Il senso della Pedonalità per la Città

Muoversi, vivere e relazionarsi nello spazio pubblico saranno temi sempre più centrali nel dibattito cittadino. Dovremmo interrogarci su come possiamo migliorare la vita delle persone attraverso le risposte a questi precisi bisogni

di Giacomo Pizzardi, ingegnere edile/architetto


In questi giorni si è tornato a parlare di pedonalizzazioni, in un dibattito che ha toccato vari temi, tra cui quelli della turistificazione, della vivibilità dei luoghi e del tipo di interventi da mettere in campo.

L’occasione può essere utile per offrire una lettura, anche di tipo valoriale, che superando il mero dualismo tra fautori e detrattori della pedonalità (e delle pedonalizzazioni) tout-court, arricchisca il dibattito cittadino in chiave costruttiva, uscendo da rischiose semplificazioni.

La pedonalità è un fatto intrinseco delle città. Le persone hanno bisogno di vivere in luoghi in cui ci si possa muovere a piedi, e in cui vi siano spazi dove poter stazionare, per dare risposta ai bisogni di socialità, godimento dell’ambiente urbano, ristoro, gioco, attivazione fisica, movimento, riposo, etc. che sono insiti della natura umana.

Muoversi, vivere e relazionarsi nello spazio pubblico rappresentano il senso della Pedonalità per le città, e oggi dovremmo interrogarci su come possiamo migliorare la vita delle persone, attraverso le risposte a questi precisi bisogni.

Ecco, pertanto, che diventa importante avere cura sia gli elementi fisici che influiscono sulla qualità della camminabilità cittadina sia gli aspetti che influiscono sulla qualità della vita pubblica a livello della strada (il “piano terra della città”).

Inoltre (si pensi al caso dei dehors) diventa importante anche evitare la monocoltura spaziale, e tendere a un uso equilibrato della risorsa spazio pubblico, incentivando l’inclusività e anche la gratuità d’uso degli spazi. In tal senso, gli spazi che funzionano meglio (come del resto anche le società) sono quelli che esprimono forme di diversità, e pertanto nello spazio pubblico delle città è bene che trovino sapientemente spazio differenti forme d’uso, senza squilibri o prevaricazioni.

Bologna negli ultimi 15 anni ha visto aumentare di molto la dotazione di aree pedonali cittadine, sia permanenti che temporanee, tanto da contarne 62 nel solo centro storico (fonte gli Open Data del Comune di Bologna), segno di una forte spinta e di un importante sforzo partito con i T-days e che proseguirà grazie agli sviluppi odierni della Città30 e del Tram.

Oggi, nel portare avanti questo grande lavoro di trasformazione urbanistica, varrebbe la pena mettere in campo un approccio che, riconoscendo il senso e il valore della pedonalità per la città, sappia lavorare con maggiore attenzione sulla qualità degli elementi fisici che incidono sulla camminabilità cittadina (per esempio marciapiedi, materiali, attraversamenti, percorsi, assenza di barriere architettoniche, presenza e diffusione di aree pedonali, etc.); su una maggiore diffusione degli elementi che influiscono sulla vita pubblica a livello della strada (panchine, fontane, fontanelle, alberi, aiuole, fioriere, giochi, etc.); sull’incentivazione della diversità spaziale e su un migliore equilibrio di usi/funzioni negli spazi pedonalizzati, o in previsione di pedonalizzazione.

Tutti elementi di arricchimento per la vita in città, su cui vale la pena porre attenzione.

Photo credits: Manek Singh


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