Il Consiglio dell’Ordine Assistenti sociali della nostra Regione riceve segnalazioni circa aggressioni a carico di chi svolge la professione che sono più che raddoppiate in numero, ma principalmente sempre più preoccupanti a riguardo della gravità e pericolosità dei fatti riscontrati
di Maria Chiara Briani, presidente Ordine Assistenti Sociali dell’Emilia-Romagna
Un ringraziamento sincero va all’Assessore ai Servizi sociali Luca Rizzo Nervo, per le sue riflessioni, pubblicate su Cantiere Bologna dello scorso 10 Settembre, circa il riconoscimento del valore del lavoro sociale, alla luce di atti, alcuni noti, di aggressione ad Assistenti sociali, verificatisi in particolare nell’ultimo periodo.
Un riconoscimento e una valorizzazione che, nelle parole dell’Assessore, significano cura e valorizzazione istituzionale della comunità (dei professionisti) che valorizza e cura la comunità territoriale, rilevando in questo paradigma un ulteriore elemento di prevenzione degli episodi di aggressione.
Il Consiglio dell’Ordine Assistenti sociali della nostra Regione riceve segnalazioni circa aggressioni a carico degli assistenti sociali che sono più che raddoppiate in numero, ma principalmente sempre più preoccupanti a riguardo della gravità e pericolosità dei fatti riscontrati.
Una prima ricerca sul tema, non nuovo, risale al 2017 e rivela che oltre l’88% degli Assistenti sociali hanno ricevuto minacce, intimidazioni o aggressioni verbali e che oltre il 15% ha subito una qualche forma di aggressione fisica.
Tale dato riguarda principalmente i professionisti – oltre il 90% sono donne – che prestano la loro attività nei servizi a tutela dei minori e nel sostegno di adulti in difficoltà (dati del sito istituzionale Consiglio nazionale assistenti sociali).
Molte attività sono state intraprese a livello nazionale e regionale dall’Ordine assistenti sociali tra cui monitoraggio, raccolta di segnalazioni e sostegno ai professionisti coinvolti con consulenze specifiche; informazione e formazione sul tema e sulle strategie di protezione; promozione di interventi legislativi e istituzionali di prevenzione.
Tante sensibilità si sono sviluppate a livello territoriale, nei Servizi coinvolti, ma molto ancora può essere fatto e, soprattutto, messo a sistema in modo omogeneo su tutto il territorio regionale.
È indispensabile realizzare dei momenti periodici di formazione, all’interno dei Servizi, sulla gestione dei conflitti e dell’aggressività e sulle modalità di de-escalation, mentre rimane fondamentale la supervisione professionale, che tutti gli ambiti territoriali in Emilia Romagna stanno proponendo, quale momento di riflessione e confronto metodologico.
Ma la sicurezza non può prescindere da un’analisi dei fattori di rischio presenti in ogni specifico Servizio, dalla messa in atto di modifiche ambientali e organizzative che, spesso con minimi cambiamenti, consentano un eventuale supervisione degli accessi agli uffici, la predisposizione di strumenti di allarme in caso di necessità, la costruzione di una solida collaborazione con gli agenti della polizia locale, per interventi a supporto dell’attività nel caso di situazioni di conflitto e rischio.
Allo stesso modo, situazioni sociali sempre più complesse, in continua emergenza, a fronte di un aumento di molte solitudini e delle problematiche economiche delle persone, dello sfaldarsi lento, ma costante delle protezioni sociali, richiedono un approccio complesso e integrato, indispensabilmente svolto da equipe di professionisti, a geometria variabile a seconda delle specifiche necessità.
E torno comunque alle riflessioni dell’Assessore quando dico che la prima forma di prevenzione è il riconoscimento istituzionale e pubblico, sociale del ruolo della professione, quello reale, previsto dalla normativa e dalla metodologia professionale e non quello spesso distorto da tanti racconti dei media e della stampa, il riposizionamento dell’autorevolezza di una professione che fonda il suo mandato sui principi costituzionali di uguaglianza e di inclusione e sul sostegno e l’accompagnamento delle persone in difficoltà verso una condizione di maggior benessere e la cura e la valorizzazione delle relazioni e della comunità di cui fanno parte.
