Lettera 9 – Dopo quella tua lettera a Dalla con Lucio ci dicemmo: come si fa a non volerti bene

Per ragionare sulla figura politica e umana di Berlinguer, a quarant’anni dalla scomparsa, Casadeipensieri, ScriptaBo e Cantiere Bologna hanno chiesto a scrittori, personalità, cittadini di scrivere una lettera aperta allo storico segretario del Pci e dirgli perché lo hanno nel cuore. Le lettere verranno lette dagli stessi autori domenica 8 settembre, alle 18, all’Arena Centrale della FestUnità provinciale di Bologna, nella serata dedicata a questo leader indimenticato e indimenticabile

di Giorgio Bonaga, docente di chimica


Ti ho incontrato una sola volta. Ero con Lucio Dalla alla Festa nazionale dell’Unità, al Parco Nord di Bologna, nel 1980. Dopo quel concerto tu, Enrico Berlinguer, scrivesti una lettera a Lucio che sarebbe riduttivo definire di ringraziamento, perché nelle quindici righe di quella lettera riuscisti a usare tutte le parole e i concetti più autentici ed efficaci per celebrare la nobiltà della politica, quando la politica è al servizio dei bisogni dei cittadini, specialmente dei meno garantiti. Alla fine della lettura mi ricordo benissimo che guardai Lucio e gli dissi: «Come si fa, a parte la stima, a non voler bene a Enrico Berlinguer?».

Quel bene che mi suscitasti allora si è mantenuto inalterato in tutti questi 44 anni, anzi, a esso si è aggiunto quello dovuto ad altri avvenimenti che ti riguardano. Come si fa a dimenticare la sorpresa e la timidezza, il tuo tenerissimo, candido sorriso che mostrasti quando ti prese in braccio Roberto Benigni? Come si fa a dimenticare lo stoicismo con cui ti ostinasti a concludere quel fatale comizio di Padova del 1984, nonostante fossero già manifesti i sintomi dell’ictus che ti aveva colpito?

Lo so, Enrico, tu volevi fare solo il tuo dovere fino in fondo, dinnanzi al tuo popolo, a quei lavoratori per i cui diritti avevi deciso di schierarti e di lottare. Eri uno di loro, eri come loro.

Come dimenticare, Enrico, l’emozione e l’orgoglio che provammo il giorno del tuo funerate, con il feretro che procedeva lentamente davanti a milioni di persone, moltissime delle quali tenevano in alto, tra le mani, la prima pagina dell’Unità con una grande scritta rossa: “ADDIO”? Non solo l’emozione ci fece piangere, ma ci sentimmo orgogliosi di essere comunisti democratici come te e ci facesti provare un po’ di consolazione nel sentirci giusti e dalla parte giusta.

Per queste ragioni, caro Enrico, e per tanti altri motivi più strettamente politici che qui ometto (la presa di distanza dall’Unione Sovietica, l’eurocomunismo, il compromesso storico, la questione morale), quando penso a come ci hai fatto sentire orgogliosi di essere dalla tua stessa parte e di condividere con te le lotte per l’uguaglianza e la giustizia, non soltanto ti voglio ancora bene, ma te ne vorrò sempre di più.

Caro Enrico, alla tua unicità e per l’affetto che provo per te, ti dedico questa indimenticabile prosa/poesia di Bertold Brecht del 1933.

LODE AL COMUNISMO

È ragionevole, chiunque lo capisce. È facile.
Non sei uno sfruttatore, lo puoi intendere.
Va bene per te, informatene.
Gli idioti lo chiamano idiota e, i sudici, sudicio.
È contro il sudiciume e contro l’idiozia.
Gli sfruttatori lo chiamano delitto.
Ma noi sappiamo:
è la fine dei delitti.
Non è follia ma invece
fine della follia.
Non è il caos ma
l’ordine, invece.
È la semplicità,
che è difficile a farsi.

Grazie, Enrico !!!


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