Le sguaiate polemiche su alluvione, cantieri stradali e tram non hanno pagato. L’astensione esiste, ma varia a seconda dell’appeal della competizione. I risultati di Emilia e Umbria accomunati dalla scelta di candidare amministratori sperimentati e capaci
di Aldo Balzanelli, condirettore Cantiere Bologna
Quelli che avevano profetizzato «l’Emilia-Romagna contendibile» ora si sfilano rilanciando il luogo comune del “fortino rosso”. Sballata la prima previsione e falsa la seconda. Anche l’elettorato dell’Emilia-Romagna è da tempo fluido. Certo, in prevalenza orientato a sinistra, ma è fluido e non sa quel che dice chi evoca le truppe cammellate che avrebbero votato De Pascale portate ai seggi dal partitone. Le truppe cammellate non ci sono più da decenni e il partitone, anche qui dove è più solido che altrove, non è in grado di “portare ai seggi” nessuno.
Non è più semplice rassegnarsi all’idea che la metà degli emiliano-romagnoli che hanno deciso di andare alle urne ha scelto la continuità rispetto a un’amministrazione che, pur con limiti e carenze, ha garantito una qualità della vita tra le migliori in Europa? Scartando l’improbabile proposta del centrodestra che dietro le quinte sussurrava «se vince Elena abbiamo vinto noi, in caso contrario ha perso lei». E infatti di fronte alla sconfitta, probabilmente più pesante rispetto alle aspettative, nessuno dei colonnelli di Meloni e Salvini si è presentato al fianco di Ugolini, lasciandola desolatamente sola insieme ai candidati della sua lista.
Pesante, certo, è il dato dell’astensionismo, ma anche qui occorre ragionare in termini di elettorato fluido.
Gioca certamente un ruolo la disaffezione alla politica, ma pesa di più, a mio parere, la qualità dello scontro. Premesso che le consultazioni regionali sono tra le meno appassionanti (e questo dovrebbe dirla lunga sull’appeal dell’autonomia differenziata), in occasione dell’elezione del Bonaccini Uno si raggiunse il record negativo di votanti. Non c’era gara e in tantissimi rimasero a casa. Invece cinque anni dopo, quando Matteo Salvini impazzava ai citofoni, gli elettori di centrosinistra si resero conto del pericolo e andarono in massa alle urne anche sulla spinta delle Sardine. L’astensionismo dunque è certamente in crescita, ma è un elastico che si adatta alle diverse situazioni.
Altri due elementi di valutazione del voto di domenica e lunedì.
Il primo è il risultato nelle aree colpite dall’alluvione e nella città di Bologna. Tranne qualche eccezione, la propaganda della destra contro la Regione e il Comune per i mancati interventi a tutela del territorio non ha pagato. Elena Ugolini aveva diffuso un video sui social nel quale ammoniva gli elettori dicendo che «votare De Pascale è come votare Lepore». A quanto pare i bolognesi hanno “rivotato” il sindaco, nonostante le polemiche degli ultimi mesi sull’alluvione, i cantieri stradali, il tram. E questo dovrebbe far riflettere gli sguaiati colonnelli della destra oggi improvvisamente silenti. Insieme a Lepore viene premiato elettoralmente il Pd, anche al netto del recupero di consensi ai danni degli alleati, e la coalizione cresce rispetto alle elezioni precedenti.
Il secondo punto di riflessione accomuna l’Emilia all’Umbria. Il risultato nelle due regioni dimostra che la valorizzazione dei tanti ottimi sindaci che il centrosinistra ha in tutta Italia è certamente premiante. Negli anni è stato un mantra ripetuto in tante occasioni, ma poco praticato. Questa volta per fortuna le cose sono andate diversamente e anche la classifica delle preferenze tra gli eletti in Regione conferma questa tesi. È probabilmente la strada giusta da seguire per far sì che il risultato dello scorso weekend non resti un episodio isolato.

Credo anch’io che esperienze di governo locale e, aggiungerei , anche di natura manageriale aiuterebbe a ridare più fiducia alla politica in generale
Non preoccupa lo ‘stato di salute’ della democrazia quando neanche la maggioranza (solo a Bologna il 51%, valore comunque molto basso) degli aventi diritto si reca alle urne? non é solo un fenomeno locale, , ma che investe molti Paesi democratici, d’accordo; poiché il voto rappresenta il pilastro della democrazia basata sulla rappresentanza, bisognerebbe chiedersi, al di là di chi vince o perde, quale sia il grado di legittimità di governi eletti da minoranze degli elettori
bisognerebbe istituire un QUORUM ANCHE PER LE ELEZIONI POLITICHE, REGIONALI ECC,, se non lo si supera le elezioni non sono ritenute valide, e dal momento che non si puo’ rimanere scoperti senza governo della cosa pubblica, istituire un obbligo (non solo un diritto) civico il recarsi alle urne…..(salvo impedimenti documentabili ,sanitari, lavori studio fuori sede ecc) Ricordo che se un elettore non RITIENE DEGNO nessuno tra quelli votabili , PUO’ SEMPRE ANNULLARE LA SCHEDA O VOTARE SCHEDA BIANCA, (E NON E’ LA STESSA COSA rispetto il non recarsi al voto) IN QUESTO CASO IL QUORUM SAREBBE RAGGIUNTO E SECONDO ME LA GENTE RE-IMPAREREBBE A VOTARE . (informarsi, documentarsi, ecc,ecc)
Infatti, fino al 1993 votare era un obbligo e il non farlo (salvo giustificato motivo) era sanzionato con la annotazione “non ha votato” per cinque anni sul certificato penale, con la pubblicazione per un mese dei non votanti nell’albo comunale e con il dover giustificarsi per scritto col sindaco. Obbligo abolito nel 1993
Una amministrazione che ha garantito una qualità della vita fra le migliori in Europa? Mi piacerebbe che questo punto venisse argomentato meglio.
Basta guardare le statistiche della qualità della vita
Un articolo fazioso, di parte e triste. Purtroppo in questa Regione e in questa città, la sinistra non perderà mai. Tutti si lamentano e questi sono i risultati. Credo veramente sarà l ultima volta che mi presenterò ai seggi. Per 45 anni ho sempre votato, ma dopo stavolta, e qui non è questione di destra o sinistra, ma di valutare cosa è successo da un anno e mezzo in Emilia Romagna. Ma non basta ancora e quindi a votare ci vanno altri