L’errore più grande che si potrebbe fare, davanti alle scene di devastazione del centro storico che hanno accompagnato il fine settimana, è pensare che si sia di fronte a un semplice scontro di classe o, peggio, di civiltà. E nonostante l’età media dei coinvolti, anche la cornice generazionale risulta, a mio modesto avviso, alquanto riduttiva
di Pier Francesco Di Biase, caporedattore cB
È plausibile che l’Onnipotente, vedendomi correre lungo via Barberia inseguito da un centinaio di maranza, abbia pensato di avere a che fare con un completo imbecille. Non potendo contraddirlo, data la sua infallibilità, mi faccio una risata dell’esser stato scambiato per questurino e lo ringrazio per avermi impedito, nonostante i miei trentatré anni, di finire crocifisso sulle vetrine di Louis Vuitton, che onestamente è un lusso troppo sfrenato anche per un dressy bourgeois quale sono.
Certo, se potessi permettermi un consiglio ai manifestanti, oltre a lasciar tranquilla la sede della Comunità ebraica cittadina – che cosa c’entra? – suggerirei di trovare altri metodi per esprimere la loro comprensibile frustrazione. Perché purtroppo conosco i miei polli e so che per uno come me, che pur condannandone i metodi empatizza con i motivi della protesta, ci sono altri dieci miei compagni di classe sociale che, davanti alle scene di sabato sera, hanno la naturale tendenza a commentare con un laconico «agente, la prossima volta più brio con quel manganello». A tal proposito, mi sento di fare i complimenti a quell’anima candida che a un certo punto, solitario y final, gridava ai suoi compagni di non toccare le auto parcheggiate a bordo strada: congratulazioni, Lei ha capito esattamente come ragioniamo noialtri.
Scherzi mica tanto a parte, l’errore più grande che si potrebbe fare, davanti alle scene di devastazione del centro storico che hanno accompagnato l’ultimo fine settimana, è pensare che si sia di fronte a un semplice scontro di classe o, peggio, di civiltà. E nonostante l’età media dei coinvolti, anche la cornice generazionale risulta, a mio modesto avviso, alquanto riduttiva.
Non c’è infatti bisogno di essere stati testimoni diretti di vicende simili, come capitò a me nella Francia neogollista di una quindicina di anni fa, per sapere che ci sono processi socioculturali che in Italia non siamo abituati ad affrontare, perché il fenomeno migratorio è molto più contenuto che altrove, nonostante la narrazione collettiva. Per tentare di trovargli una soluzione, senza scadere nell’indulgenza buonista o nella repressione autoritaria, bisognerà avere l’intelligenza di guardare cosa è successo e succede non solo entro i confini dell’Esagono ma anche in Germania, Spagna, Regno Unito e compagnia cantante. Cercando di evitarne gli errori e impostando una strategia che permetta, sul medio lungo periodo, di arrivare il più vicini possibile a una pace sociale che, di questo passo, rischia di trasformarsi in una vera e propria chimera.
Dando per scontato che purtroppo ci sarà sempre – come anche in questo caso – chi a destra e a sinistra preferirà lucrare sulle tensioni per il proprio tornaconto, accomunato da un’ignoranza belluina su questi temi, non ho dubbi che una visione diversa, in grado di tenere insieme sicurezza, educazione, welfare e – volesse Dio – Terzo Settore, avrà il sostegno della maggioranza silenziosa dei cittadini e produrrà effetti nettamente migliori di quelli, nefasti, che risulterebbero da uno scontro frontale tra posizioni apparentemente inconciliabili.
Dopo il benedetto lavoro della Magistratura, anche questo sarebbe un buon modo di cercare verità e giustizia. Per Ramy ma anche per tutti noi.
Photo credits: Repubblica Bologna

Esatto! Dopo il benedetto lavoro della magistratura si sapra’ come si sono svolti i fatti a Milano. Troppi pero’, soprattutto nel capoluogo lombardo, hanno gia’ emesso, pur senza conoscere gli atti, la loro sentenza. I carabinieri sono colpevoli. Da qui e’ scaturita la scintilla che ha incendiato zone di Roma, Milano, Torino e da ultima Bologna. Non c’e’ disagio sociale che possa giustificare quanto accaduto in pieno centro sabato sera. Si e’ trattato di una gratuita manifestazione di rabbia e voglia di sfasciare tutto. Cio’ semplicemente non puo’ e non deve piu’ essere consentito.
Da ultimo caro Di Biase, apprezzo davvero la sua prosa, pero’, per cortesia, non usi piu’ il termine “questurino” ma il piu’ attuale e democratico “poliziotto”.
Grazie e buon lavoro.
Valter Giovannini