Lo spazio urbano è delle persone

É uno sfondo integratore, cioè può favorire relazioni, connessioni positive, inclusioni. Ma solo se predisposto adeguatamente

di Comitato Bologna Vivibile


Sono passate alcune settimane dal rilancio del dibattito sulle panchine in città e sulla vivibilità degli spazi. Monsignor Ottani ha riportato al centro del tappeto la necessità di ripensare allo spazio pubblico, sempre più conteso da attività commerciali. Ci auguriamo che il suo appello sia raccolto come richiamo di civiltà, perché rappresenta, al di là di tutte le facili polemiche, la necessità di tante persone a cui vorremmo dare voce.

Lo ringraziamo per aver preso parola su questo argomento che da tempo cerchiamo di avanzare con articoli, iniziative e discussioni. Diciamo grazie anche a Simona Larghetti, che in Consiglio Comunale ha ripreso l’argomento con forza e apprezziamo l’ultimo contributo di Giacomo Pizzardi (qui), che da queste colonne ha seminato altra buona riflessione sull’importanza degli spazi camminabili con usi eterogenei e con attività di facile accesso per le persone che vivono la città.

Pensiamo che sia urgente ormai la scelta di dedicare più spazio pubblico alle famiglie, ai residenti, ai turisti, a tutti quelli che vivono la città, e di renderlo accogliente con panchine e arredi adeguati. Se ci si mette nei panni di chi ha difficoltà a fare lunghi tragitti a piedi, anziani e bambini per esempio, forse si nota maggiormente come alcune parti del centro storico siano ormai difficilmente affrontabili senza appoggiarsi in qualche locale e consumare qualcosa.

Sappiamo benissimo che elementi di basilare e civile convivenza come le panchine sono diventate spesso oggetto di polemica politica, additate come calamita di bivacchi e frequentazioni poco raccomandabili. E noi come cittadinə del centro viviamo quotidianamente questo disagio ma onestamente possiamo dire che non lo vediamo necessariamente dove ci sono le panchine. Anzi, pensiamo che non bisogna arrendersi a questa visione, ma coltivare un nuovo modo di vivere lo spazio urbano nel rispetto di tutti, senza penalizzare la parte più fragile dei cittadini e delle cittadine. Per esempio pensiamo a quante panchine ci sono nelle piazze  Minghetti, San Domenico, Carducci o Cavour e a come, dato il loro numero elevato, possano risultare fruibili alle persone più diverse.

E tra gli arredi dello spazio urbano non può mancare l’acqua. Pensiamo all’importanza delle fontanelle, spesso chiuse, rotte o inesistenti, che invece se funzionanti e presenti in numero maggiore in città ci avrebbero potuto aiutare un po’ in questa torrida estate a contrastare i picchi di calore che abbiamo subito e che sappiamo si presenteranno di nuovo. Sappiamo che anche questo è stato spesso terreno di scontro tra maggioranza e opposizioni della città che ormai da tempo abbinano la vivibilità al degrado.

Per le stesse ragioni di comfort degli spazi urbani all’aperto e di adattamento alla crisi climatica servono più alberi, che offrono ombra, riparo, fresco e per questo si abbinano bene alle panchine, creando luoghi dove le persone possano sostare e non solo passare. Non solo nei parchi, anzi: gli alberi vanno aumentati soprattutto dentro la città, nelle sue strade e piazze, a cominciare dal centro storico che è la più grande isola di calore di Bologna.

Lo spazio urbano insomma è delle persone ed è uno sfondo integratore, cioè può favorire relazioni, connessioni positive, inclusioni solo se predisposto adeguatamente.


5 pensieri riguardo “Lo spazio urbano è delle persone

  1. Se non ricordo male, gli unici arricchimenti del verde urbano sono dovuti al Comune (a Palazzo d’Accursio “cortile del pozzo” e “cortile su piazza”; faticosi ma coraggiosi “vasconi”) e al Hotel Corona d’Oro, che ha inserito nel cortile (pubblico) di piazzetta San Nicolò una panchina circolare che ospita un ginko biloba. Per il resto, l’Università si limita a utilizzare ogni superficie per ospitare auto del personale (docente e no) ovvero a impedire qualunque accesso chiunque il meraviglioso giardino di Palazzo Hercolani. Per fortuna il giardino non lo sa e continua a mitigare le isole di calore estive.

  2. A Bologna le panchine è stato necessario toglierle perché purtroppo, oltre ad essere costantemente vandalizzate (problema tutto sommato “minore”) diventavano luogo di raduno e bivacco notturno di persone più o meno sotto i fumi dell’alcol (e altro) che, dando vita a cori e schiamazzi, tenevano svegli gli abitanti dei dintorni fino a notte fonda e anche fino all’alba.

    1. A porta San Vitale erano state messe tempo fa alcune panchine nell’area pedonale di via Giulio Cesare Croce sempre molto frequentata soprattutto dalle comunità di stranieri residenti in zona che lì si ritrovano in particolare nei giorni festivi. Poi anche lì sono insorti alcuni esercenti e residenti per farle togliere in quanto “ricettacolo” di persone problematiche. Le panchine, che venivano usate da molte persone durante l’arco della giornata, sull’onda della protesta sono state tolte con l’obiettivo di togliere le persone problematiche. Risultato: le panchine e i loro utenti non ci sono più, le persone problematiche ci sono ancora (e nel frattempo sono passati una decina d’anni…), spostate solo di qualche metro. Nessuno è intervenuto sulle persone evidentemente bisognose di assistenza sociale, ma nel frattempo si è tolto uno spazio di servizio al resto dei cittadini. I problemi delle persone non si risolvono togliendo le panchine, ma dando una mano ad affrontarli. I cori e gli schiamazzi notturni poi dalle panchine si spostano ai dehors o davanti ai locali ed il risultato non cambia. Per cui lasciamo almeno le panchine che consentono alle persone di fermarsi e chiacchierare senza per forza dover consumare un drink in un esercizio commerciale

  3. Scusate ma, nessuno si è accorto che, riducendo le careggiate, le ambulanze non passano più per andare agli ospedali? Sono quelli i problemi seri. Non i tavolini per mangiare o le panchine. Guardiamo al problema della viabilità che e’ molto serio, sia per le famiglie che per chi lavora che per i soccorsi. Tutta la città è paralizzata

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