Jenny Servino, direttrice del Museo della Musica: «Bisogna guardare a temi come l’inclusione, la diversità, la sostenibilità. Serve un cambio di passo»
di Barbara Beghelli, giornalista
A Bologna, in pieno centro, c’è un’istituzione culturale permanente accessibile a tutti che colleziona, conserva ed espone un incredibile patrimonio culturale sia italiano che internazionale e che raccoglie collezioni e strumenti unici. Uno spazio di natura pubblica molto particolare, che a Bologna esiste da 20 anni ma che è ancora poco conosciuto: è il Museo della Musica, in Strada Maggiore 34.
Dirige questo incantevole luogo di cultura Jenny Servino, alle spalle una formazione di studi classici, una laurea in Scienze Politiche a Roma e un Master in Management dei Beni Culturali al Politecnico di Milano. Bolognese d’adozione, in precedenza ha lavorato per sei anni a Torino all’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte. A Bologna, appena arrivata, ricopriva il ruolo di responsabile del Civico Museo Bibliografico Musicale che fa capo all’Assessorato alla Cultura del Comune. Ecco cosa ci svela.
Cos’è il Museo della Musica, cosa contiene?
«È un luogo dove la musica si guarda, si legge, si ascolta, s’impara. Questo è anche il claim che lanciammo nel 2004 per promuovere la sua nascita, una frase che riassume l’obiettivo primario del progetto culturale elaborato: valorizzare, tutelare ma soprattutto far conoscere al grande pubblico lo straordinario patrimonio musicale che la città possiede e che nessuno fino ad allora conosceva. Nelle nove sale affrescate si snoda infatti un percorso espositivo di sei secoli di storia della musica europea, con cento dipinti di personaggi illustri del mondo della musica, più di ottanta strumenti musicali antichi e un’ampia selezione di documenti storici di enorme valore: trattati, volumi, libretti d’opera, lettere, manoscritti, partiture, autografie».
Chi l’ha voluto, questo fantastico spazio, e perché?
«Il progetto fu avviato con il contributo di Bologna 2000 Città della Cultura, che permise il restauro della sede del museo, lo splendido Palazzo Aldini Sanguinetti, donato al Comune di Bologna nel 1986. È stato concepito e realizzato come fusione di tre anime diverse: il percorso espositivo, la biblioteca, l’area eventi».
È soddisfatta del lavoro svolto?
«Pienamente: abbiamo costruito l’identità del museo anno dopo anno lavorando sull’accessibilità, sui servizi educativi per le scuole e le famiglie, sulle rassegne musicali, sulla produzione artistica in generale, cercando di realizzare gli obiettivi che ci eravamo proposti. Ma ovviamente si può sempre migliorare».
Ci dia i numeri dell’arte in musica…
«Nel 2023 abbiamo avuto oltre 74.000 visitatori e nel 2024 (dato a oggi) si registra un incremento del 25%, prima della pandemia viaggiavamo sui 55.000 visitatori, direi che non mi posso lamentare! Ogni anno poi organizziamo e promuoviamo una serie di rassegne dedicate ai vari generi musicali, oltre a proporre un’intensa attività didattica con laboratori musicali che coinvolgono in media 15.000 studenti l’anno».
La mostra più importante?
«Ne cito due: nel 2023 i lavori di ristrutturazione dello spazio mostre del Museo sono terminati e la prima esposizione curata e prodotta dal museo è stata quella dedicata alla fotografia musicale, tematica che vorremmo proporre in modo continuativo: la mostra It’s NOT only rock’n’roll, le foto rock di Mark Allan, hanno avuto oltre 12.000 visitatori. Quest’anno invece, in occasione dei 20 anni, avendo inaugurato nel 2024 con una mostra di chitarre Fender abbiamo deciso di proporre un’altra mostra di chitarre Wandré: in esposizione le incredibili ‘sculture sonore’ prodotte da un genio incredibilmente poco conosciuto, Antonio Vandrè Pioli, in arte Wandré, che dalla sua fabbrica di Cavriago fece viaggiare le sue chitarre in tutto il mondo. Anche questa mostra ha contato oltre 11.000 ingressi».
L’evento Carboni?
«Mi fa molto piacere, in parallelo ai 20 anni del Museo, celebrare i 40 anni di attività di Luca Carboni. La mostra prodotta da Elastica e curata da Luca Beatrice sarà un’occasione per ricordare e riascoltare i tanti successi di Luca e scoprire il suo lato artistico e visivo mai raccontato prima».
Cosa progettate per il futuro?
«Il museo è un’istituzione permanente senza scopo di lucro al servizio della società che effettua ricerche, interpreta ed espone il patrimonio materiale e immateriale. Ma oggi è qualcosa di più: guarda a temi come l’inclusione, la diversità, la sostenibilità. Serve quindi un cambio di passo verso la realizzazione di progetti che vanno in questo senso, puntando all’assunzione di nuovo e qualificato personale».
