Svolta della Bolognina, il Comune metta una targa in via Tibaldi

Giusta la sostituzione della lapide che in piazza dell’Unità ricordava insieme la Resistenza e l’annuncio del cambio del nome al Pci, ma sarebbe assurdo non ricordare il luogo dove Occhetto diede un cambio di rotta alla storia della sinistra

di Aldo Balzanelli, condirettore cB


La faccio breve: credo che dopo la discussione seguita all’articolo di Nicola Pedrazzi (qui) sul pasticcio della lapide della Bolognina in piazza dell’Unità, il Comune dovrebbe farsi carico di collocare una nuova targa là dove Occhetto, il 12 novembre del 1989, annunciò la svolta e il conseguente superamento del Pci. 

Diciamo la verità: in effetti non era stata un’idea geniale mescolare, come nella lapide sostituita, Resistenza e svolta della Bolognina. I partigiani non appartenevano tutti al Pci e quindi legare le due vicende era un modo discutibile per piegare un importante anniversario della Resistenza a una data di partito. Era come voler privatizzare la battaglia per la libertà, combattuta sotto tante diverse bandiere. Mischiare una storia che appartiene a tutti con un anniversario che appartiene a tanti, ma non a tutti.

Non credo che i tanti vandalismi di cui quella vecchia lapide è stata vittima siano stati motivati in maggioranza dall’ostilità verso la svolta di Occhetto. I nostalgici, sia a destra (quindi contro i partigiani) che a sinistra (orfani dell’Unione sovietica) sicuramente esistono, ma tutti i simboli sono periodicamente bersagli dei vandali, sia quelli che indossano la maglietta della politica sia quelli che si divertono a distruggere.

Messa da parte dunque la discussa lapide in piazza dell’Unità, non si comprende però per quale ragione non si dovrebbe ricordare degnamente un avvenimento che ha segnato la storia del nostro Paese. A maggior ragione visto che oggi il luogo fisico dove Occhetto decise di abbattere il suo muro di Berlino non esiste più. Al suo posto, come è noto, c’è il negozio di un parrucchiere cinese. 

Ecco perché sarebbe importante una targa che spieghi ai passanti, tanti dei quali probabilmente nel 1989 non erano neppure nati, che molti anni fa, in quel luogo, si chiuse un’epoca e si aprì una discussione che segnò profondamente e a lungo il dibattito all’interno della principale forza politica di opposizione. Ma anche all’esterno. Per esempio Pier Ferdinando Casini, che era responsabile della cultura per la Democrazia Cristiana e che molti anni dopo sarebbe stato eletto parlamentare proprio nelle liste degli eredi del Pci, commentò che «il cambiamento di nome del Partito Comunista Italiano non è un pretesto polemico né una esigenza nominale, ma rappresenta, in primo luogo per i comunisti, la cartina di tornasole della loro volontà di rompere con un passato caratterizzato da grandi fallimenti».

La Bolognina ospita già oggi numerosi luoghi simbolo, il museo di Ustica e il memoriale dell’Olocausto, tanto per citarne due, e sarà il cuore del futuro polo della memoria. L’assenza di un segno al numero 17 di via Tibaldi appare del tutto incomprensibile e ingiustificata. 


3 pensieri riguardo “Svolta della Bolognina, il Comune metta una targa in via Tibaldi

  1. Caro Balzanelli prendo spunto dal suo equilibrato ed intelligente articolo per estrapolare la coraggiosa affermazione “i partigiani non appartenevano tutti al pci…..la battaglia per la liberta’ fu combattuta sotto diverse bandiere”.
    E’ affermazione intellettualmente onesta e, ormai, storiograficamente comprovata. Basta ricordare le brigate Maiella ed Osoppo.
    Grazie per il suo contributo.
    Valter Giovannini

  2. Non si rassegnano i sostenitori postumi della svolta, alla sacrale rimembranza di un evento che ha prodotto esiti così contraddittori, scarsi e deludenti, dal non poter nemmeno rientrare nel novero della “storia minore”. Quel che avrebbe dovuto essere la bad godesberg italiana quarant’anni dopo la svolta anticomunista della spd, si è ridotta ad una congerie eterogenea di aggregati politici di ex apparati dei partiti della prima repubblica, talché lo stesso massimo ispiratore Romano Prodi non ha mai formalmente aderito. Sarebbe meglio coprire la vicenda con un dignitoso silenzio e riporla nella memoria ormai ottenebrata dei protagonisti del tempo

  3. Concordo con la tesi portata avanti nel pezzo. Aggiungo, però che a chiedere al Comune l’apposizione di una targa in via Tibaldi in ricordo della svolta fatta dal PCI dovrebbe essere il PD, in quanto e se erede di quel gesto. L’attore che mette l’azione in scena, in questa pièce, è il partito e non il Comune.

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