Ciao Gigio, colonna sonora della nostra vita

Gianni Gherardi, firma nota di “Repubblica” e dell’Ansa, dopo mesi molto tribolati ci ha lasciati il 15 di ottobre, donando come ultimo gesto di vita i suoi organi. Grandissimo divulgatore di musica, espertissimo di basket, esegeta della tagliatella, burbero e buonissimo, lascia la moglie Daniela Tini. Sui social un susseguirsi di messaggi di doloroso commiato. Il sindaco lo ricorda come grande protagonista della cultura cittadina. Per me era soprattutto un amico caro

di Giampiero Moscato, direttore cB


GG era la sua sigla da poligrafico (tecnico di redazione) all’Ansa dell’Emilia-Romagna, via Parmeggiani 8. YC0 era la sua sigla da collaboratore giornalistico per la stessa agenzia di stampa, per cui seguiva soprattutto la musica e lo sport. Su “La Repubblica” siglava gg. Se firmava per esteso usava il suo nome, Gianni Gherardi. Così come fece a “Stadio”, a “Mongolfiera” e al “Guerin Sportivo”, in altri anni.

Per tutti però era Gigio. Anzi, “il Gigio”. Il burbero più buono che si sia mai visto. Buono come il pane burro e marmellata. Per Bologna quest’altro caro amico che ci ha lasciati, la mattina del 15 ottobre, dopo mesi molto travagliati, era il raffinato conoscitore di musiche varie. Amante soprattutto del jazz, capace di organizzare concerti per i musicisti più in voga della città. E pure grande esperto di basket. Fortitudino di fede, capace di raccontare senza pregiudizi per giunta la Virtus. Era anche e soprattutto esegeta superbo della tagliatella al ragù. Bolognese, ovviamente.

Gigio, nato a Monzuno 71 anni fa, aveva la stazza da cestista, il broncio alla Walter Matthau, la mimica alla Bud Spencer. Ed era molto ironico, a tratti tranciante. Senza peli sulla lingua, per chiunque, amici o meno che fossero. Lo conobbi negli anni ’70 a Radio Città, una delle capostipiti delle libere emittenti, allora basata in via Masi 2, prima di cambiare più volte nome e sede. Feci una piccola rassegna di qualche settimana sul Blues. Per aiutarmi nella gestione dei brani da fare ascoltare e commentare fui affidato a quel bel ragazzo dalla chioma e dalla barba corvina, all’epoca. Poco loquace, ma molto collaborativo.

Ci ritrovammo all’Ansa, quando entrai a far parte della redazione, il 16 giugno 1986. Vi lavorava anche suo cognato, Franco Gaggioli, che abbiamo dolorosamente salutato qualche anno fa. Con YC0 diventammo molto amici, con lui e sua moglie, la mitica insegnante Daniela Tini, una colonna del Liceo Fermi. A casa loro era un piacere ritirarsi in salotto, sui divani davanti a un’enorme libreria piena soprattutto di vinili e cd. E un impianto stereo all’altezza della musica che metteva su. Grazie al Gigio imparai ad apprezzare Ralph Towner, il Clapton solista per Zucchero Fornaciari, “Passion” di Peter Gabriel. Mi fece amare John Surman, che vedemmo insieme alle nostre mogli a Castelfranco Emilia, e Jan Garbarek, Alexis Korner, Max Roach, Chet Baker, John Coltrane. Amavo ascoltare musica in quel salotto, lui con la paglia sempre in bocca, ma l’energia per cambiare disco e mettere qualcosa di sempre più piacevole.

Fu sempre GG, insieme a Eros Drusiani, a organizzare tanti anni fa al Music Inn di via della Birra un concerto che per me segnò una svolta della mia vita di chitarrista dilettante. Sul palco Tolo Marton, chitarra, David Srb, basso, Massimo Cappa, batteria. Furono talmente bravi che pensai che forse era meglio smettere di suonare, se non privatamente. Il caso, e la fortuna che mi assiste da sempre nelle grandi questioni della vita, volle che molto tempo dopo tornai a suonare in pubblico anch’io: per molti anni, con i Beach Toys, gli Sbagli d’Autore, i Mistakers e gli Acuphenia, addirittura a fianco di quel grande batterista che è Max Cappa.

Di questi corsi e ricorsi storici resta il ricordo di qualche decennio di lavoro insieme a Gianni, in quel grande gruppo che è l’Ansa, un ambiente di lavoro gioioso e stimolante. Cristo, che dolore straziante questa fine. Una consolazione sapere che qualcuno riceverà i suoi organi, che generosamente aveva deciso di donare.

Il sindaco, Matteo Lepore, così ha scritto: «Bologna perde un grande protagonista del mondo della Cultura cittadina, che ha raccontato con passione nella sua attività giornalistica e che ha animato in prima persona con l’organizzazione di eventi culturali e concerti». Sui social è stato un susseguirsi di messaggi di dolore di decine e di decine di persone che lo amano.

I funerali saranno celebrati al Pantheon della Certosa lunedì 21 dalle 14 alle 16. Nel tempio noto come “Sala d’attesa”, dopo l’allestimento realizzato nel 2007 dall’artista Flavio Favelli, ci sarà il rito laico di saluto a Gianni Gherardi. Non mancherà, ovviamente, la musica, per giunta dal vivo, come si conviene a un grande raccontatore di note come lui.

Dalla redazione di Cantiere Bologna le più sentite condoglianze a Daniela e alla famiglia del Gigio.


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