Art City 2025 e le sue 270 mostre: istruzioni per uscirne vive

Come ogni anno, la kermesse cittadina d’Arte offre tantissime opportunità di scoprire nuovi spazi e nuovi talenti. Per orientarci meglio, ecco un decalogo personale di esposizioni da non perdere assolutamente

di Sara Papini, operatrice della comunicazione e curatrice d’Arte


Come ogni anno, nel cartellone di Art City la scelta è così bella e ampia che sarebbe davvero da mettersi le mani nei capelli per il poco tempo a disposizione e la voglia di vedere tutto. Quest’anno, più che mai, molti luoghi, grandi artisti e bellissime installazioni immersive. Ma niente paura, eccoci qui con la nostra personale mappa per cercare di aiutarvi a superare l’ansia di non riuscire scegliere cosa visionare.

La nostra lista, ovviamente, non cerca di catalogare le più “belle”, aggettivo anche troppo riduttivo per il mondo artistico nel quale viviamo, ma solo di proporvi una piccola mappa per visionare quelle che per noi di Cantiere sono state le proposte più appassionanti. Eccole quindi di seguito, in ordine non di importanza ma solo simbolico:

Alchemilla – Our Real Life

Iniziamo con la mostra personale dell’artista olandese Jason Hendrik Hansma, a cura di Gabriele Tosi. Un mondo visual vi avvolgerà quest’anno all’interno delle storiche mura dell’associazione culturale e il tema principale è quello dell’ambiente. Il progetto raccoglie filmati amatoriali che catturano elementi naturali come l’acqua e il fuoco abbattersi con forza contro architetture di tutto il mondo. La componente sonora dei due video, centrale nella resa emotiva dell’opera, è firmata rispettivamente dai compositori Kelman Duran e Ssaliva. Per Hansma, il lavoro chiama in causa una prospettiva di controllo legata ai mezzi visivi che raccontano il reale. «Attraverso uno scraping manuale ho raccolto video da fonti amatoriali che sono stati caricati online con una sintassi di tag e metadati. Questa lunga operazione mi ha portato a riflettere sulla traduzione e sull’eccesso di nominazione nella prospettiva di Walter Benjamin, sull’imposizione del linguaggio come mezzo di controllo. Queste raccolte sembrano più dei “flussi” di partecipazione con l‘”innominabile”, o con ciò che “non può essere nominato” perché attraversato da una trasformazione continua. Forse ci sono cose nelle nostre vite troppo reali per essere assegnate a una categoria fissa e a una denominazione». Due video che vi scuoteranno e non poco. Visitabile fino a domenica 9 febbraio dalle 11 alle 15. Palazzo Vizzani, via Santo Stefano 43.

Parsec – Don’t cry, you’re Home

In mostra il lavoro di Giulia Mantasia, momento conclusivo di quattro mesi di residenza. L’artista esplora le sovrapposizioni tra realtà, memoria e immaginazione, creando uno spazio liminale in cui i confini tra coscienza, temporalità e percezione si dissolvono e si ricostruiscono continuamente. Ogni dettaglio sembra custodire tracce di presenze fantasmatiche, in un’atmosfera carica di tensione tra ciò che è familiare e perturbante. Le opere si configurano come frammenti di un’esperienza intima, costruita attraverso visioni e ricordi più o meno vividi che si combinano liberamente nello spazio espositivo. Ambienti domestici, spesso archetipi di rifugio e serenità, sono attraversati da un senso di inquietudine latente, una minaccia sottile che si insinua tra oggetti e memorie. Mantasia supera i confini del fumetto e dell’illustrazione, sperimentando con tavole di legno e installazioni site-specific che invitano il pubblico a confrontarsi con ambiguità, frammentazione e un costante movimento tra realtà ed esperienza immaginativa. Insomma nient’altro da aggiungere se non che Parsec rimane il mio luogo preferito al mondo e così le persone che lo hanno creato. La selezione che riescono ogni anno a proporre è sempre così azzeccata da farmi vibrare il cuore. Visitabile fino al 9 febbraio dalle 16 alle 19.30 e aperte fino a mezzanotte per Art City Night. Via del Porto 48 C/D.

Porta Santo Stefano – Elegy

L’installazione video e audio a dieci canali di Gabrielle Goliath invita il pubblico a un rituale collettivo di memoria e resistenza, rendendo omaggio alle vittime di violenza patriarcale, razzista e queerfobica. Sette interpreti vocali femminili si alternano nel sostenere una sola nota per un’ora, generando un suono che simboleggia la persistenza della violenza nella nostra società. Ogni performance è rivolta a una vittima specifica, la cui memoria vive nei testi scritti da familiari e persone vicine. Nomi, abitudini, qualità e tragiche storie si fondono in un canto funebre che trasforma il dolore in resistenza. Elegy diventa così un’occasione per confrontarsi con le radici della violenza e celebrare la bellezza e la forza di ogni vita. Da fan di Gabrielle, rivederla dal vivo dopo la biennale di Venezia di qualche mese fa è uno degli eventi che attendo con più emozione. Fidatevi, vi lascerà a bocca aperta.

Palazzo Fava – Eterna Provincia

Il mio caro amico Claudiano.jpg espone con una doppia personale per questa edizione di Art City.  Non potete perdervi, se come me arrivate dalla provincia, la mostra fotografica in bianco e nero a Palazzo Fava. «Questo progetto racconta i luoghi della mia infanzia, attraverso dei fotomontaggi in bianco e nero, sospesi tra sogno e realtà. La dimensione magica e onirica, ormai tanto lontana dalla cultura occidentale, si riprende il suo spazio dando vita a immagini quiete e silenziose, giocose e malinconiche, in cui la fuga dal proprio passato è anche un ritorno alle proprie origini». Riconoscerete come sempre il suo tratto distintivo che noi ormai ben conosciamo e amiamo ma anche qualcosa di intimo che come sempre, data la sua enorme bravura, riesce a diventare universale e toccare tutti noi. Grazie Claudio, anche a questo giro ci hai fatto un bel regalo. Eterna Provincia, in esposizione fino al 13 febbraio a Palazzo Fava Marescotti, sarà aperta al pubblico dalle 10 alle 16 e per la Art City Night dalle 10 alle 15 con riapertura dalle 20 a mezzanotte.

Biblioteca delle donne – I quaderni di Hannah Arendt

Biblioteca delle donne propone I quaderni di Hannah Arendt, mostra di Sabrina Mezzaqui promossa dal Centro di Documentazione, Ricerca e Iniziativa delle Donne dal 6 al 14 febbraio 2025. La personale è a cura di Manuela Valentini, curatrice e giornalista di cui ho enorme stima. Il lavoro esposto è una copiatura manuale delle pagine di Nel deserto del pensiero – Quaderni e diari 1950-1973 di Hannah Arendt, edizioni Beat, pubblicazione di 29 quaderni di lavoro manoscritti in cui l’autrice appunta e approfondisce le sue riflessioni. Anche Hannah Arendt copia spesso testi di altri autori e scrive, oltre che in tedesco, in inglese, francese, greco e latino. I 29 quaderni sono stati rilegati a mano, con copertine grigio- nere decorate con motivi ispirati allo stile Bauhaus, mentre i fogli bianchi cuciti sono quelli usati per la stampa degli atti giuridici e amministrativi, carta leggera che fa rumore sfogliandola. I quaderni vengono presentati in tre eleganti sobri tavoli neri con fondo bianco luminoso. La prima fase del lavoro è un ricalco a matita delle pagine stampate, realizzato con la collaborazione del Tavolo di Lavoro di Marzabotto. Poi la scrittura a matita viene ripassata con inchiostro blu notte in un’unica calligrafia. Un lavoro introspettivo, universale e necessario. Aperte dalle 9 alle 18 dal 6 febbraio al 14, in via del Piombo 5/7.

Spazio Mb – Urbana

Allo Spazio Mb, a cura di Giuseppe Virelli arriva Urbana dell’amatissima artista Francesca Lolli. Il progetto di videoarte “Arida” esplora il tema dell’eco-femminismo attraverso la figura di una sirena privata della sua acqua e costretta a sopravvivere in un paesaggio arido, lontano dalla vitalità delle acque e immerso in una sorta di periferia desolata di una città di campagna. La sirena, un tempo simbolo di forza e mistero legato agli elementi naturali, è ora ridotta a un’ombra di sé stessa: la sua bocca è secca, i denti ingialliti, segno della sua sofferenza e della lotta per la sopravvivenza in un ambiente che non ha più nulla da offrire. Diventa così un simbolo di resistenza, di solitudine e di una lotta disperata per mantenere la propria essenza in un mondo che sta perdendo la sua vitalità e l’accesso alle risorse naturali. L’esperienza visiva sarà radicalmente ostacolata a causa dell’interazione diretta e fisica con lo spazio. Un visual immersivo, disturbante e anche fortemente eco-femminista. Francesca si conferma nel panorama della videoarte un’eterna novità e anche una sincera conferma di bravura e travolgente bellezza. Aperta fino al 3 marzo dalle 12 a mezzanotte, consigliata la visione serale.

Mu Versatile Label – Ighina 02

Mu Versatile Label si trasforma in una galleria d’arte dedicata a Pier Luigi Ighina e alla sua visione pseudoscientifica dell’elettromagnetismo. Visual artist esporranno opere tra gli scaffali, con monitor Lcd privi di casse che diventeranno finestre digitali per i loro lavori. Fulcro dell’evento è la performance Ighina 02, un set audiovisivo dal vivo che esplora il genio eccentrico di Ighina. Protagonisti Saul Saguatti (Basmati Video), maestro di animazione visiva, e Pasquale Sorrentino (Mu Versatile Label), artigiano elettronico, che useranno animazioni live e strumenti elettromagnetici creati ad hoc. La mostra e la performance celebrano il legame tra arte e tecnologia, trasformando il laboratorio in uno spazio immersivo dove l’eredità di Ighina dialoga con creatività contemporanea e riuso elettronico. La mostra sarà visitabile in via Mascarella 116/A, dal 7 febbraio al 9 fino alle 22, e fino a mezzanotte per la Art City Night. Uno spettacolo di visual che non potete assolutamente perdere.

Piazza Verdi – Siamo con voi nella notte

Siamo con voi nella notte, del collettivo femminista Claire Fontaine. La grande scritta azzurra in led, già esposta lo scorso anno all’interno del Padiglione della Santa Sede per la 60ma edizione della Biennale Arte di Venezia e precedentemente sulla facciata del Museo del Novecento a Firenze, sarà posizionata in Piazza Verdi, sulla facciata del Teatro Comunale, attualmente interessato da lavori di restauro. Il progetto, promosso dal Comune di Bologna nell’ambito del Piano della Notte, illuminerà il cuore della cittadella universitaria fino alla fine di maggio 2025. Si consiglia la visione notturna.

Palazzo De’ Toschi – In a Naked Room

In a Naked Room, mostra in cui Franck si confronta con Palazzo De’ Toschi alludendo alla presenza di un corpo che ha abitato lo spazio pubblico. Al centro della mostra c’è il Salone della Banca, non più ambiente di rappresentanza ma stanza nuda, spogliata di elementi che lo connotano come luogo dell’ufficialità quasi a stabilire, con essa, una dimestichezza che la trasforma in un ambiente domestico. La mostra nasce dall’avvicendamento di passaggi e momenti differenti, e fa incontrare temporalità diverse in un “qui e ora” della composizione. Per diversi giorni, nel mese di gennaio, l’artista visiterà lo spazio per dipingere una superficie orizzontale di grandi fogli di alluminio, una sorta di nuovo pavimento sovrapposto a quello della stanza che, una volta dipinto, diventerà un dispositivo scomponibile in grado di adattarsi al salone in orizzontale e in verticale, di interpretarlo aprendolo a una spazialità frammentaria e disarticolata. La superficie riflettente di ogni foglio d’alluminio, a cui si sovrappongono le stratificazioni delle pennellate e delle campiture, mette al centro dell’intervento il corpo dello spettatore e la sua trama di movimenti nello spazio. Fino al 2 marzo in Piazza Minghetti 4/D.

Fondazione Gajani – Blinding Plan/the Minimalism of Art

Infine, perché siamo un po’ spregiudicati vi consigliamo la mostra alla Fondazione Gajani, dove Cantiere è media partner per il secondo anno consecutivo. Quest’anno torniamo a giocare con il luogo attraverso il lavoro di due artiste differenti e vicine tra loro: Isabella Tortola e Debora Vrizzi. Da una parte una fotografa; dall’altra una regista e una videoartista. Obiettivo della mostra è quello, come sempre, di trovare un dialogo e una narrazione con Carlo Gajani e i suoi spazi: fondazione-galleria e casa d’artista. L’operazione che la curatela e le due artiste andranno ad apportare all’interno dello stabile sarà una vera e propria emissione dell’arte. Parte del mobilio e delle decorazioni architettoniche rimarrà visibile; le opere d’arte dell’autore, invece, verranno “nascoste” attraverso l’utilizzo di semplici teli trasparenti. Una rimozione alla Emilio Isgrò che, credetemi, non vi deluderà. Aperte dalle 16 alle 22 ogni giorno fino al 9 febbraio, e fino a mezzanotte per la Art City Night.


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