Bene il Canale di Reno riaperto, ma serve la pietra viva

«Propongo che siano ripristinate, caso mai ad altezza un po’ maggiore, le spallette in materiali storici, non il cemento, fra la strada e le acque. Inoltre, invece del ponticello visto in alcune illustrazioni, sarebbe molto meglio una struttura sempre in pietra. Il tratto stradale non è in ciottoli, ma almeno non è asfaltato. E poi, perché non portare l’ultimo tram, quello del 1963, a fianco del Nettuno?

di Angelo Rambaldi, Bologna al Centro – “L’Officina delle Idee”


Premetto che personalmente sono dell’opinione che al Canale di Reno dovrebbe essere ridata la luce, dall’entrata nella città storica, alla chiesa di San Valentino della grada, fino all’incrocio con via Marconi.

Questa volta – non mi capita spesso – sono d’accordo con la soddisfazione del sindaco Matteo Lepore. Da qualche giorno il canale scorre all’aria aperta e dona bellezza e vita a una parte della città, fra via delle Lame e via san Felice, che è stata segnata da una selvaggia urbanizzazione post-bellica di cui forse solo il palazzo dello sport, il Paladozza, è uno dei pochi segni positivi. Insieme a quei pochi edifici che sopravvissero alle “magnifiche sorti e progressive”: chiesa della Madonna delle Lame, facciata della ex chiesa del Buon Pastore, portico ed ex convento delle suore cappuccine e la magnifica porta Lame.

Sappiamo come sarà a fine lavori, con il tram che percorre via Riva di Reno fra via Lame e via San Felice. Una simile occasione però non va sciupata. La mia proposta è questa: non mi piace una soluzione che fa l’occhiolino a una modernità che fino a oggi ha fatto fin troppi guasti.

Propongo che siano ripristinate, caso mai ad altezza un po’ maggiore, le spallette in pietra viva fra la strada e il canale. Inoltre, invece del ponticello che ho visto in alcune illustrazioni, sarebbe molto meglio un altro ponticello in pietra viva. Bene invece che il tratto stradale, pur non in ciottoli, non sia asfaltato.

Come era, dove era

Dato che ci sono, essendo da sempre un sostenitore della scelta tramviaria, su cui mi limito a osservare solo che abbiamo perso quasi quarant’anni, segnalo una certa debolezza per arginare la macedonia di attacchi ingiustificati e fake news contro il tram, anche tecnicamente. Propongo una mossa propagandistica , che potrà sembrare al segno della “nostalghia”, ma che – è una mia opinione – sarebbe efficace.

Mi risulterebbe, e questo è il segno di come vanno le cose a Bologna, che continui a languire quello che doveva essere il museo del trasporto pubblico a Bologna. Mi risulterebbe – se mi sbaglio mi scuso e rettificherò – che il problema sarebbe dovuto a un contenzioso infinito fra Tper e la Città metropolitana erede della Provincia. In quel luogo, mi risulta, ci sarebbe una vettura tramviaria il cui modello è quello che appare in tutte le immagini che ricordano l’ultimo viaggio a Bologna del tram, nel 1963. È un tram a carrelli, simile a un tram completamente restaurato che gira nel circuito dei tram storici a Torino. Questa tipologia di tram soppressi fu poi venduta a Roma dove fece onorato servizio per oltre vent’anni (il tram ha una durata eterna).

Propongo di sistemare in Piazza Nettuno questo tram del 1935, che fu appunto l’ultimo tram che circolò nel 1963, con un bel cartellone “ben tornato” e con alcuni esperti tecnici a disposizione dei cittadini per raccontare i vantaggi del tram del 2025.

L’alternativa – forse un po’ più costosa, ma sarebbero soldi spesi bene – farsi prestare per un po’ di tempo il tram restaurato perfettamente, sulla mascherina è scritto “San Ruffillo”, e metterlo in bella mostra.


6 pensieri riguardo “Bene il Canale di Reno riaperto, ma serve la pietra viva

  1. Cosi come appare adesso e’ assai simile ad un canale per l’irrigazione artificiale.
    E’ veramente brutto e soprattutto completamente diverso dai disegni del progetto che vennero mostrati a suo tempo ai bolognesi.
    Per quel che vale rimango dell’idea che non andasse scoperto. Non sembra il nuovo e’ migliore del vecchio.
    Valter Giovannini

  2. Lascio le fantasie e i ricordi di una Bologna che purtroppo non esiste piu’ a quel signore che ha tanto magnificato quella che e’stata definita da un Comitato cittadino : ” la piu brutta opera realizzata a Bologna in questi ultimi anni”! Davvero sembra uno scolo fognario con quelle gittate di cemento sulle sponde. Che almeno proteggano le strade adiacenti alla prossima alluvione.

  3. Orrendo !!!! consiglierei al sindaco e al sig. Rambaldi di girare il mondo per capire quali e da chi sono progettate le opere pubbliche che diventano immagine delle città. Questo serpentone serve solo a cercare di rianimare il fallimento di fico o piantare una bandierina per cematificarlo

  4. Un obbrobrio x spendere i soldi dei contribuenti bloccati un giorno si e un giorno si sulla trasversale di pianura all’altezza di interporto..vergogna

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