Se Bologna è più sporca e invivibile di un tempo forse è anche perché in troppi gettano a terra rifiuti, bottiglie, sigarette; attraversano senza guardare; sfrecciano in bici sotto i portici o passano col rosso; parcheggiano e guidano le auto in maniera incivile; lasciano il rusco sul marciapiede. Il successo di un’amministrazione Lepore (come di un governo Meloni) dipende dalla qualità degli eletti. Ma senza la collaborazione civica nemmeno Platone potrebbe far bene. Tamarristan è terra ostica
di Giampiero Moscato, direttore cB
Tempo fa scrissi un articolo (qui) che fu contestato da molta gente. Chiedevo, retoricamente, se fosse giusto bocciare un sindaco per i taglieri e per i dehors che intasano le strade del centro. Quel testo ebbe moltissime interazioni, sul sito e su Facebook, perché il tema del decoro urbano è molto sentito. Più di altri problemi ben più gravi. Ci siamo occupati di crisi di alloggi, traffico, disoccupazione, diritti, astensionismo, ricevendo meno like o critiche. Il tagliere urta di più.
Il mio pensiero di allora da tanti fu interpretato come una difesa d’ufficio di Matteo Lepore. Credo che chi legge Cantiere con continuità sappia bene che né il giornale né io siamo schierati apoditticamente con la maggioranza di centrosinistra. Navighiamo dichiaratamente in quelle acque ma siamo nati critici – lo restiamo – e pubblichiamo opinioni anche molto dure contro il Pd e la coalizione di governo della città.
Di una cosa però sono convinto. Il successo di una giunta comunale (o di un governo) dipende dalla qualità del personale eletto. Ma senza la collaborazione del famoso popolo – di cui si tessono sempre le lodi, spesso senza considerare che ne facciamo parte come individui, magari peggiorandone le qualità – nemmeno Platone potrebbe far bene.
Il mio intento non era difendere un Lepore in particolare. Era piuttosto provare a dire che sparare contro i “potenti” e le “caste” è esercizio forse liberatorio, ma terribilmente ingiusto senza un corollario di comportamenti propositivi. Vedo con cattivissimo occhio chi ha sdoganato l’insulto come critica politica. Per me il canotto e il “vaffa” di Piazza Maggiore furono il colpo di grazia, dopo le botte del berlusconismo, alla coabitazione costituzionale delle parti politiche e sociali.
Guardo con sgomento a quei nostri rappresentanti che hanno mutuato il linguaggio trivial-violento dei social network. E con quello si scontrano, finendo per delegittimarsi a vicenda. Per ogni parola d’odio reciproco che esce dai rappresentanti del popolo ogni giorno qualche elettore diventa “ex”. Poi ci si lamenta della scarsa partecipazione al voto. Ma li vedete due osti che si insultano sui social dicendo reciprocamente che il vino dell’altro fa schifo? Magari è meglio provare a mescere vino buono, migliore di quello del concorrente. Anche in politica dovrebbe funzionare. Poi, a fine mandato, in una democrazia matura si vede se la gente ha gradito o meno.
E allora torno sui dehors, selvaggi o presunti tali. Furono una risposta, emergenziale e giusta, alla crisi del Covid. L’amministrazione aiutò, concedendo di allargarsi all’esterno, gli esercizi commerciali in difficoltà. Ora che quella crisi è rientrata appare evidente che è molto difficile riprendersi il braccio che il settore si prese dopo che gli si era donato non tanto il famoso dito quanto una mano (santa). Qualche contromisura il Comune l’ha adottata (ricevendo diffide e ricorsi), ma nel frattempo il Centro ha visto chiudere botteghe storiche e aprire frotte di mescite alcoliche: il caos non cala. Quel dito di poche righe fa però non va puntato contro gli esercenti, gente che lavora e prova a vivere di forze proprie. Forse è più giusto additare noi gente comune. Vogliamo parlare di quanto sia decaduto il decoro urbano per colpa di comportamenti impropri e sguaiati di gran parte di noi popolani? Altro che “Fighettistan”. Visti usi e consumi di fine 2024 forse ha più senso parlare di “Tamarristan”.
Quando vado al supermercato al sabato imbufalisco a osservare come le file dei carrelli arrivino a fuoriuscire di molti metri dagli alloggiamenti regolari, invadendo le corsie di uscita. Piuttosto che fare qualche metro in più troppa gente li sbatte in mezzo alla strada. E chi se ne frega se poi le auto non hanno più modo di passare per tornare a casa. Tanto ci sono gli “addetti” che sistemano.
Se la città è più sporca e invivibile di un tempo, non sarà anche perché in troppi gettano a terra rifiuti, bottiglie, sigarette? Attraversano in ogni luogo senza guardare? Sfrecciano in bici sotto i portici o passano con il rosso? Parcheggiano le quattro ruote e le guidano in maniera incivile? Lasciano il rusco sul marciapiede, magari per gettare insieme alle buste anche discredito contro la giunta e l’azienda multiservizi? Grugniscono anziché sorridere? Credo che l’astensionismo oramai non riguardi solo le cabine elettorali ma purtroppo anche i doveri che ognuno di noi ha come parte della cittadinanza. Quale governo democratico può obbligare lo sporcaccione di turno a buttare la bottiglia vuota nel cestino? Serve un gendarme per fargli fare quello che è giusto? Non basta la coscienza?
La democrazia è uno stato d’animo: ognuno porti alla causa comune ciò che di buono può. Sarà più facile per i Lepore (o per le Meloni) cimentarsi nell’arte della buona amministrazione, se ne sono capaci. Ancora di più se i nostri rappresentanti proveranno a spingere sulla passione e sui doveri che motivano un popolo che vuole evolversi. Perché buona politica e senso civico vanno insieme. Non serve urlare. Serve spiegare. E convincere. Scuola, famiglie e gruppi intermedi hanno molto da fare anche loro.

… mi sembra che sono stati messi insieme percorsi un po’ diversi. Per sintetizzare direi “ad ognuno il suo compito”. I cittadini senz’altro dovrebbero esprimere maggior senso civico e semplicemente maggiore educazione. All’amministrazione il compito di gestire le attivita’ commerciali in modo qualitativamente soddisfacente ed efficace, ma anche quello di impegnarsi per costruire un cammino di “educazione alla convivenza e al senso di appartenenza”, moltiplicando interventi culturali in questa direzione, spazi di incontro sua fisici che politici, percorsi che coinvolgano gli studenti (ma senza buttarle sulle spalle dei docenti). Se queste parole si riempissero di proposte concrete secondo me la cosa potrebbe diventare interessante…
Infine condivido che non sia il caso di prendersela con gli esecenti, ammesso che qualcuno lo faccia.