Mentre a Roma si discutono gli eventuali emendamenti e accorpamenti, da Bologna abbiamo voluto dire una cosa ben precisa: la cura per un familiare non avviene sempre sotto lo stesso tetto, ma la relazione di cura avviene sempre più tra fratelli che vivono in case diverse, tra genitori e figli che hanno formato altrove la loro nuova famiglia, tra zii o nonni e giovani nipoti, tra persone la cui amicizia diventa quotidiano dono
di Cristina Ceretti, consigliera comunale
L’ordine del giorno votato in Consiglio comunale il 10 marzo 2025 per chiedere il riconoscimento della figura del caregiver, ovvero di colui che si prende cura di un familiare non autosufficiente, ha lo scopo di dare voce e sostegno concreto alle tante persone che, nella quotidianità di ogni giorno, organizzano il loro tempo per proteggere, porre attenzione, corrispondere alle esigenze di bambini, malati, anziani o persone con disabilità, seppur non conviventi.
Ma è anche una denuncia della scarsa attenzione prestata dalla politica al senso pieno della cura, ovvero di quelle relazioni necessarie a rafforzare la convivenza umana, a farci sentire meno soli nel momento della fragilità.
L’ordine del giorno che ho proposto (qui), votato dalla maggioranza in Consiglio comunale, arriva in un momento ben preciso: nel cuore dell’iter legislativo di una legge nazionale che non può solo limitarsi ad affermare dei diritti, ma deve finalmente offrire la possibilità, da parte della persona assistita, di scegliere come proprio caregiver anche una persona con la quale abbia una relazione affettiva o amicale stabile. Oltre alla garanzia di risorse congrue.
Oggi, mentre a Roma si discutono gli eventuali emendamenti e accorpamenti, da Bologna abbiamo voluto dire una cosa ben precisa: la cura per un familiare non avviene sempre sotto lo stesso tetto, ma la relazione di cura avviene sempre più tra fratelli che vivono in case diverse, tra genitori e figli che hanno formato altrove la loro nuova famiglia, tra zii o nonni e giovani nipoti, tra persone la cui amicizia diventa quotidiano dono.
La futura legge, che dovrebbe accorpare i nove disegni di legge sui caregiver depositati ora in Commissione affari sociali, dovrebbe quindi considerare le varie forme del prendersi cura.
La complessità delle nostre vite impone di guardare alle relazioni familiari o amicali stabili, per definire chi possa essere potenziale beneficiario delle risorse; risorse che devono essere congrue e a tutele crescenti, rapportate al carico assistenziale e ai bisogni definiti in sede di Progetto di vita o di Pai (Piano assistenziale individualizzato). Non è il vincolo della convivenza sotto il medesimo tetto quindi il criterio corretto su cui costruire la legge, ma l’idea che a una persona fragile corrisponda almeno una relazione stabile certa che c’è, è presente e costante, seppur non convivente.
Credo che affrontare con apertura mentale i cambiamenti dell’organizzazione delle nostre famiglie sia un tema assolutamente necessario, in una Bologna in cui più della metà dei nuclei familiari è composto da una sola persona. Si può avere bisogno dell’altro per vari motivi: per la cronicità di malattie legate all’invecchiamento, per le sfide di autonomia e autodeterminazione delle persone con disabilità, per le nuove vulnerabilità di bambini e adolescenti, per esempio.
Regione Emilia-Romagna e Comune di Bologna da molti anni colmano il vuoto legislativo con risorse proprie, ma il tema è così delicato e ampio da aver bisogno di una cornice legislativa nazionale certa e risorse congrue.
Grazie a Carer e a CittadinanzaAttiva per spronarci a essere sul pezzo e non dare per scontato niente, specialmente in questa società sempre più chiusa in solitari egoismi e che richiede invece “secchiate” di attenzione verso gli altri.
