Congresso Extrema Ratio, “Porte aperte contro la cultura del sospetto”

È appena scivolato alle spalle il secondo congresso della storia  dell’associazione culturale che, da sei anni appena scoccati, s’impegna nella promozione e nella divulgazione della cultura del garantismo e del giusto processo, attraverso la creazione di contenuti informativi sui maggiori social e l’organizzazione d’incontri a Bologna e altrove, dal vivo e online

di Lorenzo Cameli, vicepresidente di Extrema Ratio


Un refrain chiaro e ancora inscalfibile: «Per un diritto penale liberale, costituzionale quindi minimo». Il 26 e il 27 ottobre, presso il Salone delle Feste dell’Hotel I Portici di Bologna, si sono tenuti i due giorni congressuali dal titolo “Porte aperte: contro la cultura del sospetto”, rivolti tanto agli specialisti quanto ai curiosi.

Superando il momento fondamentale della votazione e del rinnovo delle cariche interne, l’associazione ha messo in scena due giorni fitti di dialoghi e monologhi di professori, avvocati, magistrati, giornalisti e intellettuali, uniti dal contributo a una comune base tematica. “Porte aperte”, non a caso, oltre a dare il nome a una delle opere dello scrittore di Racalmuto, è la metafora con cui Leonardo Sciascia portava a sintesi l’illusione dell’ordine e della sicurezza, generata dall’asprezza e dall’illiberalità della legge. Una concezione autoritaria del diritto, quest’ultima, che trova spesso terreno fertile nella contagiosa convinzione (di naturale matrice populista) che l’insicurezza vada combattuta con il rigore e l’utilizzo simbolico del diritto, su tutti quello penale.

Eppure, come lasciava intendere Sciascia al lettore, quando circola l’opinione che si dorma con “le porte aperte” tutti chiudono le proprie: a farsi spazio, ben prima della protezione, è solo l’idea che lo Stato si preoccupi dei cittadini. Come in un dialogo a distanza e asincrono tra i personaggi del mondo letterario sciasciano, però, è il ministro del romanzo “Il Contesto” a precisare, in una conversazione con l’ispettore Rogas, che più si crede vera la minaccia, più aumenta il prezzo della protezione.

E quando si armeggia con il diritto penale il prezzo è incommensurabile, perché corrisponde alla libertà personale degli individui. Extrema Ratio continua a muoversi in controtendenza a questa deriva culturale di grave attualità, in cui «le presunzioni sostituiscono le verità e le narrazioni sostituiscono le interpretazioni», come metteva in guardia il professor Filippo Sgubbi nel saggio “Il diritto penale totale”.

A certificare l’impegno e la direzione dell’associazione, ci sono stati gli appuntamenti offerti dal programma congressuale. In particolare, sabato 26 ottobre si è svolto un confronto dal prezioso spessore culturale e specialistico tra il professor Vittorio Manes (professore di Diritto penale dell’Alma Mater Studiorum) e il dottor Giovanni Canzio (già primo presidente della Corte Suprema di Cassazione) nel dialogo intitolato “Il giudice contemporaneo alla prova della giustizia mediatica”, moderato dall’avvocato Ettore Grenci (membro del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bologna). Subito dopo, la giornata è culminata con il monologo “Porte aperte: Leonardo Sciascia e la giustizia penale” del professor Guido Vitiello (Associato dell’Università La Sapienza di Roma, nonché firma de Il Foglio).

La seconda giornata, invece, ha visto alternarsi in una staffetta diversi monologhisti su temi di drammatica realtà: dalla gogna mediatica, pressante e pericolosa per le garanzie individuali, alla condizione delle carceri, luoghi di sistematica violazione di diritti e umanità, attanagliate da sovraffollamento e suicidi crescenti tra detenuti e agenti di polizia penitenziaria. Così, si sono alternati Rita Bernardini (già parlamentare, presidente di Nessuno Tocchi Caino), in “Nessuno Tocchi Caino. Difendere gli indifendibili”; David Allegranti (giornalista del Quotidiano Nazionale), in “Deformare l’invisibile: il carcere sotto la lente dei media”; Antonella Soldo (fondatrice di Meglio Legale), sul simbolismo e la dannosità delle leggi proibizioniste in materia di cannabis e sostanze stupefacenti; il professor Michele Caianiello (professore di Diritto processuale penale dell’Alma Mater Studiorum) in “Il diritto al silenzio tra difesa e presunzione d’innocenza”.

Subito dopo, è stato il turno del dialogo “Sospetti, morbosità e complotti: il true crime alla prova della realtà” tra Matteo Marchesini (critico letterario, saggista, firma de Il Foglio e de Il Sole 24 ore) e Mario Di Vito (giornalista de Il Manifesto), con la moderazione di Giuseppe Portonera (socio Extrema Ratio).

Finita la schiera degli ospiti, il Congresso si è concluso con il momento più interno: le relazioni dei candidati agli organi associativi e gli interventi dei soci, confluiti nelle votazioni che hanno sancito la rielezione, per il prossimo triennio, dell’intero direttivo uscente, composto da Francesco d’Errico (presidente), Mario Arbotti (segretario), Lorenzo Cameli (vicepresidente), Carlo Machirelli (tesoriere), e contestualmente la nomina dei consiglieri delegati, individuati in Ferruccio Cimino, Diletta De Gregorio, Lorenzo Farneti, Silvia Corte Metto, Alex Bernardini, Candida Mistrorigo.

Composta prevalentemente da under 35, Extrema Ratio è una realtà apartitica che ospita, all’interno di un imprescindibile minimo comune denominatore liberal-democratico, diverse sensibilità politiche e culturali, oltre a persone che vivono i più diversi percorsi formativi e professionali: avvocati, studenti di qualsiasi facoltà, dottorandi, professori e così via. Impegnata su tutto il territorio nazionale, l’associazione conta una sede a Bologna e una sezione attiva a Milano, e continuerà a svolgere il suo lavoro di divulgazione all’insegna del pensiero di Leonardo Sciascia, perché «nessuno si può considerare estraneo e profano rispetto all’amministrazione della giustizia».

L’articolo è stato realizzato per Cubo-Rivista del circolo Università di Bologna diretta da Massimiliano Cordeddu


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