In Piazza S. Michele la mostra riservata a “Giacomo (1768-1842), Alfonso (1838-1908), Alfredo (1868-1924)”, dedicata interamente alla produzione artistica di una delle famiglie che ha dominato la scena cittadina del “secolo lungo”. La rassegna, a cura di Francesca Sinigaglia (storica dell’arte, archivista e direttrice del Museo) e Ilaria Chia (giornalista pubblicista laureata in Lettere moderne) sarà visitabile fino al 3 marzo 2025. una passeggiata attraverso una selezione di oltre 90 opere
di Sara Cosimini, storica dell’Arte
Una famiglia che ha nell’arte il suo comune denominatore, quella dei Savini; la dinastia ha inizio nel 1768, con la nascita del bisnonno Giacomo Savini. Brillante allievo di Vincenzo Martinelli, si fa presto notare per la sua maestria nella pittura di paesaggio e per il suo impegno nel campo della decorazione. Allo stesso tempo, le opere di Giacomo diventano testimoni del suo sguardo fresco e moderno, in grado di anticipare le correnti di stampo neoclassico del XIX secolo. In mostra vengono esposti per la prima volta una serie di rarissimi dipinti che attestano la grande maestranza del pittore e tra questi, troviamo uno dei pochissimi pezzi realizzati dal figlio Raffaele, che non segue le sue orme.
La metà del secolo è invece segnata dall’attività di Alfonso Savini, nipote di Giacomo e figlio di Raffaele. Nei suoi 70 anni di vita, l’artista felsineo si specializza nella pittura di genere di sapore prima neo-pompeiano e poi neo-settecentesco, dando vita a una Arcadia tutta bolognese. Il fortuito incontro con il mercante d’arte ed editore Adolphe Goupil, è decisivo per far conoscere e apprezzare la sua arte in tutto il mondo. La sua autorevolezza in campo artistico viene consacrata nel 1895, anno in cui Alfonso partecipa alla prima edizione della Biennale di Venezia.
Chiude il secolo il figlio di Alfonso, Alfredo Savini, che dal padre contrae la solita “infezione di famiglia”, come viene scherzosamente definita dalla figlia Laura la passione per l’arte. Senza stravolgerla, il giovane Alfredo rielabora la sua lezione in chiave squisitamente liberty, osando con linee iper realistiche e tonalità di colore pastello ben bilanciate. Nel 1896 vince il prestigioso concorso intitolato allo scultore Cincinnato Baruzzi con il bozzetto per l’opera Auxilium ex alto. Nel 1905, dopo essersi trasferito a Verona, espone, come il padre prima di lui, alla Biennale di Venezia.
Nonostante la profonda, seppur inevitabile, diversità iconografica, si possono ritrovare in tutti e tre i Savini alcune affinità. Hanno in comune la formazione, avvenuta nelle stesse mura della prestigiosa Accademia di Belle Arti di Bologna, dove ognuno di loro raggiunge, anche se in tempi necessariamente diversi, una notevolissima abilità pittorica. Bisnonno, padre e figlio condividono anche la partecipazione alle più influenti esposizioni nazionali e internazionali, con annesso riconoscimento sociale.
L’intento di questa mostra, che potrebbe funzionare anche separata in tre monografie distinte, è quello di contribuire a far luce sulla dinastia Savini, chiarendo per la prima volta le parentele e approfondendo il loro stile pittorico. Questa lunga e laboriosa indagine realizzata da Museo Ottocento per ricostruire la loro attività, comprende anche l’individuazione degli eredi, che conservano numerosissime opere. Durante la ricerca sono emersi particolari importanti, aneddoti curiosi e diverse fotografie e documenti dell’epoca. Emblematico è il ritrovamento di un album che documenta l’ampia produzione di scene di genere da parte di Alfonso e la sua abitudine di scattare fotografie alle proprie opere prima di spedirle alle più prestigiose case d’asta in giro per l’Europa.
Grazie a questo dispendioso e certosino lavoro del Museo Ottocento Bologna, che si è occupato anche di finanziare i restauri di tutte le opere provenienti dai depositi delle varie collezioni, è stato possibile ricostruire in maniera esaustiva e fedele la vicenda della dinastia Savini.
L’articolo è stato realizzato per Cubo-Rivista del circolo Università di Bologna diretta da Massimiliano Cordeddu. In copertina: Giacomo Savini, Mollezza, credits: Museo Ottocento Bologna
