Ciò che oggi rende debole l’Unione europea è l’eccessivo potere che ancora conservano gli stati nazionali su materie fondamentali che toccano la vita quotidiana delle persone. Il municipalismo europeo può giocare un ruolo fondamentale nella difficile sfida di riappassionare la cittadinanza alla politica e di restituirle potere decisionale
di Mery De Martino, consigliera comunale Pd
Mentre scrivo questo articolo ha, da poco, smesso di piovere dopo quasi 48 ore di pioggia incessante che ha causato gravi danni alla nostra regione, a meno di un anno di distanza dalla precedente alluvione.
Forse è proprio partendo da qui, dalle cause di questi fenomeni estremi, che possiamo comprendere meglio quanto le politiche europee siano centrali per la vita – e, verrebbe da dire, la sopravvivenza – dei singoli territori.
Perché il verificarsi di due fenomeni estremi a meno di un anno di distanza, quando in passato, gli stessi, si verificavano ogni 100 anni, può essere imputato solo alla crisi climatica in atto. E non ci sarà mai, purtroppo, prevenzione che tenga se non saremo in grado di agire velocemente e concretamente sulle cause di quanto sta investendo l’intero pianeta. Cause che sono da ricercare in secoli di sfruttamento intensivo delle risorse naturali e di uno “sviluppismo a tutti i costi” che troppo tardi ha volto lo sguardo sulle conseguenze negative che stava lasciando nell’ambiente circostante.
Ora, è evidente che nessun territorio potrà mai uscirne da solo; alcune mitigazioni, certo, possono e devono essere portate avanti a livello locale, ma nessuna singola azione sarà mai minimamente incisiva sulle cause che stanno a monte, se non inserita all’interno di un piano strategico ed economico che abbia almeno la dimensione europea come scala d’azione.
Ho fatto questo esempio perché più attuale e tangibile, ma potrei farne mille altri per testimoniare come, in un mondo globalizzato, la dimensione europea sia sempre più centrale nella vita dei territori, nel determinarne l’effettiva qualità.
Per questo è necessario accorciare sempre più la distanza tra le città, come enti più prossimi alla cittadinanza e ai suoi bisogni, e le Istituzioni di Bruxelles, affinché le cittadine e i cittadini abbiano piena consapevolezza di ciò che avviene in quei tavoli decisionali e possano, anche tramite le istituzioni locali, portare la loro voce.
Ciò che oggi rende debole l’Europa è l’eccessivo potere che ancora conservano, più per egoismo che per pragmatismo, gli stati nazionali su materie fondamentali; materie che toccano la vita quotidiana delle persone, ma per le quali vale lo stesso assunto della crisi climatica: da soli non si può pensare di salvarsi, tanto meno di delineare una nuova prospettiva di futuro.
Le città, invece, unite da principi comuni e da una comprensione condivisa e pragmatica delle sfide, possono agire come potenti attori collettivi a livello europeo, favorendo una governance più flessibile e responsabile, cercando di avvicinare sempre più i luoghi in cui vengono prese le decisioni a coloro che per primi ne vivono i riflessi.
È a seguito di questa riflessione, certo più ampia ma qui sintetizzata per esigenze di brevità, che nel 2022 presentai in consiglio comunale un Odg per chiedere che il comune di Bologna costruisse un percorso di partecipazione che portasse la nostra città ad avere una posizione chiara sulle politiche europee di maggior interesse per la cittadinanza e che lo facesse coinvolgendo la comunità locale.
Ci abbiamo ragionato e lavorato a lungo assieme all’assessora Annalisa Boni, ad altre colleghe e colleghi del consiglio comunale e ad alcune associazioni europeiste – una tra tutte, il Movimento Federalista Europeo al quale devo molto della mia formazione politica – e alla fine è nata l’idea di creare un Tavolo cittadino sull’Europa, inserita nel Piano strategico per l’azione europea e internazionale recentemente approvato dalla giunta su proposta di Boni e di cui consiglio la lettura (qui), perché molto ci dice sulla visione della città per i prossimi anni.

Scopo del tavolo, in breve, sarà quello di riunire persone singole e realtà/stakeholders della città sui propri ambiti di competenza, al fine di elaborare proposte e iniziative da portare all’attenzione dei decisori di Bruxelles, tramite l’intermediazione dell’amministrazione comunale.
Si tratta evidentemente di una azione sperimentale, ambiziosa e innovativa. E proprio per questo anche le modalità di funzionamento di questo Tavolo saranno stabilite attraverso un percorso partecipato. Pochi giorni fa, è stata lanciata una manifestazione di interesse (qui) e che resterà aperta fino al 15 ottobre.
La partecipazione è aperta a tutte le realtà o i comitati che si occupano di tematiche specifiche e che hanno interesse alla loro declinazione di dimensione europea. Chi risponderà e verrà selezionato potrà partecipare fin dall’inizio alla creazione di questo Tavolo che sarà una prima sperimentazione, piccola ma concreta, di come l’Unione Europea può e debba diventare sempre più vicina a cittadine e cittadini e alle loro necessità, e di come il municipalismo europeo possa giocare un ruolo fondamentale nella difficile sfida di riappassionare la cittadinanza alla politica e di restituirle potere decisionale.
Con chi fosse interessato ad approfondire, ci vediamo lunedì 23 settembre a partire dalle 17.30 nella sala consiliare del quartiere Porto Saragozza – via dello scalo 21 – assieme all’assessora Boni e al settore Europa del nostro Comune.
Photo credits: Ufficio Stampa Comune di Bologna

Pratello-Parisini