Istantanee di fine ottobre

Abbiamo, come città, un rapporto strano con l’acqua, come rinnegato. Stavolta sono andate sotto anche via Andrea Costa, via Lame, via San Mamolo. In una geografia sempre più diffusa, abbiamo solo una certezza: ci saranno altre volte, dunque serve non solo un cambio di velocità ma anche e soprattutto un cambio di visione

di Luca Corsolini, giornalista


C’è una foto che possono fare tutti per riassumere Bologna a fine ottobre 2024. Non è quella che vanno a fare in tanti in questi giorni di ennesima alluvione alla “diga” di via Riva Reno, nuovo spot, come si dice in gergo, per i patiti del clic, gli instagrammers che hanno trovato una alternativa alla finestrella di via Piella.

La foto del presente si può fare all’inizio di via Ugo Bassi, direzione Piazza Maggiore. A terra il segnale del limite di velocità 30 all’ora, che tanti hanno benedetto e altri, la città mai goduta, sofferto e criticato. Sopra, i cantieri del tram che quel limite lo hanno azzerato.

Singolare paradosso: quando ha messo il limite alla città, Palazzo d’Accursio si è messa a correre. Tanto. Certo per non perdere i contributi del Pnrr. Ma già in occasione della penultima alluvione, neanche 12 mesi fa, via Saffi trasformata in Saffi river, ci si chiedeva: va bene il tram, ma gli studi di fattibilità sono stati aggiornati dopo quel che è successo?

Abbiamo, come città, un rapporto strano con l’acqua, come rinnegato. Abbiamo in quartiere che si chiama Porto, eppure non facciamo i conti con l’acqua che pure è diventata materia per contabilità quotidiana e straordinaria. Stavolta sono andate sotto anche via Andrea Costa, via Lame, via San Mamolo: stavolta. In una geografia sempre più diffusa, abbiamo solo una certezza: ci saranno altre volte, dunque serve non solo un cambio di velocità ma anche e soprattutto un cambio di visione.

Una alluvione a fine ottobre, l’ennesima, rischia di allagare la campagna elettorale. E questo è un bel problema, perchè il presente, e il passato, rischia di farci dimenticare che, ora più che mai, è in gioco il futuro della città e della Regione che vogliamo essere.

Un anno fa, quando abbiamo cominciato a fare i conti con la vecchiaia della Garisenda accelerata, ohibò, da un’altra alluvione e dagli inchini degli autobus, abbiamo scoperto che erano diventate vecchie pure le canzoni dei testimonial del salvataggio della Torre. Addio ai 100 all’ora di Morandi e ai giri in Vespa per i colli bolognesi di Cremonini. Adesso che un anno nuovo sta arrivando, pure Lucio Dalla fa paura, quanto meno ci mette in guardia: «C’è chi ha messo dei sacchi di sabbia, vicino alla finestra».

Photo credits: Ansa.it


Rispondi