Lo scelgono sempre più turisti, ma non solo. Se la condizione demografica delle “terre alte” si presenta critica, va piuttosto bene la dinamica della popolazione residente nei dodici comuni che nella classificazione Istat appartengono alla montagna. I dati più recenti evidenziano tendenze interessanti. Tra il Censimento 31 dicembre 2021 e il 30 giugno 2024 c’è stato un incremento delle persone residenti nella zona montana da 51.933 a 53.013: 1.080 in più, pari a +2,1%
di Gianluigi Bovini, statistico e demografo
I primi dati disponibili sul movimento turistico nell’estate 2024 evidenziano la rinnovata capacità di attrazione dell’Appennino bolognese, con significativi incrementi in molte località degli arrivi e delle presenze. Le elevate temperature dei mesi estivi hanno sicuramente favorito il risultato positivo, ma il fattore decisivo è la riscoperta dello stupendo patrimonio ambientale, paesaggistico e culturale delle nostre montagne.
Adeguare l’offerta turistica, a partire dalle strutture alberghiere ed extralberghiere, diventa una condizione indispensabile per cogliere pienamente questo desiderio di montagna e indirizzare quote crescenti dei visitatori italiani e stranieri verso la destinazione Appennino. Mentre a Bologna, in alcune parti della città, si manifestano anche gli effetti negativi di un movimento turistico affidato a logiche di mercato di breve periodo, in montagna la presenza di turisti rappresenta un fattore prezioso di sviluppo sociale ed economico e una condizione indispensabile per mantenere e potenziare la rete dei servizi rivolti alla persona (a partire dai negozi e dalle imprese artigianali). In molti centri e frazioni collocati alle altezze più elevate (indicativamente sopra i 700 metri) le tendenze demografiche sono infatti particolarmente negative, con una popolazione che continua a ridursi e una quota di anziani ampiamente superiore al 30% del totale dei residenti: la presenza dei turisti è quindi decisiva in quei luoghi per mantenere in alcuni periodi dell’anno la vitalità sociale e assicurare un presidio del territorio.
Se la condizione demografica delle “terre alte” si presenta critica, notizie positive vengono invece dalla dinamica della popolazione residente nei dodici comuni dell’Appennino bolognese che nella classificazione Istat appartengono alla montagna. I centri più popolosi di questi comuni si collocano nei fondivalle oppure a quote inferiori ai 700 metri di altezza: i dati Istat più recenti evidenziano tendenze interessanti, mostrando nel periodo intercorso tra il Censimento 2021 (riferito alla data del 31 dicembre) e il 30 giugno 2024 un incremento delle persone residenti nella zona montana da 51.933 a 53.013 (1.080 in più, pari a +2,1%).
Come evidenziato nel grafico allegato (realizzato in collaborazione con l’amico e collega Franco Chiarini) i comuni che hanno registrato negli ultimi due anni e mezzo gli incrementi di popolazione maggiori sono stati Alto Reno Terme (+242 residenti), Vergato (+201), Monghidoro (+116) e Castiglione dei Pepoli (+112). Anche negli altri otto comuni la tendenza si conferma positiva, con variazioni assolute comprese tra gli 87 abitanti in più di Monzuno e i 14 di San Benedetto Val di Sambro. Questa variazione complessiva della popolazione residente è particolarmente significativa, perché è avvenuta in un periodo segnato anche nell’Appennino bolognese da un ulteriore calo della natalità e e da una sempre più accentuata prevalenza dei decessi sulle nascite. L’incremento degli abitanti è quindi esclusivamente dovuto a saldi attivi molto rilevanti nel movimento migratorio con il resto del territorio italiano e con l’estero.
La nostra montagna manifesta nel periodo successivo alla pandemia una forte capacità di attrazione non solo nei confronti dei turisti, ma anche e soprattutto verso persone che decidono di trasferire la residenza in uno dei dodici comuni per realizzare progetti di vita. Analizzare e comprendere in profondità le caratteristiche e le motivazioni di questi movimenti migratori diventa sempre più indispensabile per valutare l’effettiva possibilità di riabitare l’Appennino, arrestando e invertendo lo spopolamento che purtroppo continua a manifestarsi nelle località più elevate.
Al tema della possibilità di riabitare i territori fragili collocati nelle montagne e in alcune zone di collina e pianura emiliane e romagnole sto dedicando, sempre in collaborazione con Franco Chiarini, la mia attenzione di studioso: nei prossimi mesi, nell’ambito di un “Progetto Appennino” promosso dalla Federazione pensionati della Cisl Emilia-Romagna e dalla Fondazione Generazioni, porteremo i risultati di queste analisi all’attenzione della società regionale. I dati positivi dell’Appennino bolognese presentati in questo articolo ci incoraggiano a proseguire e completare il lavoro.
In copertina: il borgo di Campolo, frazione di Grizzana Morandi (Photo credits: Ansa.it)
