È in corso di valutazione l’avvio di un progetto che, sulla scia di quanto già accade in altre regioni, potrebbe portare all’istituzione sul nostro territorio cittadino di un ambulatorio veterinario sociale. L’idea di alcuni cittadini volontari – tra i quali la consigliera del quartiere Porto-Saragozza, Elena De Benedictis – è quella di poter sollevare persone afflitte da problematiche economiche, sanitarie e sociali e i senza fissa dimora dall’onere economico e psicologico dell’accudimento e cura dei propri animali domestici
di Barbara Beghelli, giornalista
Un gruppo di volontari bolognesi tra cui la consigliera e capogruppo del centro-sinistra al quartiere Porto Saragozza, Elena De Benedictis, ha avviato una lodevole iniziativa di solidarietà e integrazione che si interfaccia con il mondo animale e l’emarginazione sociale: si tratta dell’istituzione dell’ambulatorio veterinario sociale.
Prendendo spunto da esperienze simili già consolidate in varie regioni del Paese come il Piemonte, la Toscana, la Lombardia e il Lazio, si vorrebbe poter offrire anche nella nostra zona la possibilità di sollevare le persone afflitte da problematiche economiche, sanitarie e sociali e i senza fissa dimora, dall’onere economico e psicologico dell’accudimento e cura delle proprie bestiole.
La fotografia attuale della presenza di animali d’affezione nella nostra città identifica 40.118 cani e 10.200 gatti (dati al 31/12/2024), ma occorre precisare che l’iscrizione all’anagrafe e l’applicazione del microchip è obbligatorio solo per i cani, che il numero dei gatti di proprietà o raccolti in colonie feline non è attualmente quantificabile, e così nemmeno il numero di cani che condividono l’esistenza con i senzatetto, e che sono davvero tanti.
L’idea dell’ambulatorio veterinario sociale, come ci illustra la stessa De Benedictis, di professione medico, potrebbe essere in questo senso molto utile, sia al proprietario in difficoltà sia all’animale, che spesso rischia l’abbandono se non ci sono le risorse finanziarie per curarlo. Dell’idea, il gruppo in questione ne ha parlato recentemente con Lorenzo Cipriani, responsabile del benessere animale del Comune di Bologna nonché presidente del quartiere Porto-Saragozza (che contempla anche la commissione per il benessere degli animali e lo sportello cittadino anti-violenze sugli animali gestito dalla Lav e attivo al numero 342-8678742 o alla mail maltrattamentibologna@lav.it), e con la presidente del quartiere Navile Federica Mazzoni.
«L’ambulatorio – spiega la dottoressa De Benedictis – potrebbe essere ubicato in città, presumibilmente in zone vicine a centri di aggregazione come le Cucine Popolari o la Caritas». Per ora il gruppo in questione ha richiesto la valutazione del progetto per le profilassi veterinarie di routine: il personale sarebbe composto interamente da volontari in grado di erogare prestazioni sanitarie e ascolto del proprietario dell’animale, mentre l’accesso al servizio avverrebbe su segnalazione dei Servizi Sociali Territoriali di competenza, garantendo gratuitamente profilassi vaccinali, antiparassitarie, sverminazioni, controllo delle nascite mediante ovariectomia/ovarioisterectomia, identificazione e registrazione all’ anagrafe canina tramite applicazione di microchip.
Al di là del suo ruolo amministrativo, Elena De Benedictis è una volontaria del gruppo e ci tiene quindi a precisare che il progetto è cittadino, non di quartiere, e che lei personalmente si è adoperata per raccogliere le segnalazioni dal territorio e dalle associazioni e di fornire informazioni ai cittadini.
Il progetto di un ambulatorio sociale per persone con gravi difficoltà economiche e psicologiche come i senza fissa dimora e/o segnalate dai servizi sociali prevede caratteristiche e finalità contenute nel documento firmato, tra gli altri, da Maria Cristina Comini, Ricercatrice Universitaria della Facoltà di Medicina e Chirurgia, da Giovanni Bevilacqua, veterinario e Annalisa Amadori responsabile Lav città di Bologna.
Nelle scorse settimane sono intercorsi i contatti con la Facoltà di Veterinaria dell’Università di Bologna e con l’Ordine dei Medici Veterinari di Bologna con riscontro positivo: «Per ora abbiamo raccolto la disponibilità di tutti ma siamo ancora alla ricerca di un posto fisico dove iniziare: in merito sono benvenute le idee dei cittadini interessati al progetto».
