Una risoluzione approvata dall’Assemblea legislativa chiede che l’istituzione regionale intraprenda azioni concrete per celebrare la ricorrenza, con particolare attenzione a tre temi fondamentali: il lavoro pagato, quello non pagato (cura, conciliazione, condivisione) e il contrasto alla violenza contro donne e minori
di Barbara Beghelli, giornalista
L’Emilia-Romagna focalizza l’attenzione (pubblica) su un fatto epocale che segnò l’inizio di un periodo storico, meglio di una nuova era, che cambiò radicalmente la società: gli 80 anni del suffragio universale.
Il diritto di voto senza alcuna restrizione culturale, socioeconomica e psicologica alle elezioni Politiche e Amministrative e ad altre consultazioni pubbliche del Paese come i referendum, fu esteso all’alba del primo febbraio 1945. Una ‘rivoluzione’ a tutti gli effetti, la prima occasione in cui le italiane, dai 21 anni in su, poterono esprimere le loro legittime preferenze politiche, per rinnovare le amministrazioni comunali di tutti i capoluoghi di provincia.
A questo ‘traguardo’ Il Belpaese arrivò con grande ritardo: cinquantadue anni dopo la Nuova Zelanda, che nel 1893 introdusse per prima il suffragio universale, questo se si escludono i precedenti di Svezia 1718/1772, Corsica 1755/1769 e Francia del 1792 in seguito alla Rivoluzione francese, poi cancellato dal Direttorio.
Le prime elezioni in cui le cittadine italiane ebbero riconosciuto il diritto a esprimersi e rappresentarsi furono quelle del 10 marzo 1946, poi il 2 giugno dello stesso anno col referendum istituzionale monarchia-repubblica. Il corpo elettorale raddoppiava, gli equilibri cambiavano radicalmente, prendeva spazio un soggetto – la donna – che nel solo caso italiano per ben venti volte aveva tentato di entrare nelle istituzioni nazionali e per altrettante volte era stata respinta.
Il fatto che la componente femminile entrasse a far parte della società a tutti gli effetti fu «un fatto enorme», sottolinea oggi la consigliera regionale Pd Simona Lembi, prima firmataria della Risoluzione che impegna la Giunta regionale e l’Assemblea legislativa a dare valore a questo importantissimo anniversario promuovendo una serie di attività a tutto campo.
La risoluzione, approvata dall’Assemblea legislativa, prevede che la Regione intraprenda azioni concrete per celebrare la ricorrenza, con particolare attenzione a tre temi fondamentali: il lavoro pagato, quello non pagato (cura, conciliazione, condivisione) e il contrasto alla violenza contro donne e minori.
Ma cosa dice nello specifico il documento in questione che ha ottenuto un consenso trasversale? «Porta una riflessione sulle situazioni che dopo 80 anni sono ancora in cammino – rimarca la consigliera democratica – perché c’è ancora una diseguaglianza immensa nella società odierna: nel lavoro, tra cittadini e cittadine, che sono profondamente diseguali; nel lavoro non retribuito: cura, conciliazione, condivisione. Ma l’effetto più evidente di questa diseguaglianza sta nei numeri delle uccisioni di mogli, fidanzate e minori: anche adesso, ogni 2,5 giorni viene uccisa una donna in quanto donna, non è una novità».
Tra le richieste avanzate c’è anche l’istituzione di un Comitato per le celebrazioni dell’anniversario e la previsione di risorse nel bilancio di previsione 2025-2027, proprio per sostenere le iniziative commemorative promosse da Comuni ed Enti locali.
In pratica, «chiediamo alla Regione di destinare fondi per iniziative che valorizzino il ruolo femminile nella storia democratica del nostro Paese e che sensibilizzino l’opinione pubblica sull’importanza della parità di genere. L’uguaglianza non è solo una questione di giustizia sociale, ma un elemento essenziale per il progresso economico e civile dell’intera comunità», aggiunge la consigliera.
E conclude con un appello: «Tra il 2025 e il 2026 si consuma un anniversario di immensa portata simbolica: 80 anni fa con il decreto che sanciva il diritto di voto alle donne e con il decreto che sanciva il diritto di essere candidate (10 marzo del 1946), le donne entravano nello spazio pubblico come CITTADINE, cambiando così il concetto di democrazia per come l’abbiamo ereditata nei secoli alle spalle. Perciò è doveroso darne rilevo a livello istituzionale». La nostra Regione ha sempre dimostrato di essere in prima linea nella promozione dei diritti e delle pari opportunità, ora «è il momento di fare un ulteriore passo avanti, investendo in progetti concreti che possano lasciare un segno tangibile per le nuove generazioni».
In copertina: donne in coda in un seggio di Milano per votare al referendum del 2 giugno 1946 (Photo credits: Archivio Farabola/Ansa)
