Calo dei votanti e calo dei voti, due facce della stessa medaglia

Tutto bene se si guarda alle percentuali, ma i numeri da cinque anni sono in calo. A Bologna, si è detto, il voto ha premiato Lepore e l’alluvione non ha avuto l’impatto temuto e il centro-sinistra ne è uscito con il 61,4%. Però dal 2020 si sono avuti 48mila voti in meno. Il centro-sinistra ha ottenuto un sonoro 64,2%, ma ha perso 29mila voti (un quarto), 41.429 dal giugno scorso (il 35,4%!). Si potrà anche dire, con Elly Schlein, che sono «numeri straordinari», sì, perché preoccupano

di Pier Giorgio Ardeni, economista dello sviluppo


I commenti ai risultati del voto in regione e a Bologna sono stati più o meno tutti di uno stesso tenore: è vero, sì, è aumentata l’astensione, ma il centro-sinistra ha confermato la sua tenuta e, anzi, ha consolidato la sua maggioranza. Non solo quindi, non vi sarebbe stato quel “rigetto” che molti temevano a causa delle alluvioni – i cui danni secondo la destra andavano attribuiti al governo regionale – ma, anzi, il centro-sinistra sarebbe stato premiato. Tutto bene, quindi, avanti tutta come e più di prima?

Tutto bene se si guarda alle percentuali, ma i numeri sono anche altri. Perché, se alle urne fossero chiamati 100 elettori ma si presentassero solo in 30 e 20 votassero centro-sinistra diremmo che questo ha stravinto – con il 66,6% – ma avremmo di che preoccuparci. E i numeri ci dicono che non è (ancora) questo il caso ma stiamo andando in quella direzione, perché vorrebbe dire che solo 20 elettori su 100 legittimano il governo. È la democrazia, bellezza, come ebbe a dire Elisabetta Gualmini nel 2014, e il discorso si chiuse lì. Ma non crediamo che oggi si possa chiudere così.

Un certo trionfalismo di questi giorni appare un po’ sopra le righe. Guardiamo ai numeri. Si dice che l’affluenza sale e scende, a seconda (Balzanelli, qui), e non c’è da farci una malattia, anche perché le Regionali «sono meno appassionanti» (sempre Balzanelli). Questo lo si è detto anche cinque mesi fa, per le Europee. Ma il fatto è che da cinque anni a questa parte i votanti in regione non han fatto che calare. L’affluenza fu del 67,31% alle Europee del 2019, si confermò al 67,67% alle Regionali del 2020, salì fino al 71,97% alle Politiche del 2022, per scendere al 59,02% alle Europee del giugno 2024, per precipitare al 46,42% ora. Alle Regionali del 2020 i votanti furono 2.373.974, saliti di 21mila nel 2022. Nel giugno scorso, alle Europee, sono stati 300mila in meno, che sono diminuiti, in soli cinque mesi, di altri 400mila. Tra le Regionali del 2020 e quelle odierne, i votanti sono calati di quasi 714mila unità (il 30%). Non è, evidentemente, che le Regionali siano «meno appassionanti», c’è qualcos’altro.

Sono i voti espressi per tutti partiti presenti che sono diminuiti. Il centro-sinistra ha vinto, è vero, con il 57,35%, ma rispetto alle Regionali precedenti ha perso 286mila voti, ovvero un quarto dei consensi. La destra, certo, ha perso di più: 387mila voti, quasi il 40%. Il Pd ha perso ben 108mila voti rispetto al 2020. E ne ha persi 75mila rispetto a cinque mesi fa. Il centro-sinistra ne ha persi 269mila (quasi il 30%) in appena cinque mesi: Avs più di 50mila (il 39%), i 5 Stelle 89mila (il 63%). Anche la destra ha visto una certa emorragia – 217mila voti – il che fa pensare che un qualche messaggio gli elettori lo abbiano dato, negando il loro voto. Certo, non tutti e in modo non omogeneo, ma il calo di votanti e voti appare generalizzato.

In provincia di Bologna, i votanti alle Regionali sono calati meno che in regione (il 25,5%), ma rispetto a cinque mesi fa sono comunque calati del 13,4%. E il centro-sinistra ha perso il 25% dei voti rispetto alle Regionali precedenti e quasi il 40% rispetto alle Europee di giugno, mentre la destra ha perso il 30,6% rispetto al 2020 e solo il 16,9% rispetto al giugno scorso.

A Bologna, si è detto, il voto ha premiato Lepore e la sua giunta e l’alluvione non ha avuto l’impatto che si temeva, dato che il centro-sinistra ne è uscito con il 61,4%. Certo, ma il calo di votanti e voti anche qui è stato notevole, se non drammatico. Tra il 2020 e oggi, si sono avuti 48mila votanti in meno e i votanti sono stati 9.632 in meno di giugno. È vero che il centro-sinistra ha ottenuto un sonoro 64,2%, ma ha perso 29mila voti dal 2020 (quasi un quarto) e ben 41.429 dal giugno scorso (il 35,4%!). Il Pd perde 12mila voti, un sesto di quelli che aveva nel 2020, e 7.320 rispetto a giugno (il 10,4%), in soli cinque mesi. Certo, sono Avs e i 5 Stelle che perdono più consensi: Avs perde il 31,7% dei voti rispetto al 2020 e il 29,6 rispetto a giugno; il M5S perde il 38,5% rispetto al 2020 e il 57,4% rispetto a giugno. Alla destra, in compenso sono andati il 25,8% dei voti in meno rispetto al 2020 e solo il 3% in meno rispetto a giugno.

In conclusione, si potrà anche dire, con Elly Schlein, che questi sono «numeri straordinari», sì, perché preoccupano. Che il Pd perda un sesto dei voti un qualche segnale politico dovrà pur averlo; che le istanze ambientaliste avanzate da Verdi e Coalizione civica a sostegno di Avs vedano un calo del consenso di quasi il 30% vorrà pur dire qualcosa (come il crollo dei 5 Stelle), perché, forse, un segno le alluvioni lo hanno lasciato e non tutto va bene come la si racconta. E gli elettori, evidentemente, non hanno trovato chi ne potesse rappresentare le domande. Che fa dire che questi numeri tutto dicono tranne che «avanti con la gestione del territorio» come la si è fatta fino a oggi. Purtroppo, però, le istanze ecologiste avranno meno peso di prima nella coalizione e tutto lascia pensare che sarà così per altri cinque anni.

Photo credits: Ansa.it


2 pensieri riguardo “Calo dei votanti e calo dei voti, due facce della stessa medaglia

  1. La sinistra farebbe bene a leggere “Le classi sociali in Italia oggi”, il libro di Ardeni appena pubblicato. E c’è da sperare che impari qualcosa.

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