“Speranze dal sottosuolo”, il docufilm che intercetta gli invisibili della città

Il documentario, girato tra le strade e i centri servizi nell’ambito del progetto sociosanitario “Cura delle relazioni per la prevenzione del disagio”, ha un legame con le opere del pittore cinese Cen Long, che lavora con rappresentazioni spirituali in nome di uno spirito religioso che unisce e non divide. Il successo del corto è tale che ha indotto la Fondazione del pittore a scegliere Bologna e non Londra per la prossima mostra. Ecco le tappe di un’idea di assistenza fondata sulla speranza

di Vanni Sgaravatti, coordinatore del progetto e presidente dell’associazione “Gli incontri di S.Antonino”


Il progetto sociosanitario assistenziale “Cura delle relazioni per la prevenzione del disagio”, attuato dall’Associazione socioculturale “Gli incontri di S. Antonino”, sostenuto dal Cardinale Zuppi, promosso dalla organizzazione di volontariato Sokos, con il centro medico legale di Inps come partner associato, ha registrato uno sviluppo inatteso, con l’apertura di 12 punti di ascolto in due quartieri di Bologna: San Donato-San Vitale e Navile.

Le parole chiave del progetto (qui)  sono: il “dolore burocratico”, “l’intercettazione degli invisibili; la prossimità territoriale e l’autoorganizzazione e autogestione in cui assistenti e assistiti, progettisti e operatori, si scambiano di ruolo.

Il progetto si occupa di ascolto dei bisogni, di collegamenti e di accompagnamenti fisici, virtuali e di tutorship, per facilitare l’accesso ai servizi sanitari, la gestione delle case popolari, il rapporto con i servizi sociali, la ricerca di un lavoro e di un alloggio. Un progetto portato avanti dall’impegno di 40 volontari, alcuni con grande esperienza sanitaria, sociale e altri, giovani tirocinanti e specializzandi.

L’anima del progetto è stata la ricerca di uno spirito di comunità che rafforza il collegamento con centri di carità e di servizio che già si occupano di criticità sociali, ma a cui talvolta sfuggono persone fuori dai “giri” o tenuti fuori dalla stessa burocrazia. Non abbiamo creduto a chi ci parlava inizialmente di stare attenti alle istituzioni o alle organizzazioni di volontariato anche cattoliche, perché soggetti in concorrenza, chiusi a chi tenta di portare via il “loro” povero, a chi intercetta quelli che rimangono fuori. No, non ci abbiamo creduto e abbiamo pensato che senza fiducia non si va da nessuna parte.

Gli spiragli inizialmente si sono aperti, con il sostegno del Cardinale che ti sta ad ascoltare, poi con le istituzioni che, con il sostegno della commissione di disabilità del Comune, ha definito quei patti di collaborazione che hanno dato una forma all’impegno di quegli assistenti sociali che hanno creduto in noi prima di tutti.

Ci siamo sentiti messaggeri d’amore, anche se organizzazioni come, per esempio, la Caritas, accortasi del progetto dopo un anno di lavoro, ha ritenuto che non ci fosse bisogno di un altro progetto che lavorasse e valorizzasse i collegamenti della “rete”.

Viene da chiedersi, però, perché, se non ce n’è bisogno, le stesse istituzioni ci chiedono soluzioni creative per superare problemi che le norme impediscono loro di trovare o perché tutti i giorni siamo impegnati in tanti accompagnamenti di malati da un dormitorio a una visita medica o perché per due mesi abbiamo aiutato gli operatori nell’animare centri estivi di anziani, perché tante persone ci hanno chiesto di risolvere problemi con Inps e sembra ci sia un bisogno non soddisfatto di affiancamento per reintegrare persone che escono da strutture psichiatriche o carcerarie.

Ci è sembrato che il modo migliore per dare una risposta fosse quello di produrre un documentario, “Speranze dal sottosuolo”, girato tra le strade e i centri servizi di Bologna e tra le persone che ci vivono, in una specie di sottosuolo rispetto alla città turistica. E negli occhi di quelle persone abbiamo trovato il collegamento con il tema delle opere del pittore cinese Cen Long, la speranza. Un artista che lavora con rappresentazioni spirituali, coinvolgenti in nome di uno spirito religioso che unisce e non divide. Ci siamo appassionati, ci siamo divertiti, lo abbiamo presentato a Venezia, all’inaugurazione della mostra, nel corso del Festival del Cinema.

Il successo del documentario ha indotto la Fondazione del pittore, che sta esponendo a New York, di scegliere Bologna e non Londra per la prossima mostra a Palazzo Cavazza Isolani e a noi di programmare due proiezioni, l’8 novembre nella Sala Bolognini del Centro San Domenico, e il 14 dicembre all’inaugurazione della mostra.

Nel frattempo, il nostro progetto richiede di riflettere sul senso di quello che facciamo, organizzando momenti di incontro nella sede degli incontri formativi (qui) a Casalgrande (Reggio Emilia). Domenica 29 settembre, per esempio, il prof. Sandro Spinsanti, autore del libro sulla responsabilità della cura, il prof. Stefano Canestrari, membro del comitato nazionale di bioetica e lo scrittore Riccardo Mazzeo affrontano temi etici insieme ai volontari, con un approccio dialogico, senza dimenticare il tempo per una buona degustazione.


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