi in piazza San Giovanni a Roma e ci facevano indossare qualcosa di rosso, si riesumava per l’occasione la bandiera del PCI nell’armadio e andavamo contenti, come fosse una festa, a sentire il suo discorso.
Ricordo il “compagno” Santiago Carrillo e la canzone che cantavamo a squarciagola e che chiudeva il comizio, “Bandiera rossa”.
Piazza gremita, un unico popolo che si riconosceva in ciò in cui credeva
Tanti bei ricordi…
Grazie a Bottura per l’articolo! Emoziona e diverte ed è veramente bello.
Laura
Grazie Luca, sempre arguto e reale nei fatti, speriamo, oltre che leggerti di risentirti presto, mi auguro che il cocomero affondi…..con tutta la sua pletora.