Ci sono libri, in questo caso due libri, nei quali entri velocemente, ti immergi nella loro lettura come quando ti tuffi in mare, ne vieni avvolto, i rumori esterni scompaiono e la dimensione diventa altra. È questa la sensazione che si prova, una sorta di ipnotismo mesmerico, durante la lettura di “Di Guerra e di noi” e di “Boom!” (Marsilio Editori), due romanzi, uno il seguito dell’altro, scritti da Marcello Domini, docente del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche all’Università di Bologna
di Antonio Trezza
La storia che vi si racconta, tra tante altre, la storia che chiameremo principale, è quella di un ragazzo che si fa uomo in una Bologna che vede l’affermarsi del fascismo e dopo la liberazione della lotta partigiana, passando poi attraverso il boom economico degli anni ’60, presto esploso nei frantumi delle bombe e dei piombi degli anni ‘70.
Ribadisco: i libri seppur scritti il primo nel 2020 e il secondo nel 2023, si leggono come i romanzi russi – per dirla alla Carrère – quelli di una volta però (e questo anche per la loro mole: sommando l’uno all’altro le pagine sono circa 1.300). Il linguaggio utilizzato è colloquiale, scorrevole; è il linguaggio dei cantastorie che fanno presa sui loro ascoltatori con la magia del racconto in sé, magari con qualche trucco da ombre cinesi, senza alcun bisogno di locuzioni troppo forbite o colte, ma, di converso, con la necessità di utilizzare, altalenando con l’italiano, la lingua parlata nelle strade e nelle case di Bologna (il dialetto bolognese per l’appunto, a mo’ di cartina tornasole per non far perdere la bussola al lettore): le storie inventate si mescolano alla Storia di una città prima e di una nazione poi, gli eventi storici di queste ultime a rappresentare il canovaccio di immaginate storie individuali.
In “Di Guerra e di noi”, si raccontano le vite di Ricciotti Chiusoli e di suo fratello Candido, orfani di padre morto nella Prima guerra mondiale. Il primo avrà una vita che si farà borghese, attraverso avventure in collegio e un successivo lavoro presso la sede del Fascio di combattimento bolognese; il secondo avrà una vita che resterà proletaria, culminando nella lotta partigiana. «Ricciotti però non è fascista, e Candido, d’altra parte, non è più di tanto interessato alla politica. Pensano entrambi a mandare avanti la famiglia, a proteggere la madre e i braccianti, pensano a correre dietro alle ragazze – donne avvolte di colori, nonostante partecipino e soffrano la guerra quanto gli uomini –, pensano a innamorarsi e poi sposarsi, e soprattutto a comportarsi bene quando molti intorno a loro, a causa della guerra, si comportano male» (“Di Guerra e di noi”, Marcello Domini, Marsilio Editori).
Come già detto, il luogo degli eventi è Bologna e il suo territorio; sono le sue campagne prima e le sue strade poi; si va da Porta Lame, attraverso il carcere di San Giovanni in Monte, fino all’istituto Rizzoli e oltre: le storie sono molte, tra vere e inventate; i personaggi sono molti, tra veri e inventati.
Nel secondo libro, “Boom!”, in cui ritroviamo, nel settembre 1954, un Ricciotti Chiusoli ormai adulto, marito e padre di tre figli (al figlio maschio avrà dato il nome del fratello Candido, nel frattempo morto mentre collaborava con la Resistenza), la “grande Storia” lascia il posto – almeno per buona parte del romanzo – a una lettura più sociologica, alla Storia del costume dell’Italia della ricostruzione e del boom economico, di un‘Italia immaginifica del futuro e dalla crescita veloce (ne è un esempio stesso la foto di copertina del libro, tratta dall’archivio di famiglia dell’autore). Sono gli anni in cui Ricciotti apre a Bologna, all’angolo con via Dante, la prima rivendita di auto Alfa Romeo. «L’uomo è capace, allegro, ha i contatti, e a casa è felice: ha una moglie, tre figli, e il cibo non manca. Così, nei primi anni Cinquanta, la commissionaria Chiusoli diventa il centro di un mondo – il nostro – in piena espansione economica. La modernità e la velocità portano a case comode e palazzi, portano a ferrovie e strade» (“Boom!”, Marcello Domini, Marsilio Editori).

Il racconto si fa così più intimista, entra nella vita di una famiglia agiata se non ricca, e ne descrive abitudini e interessi, tra nuovi modelli di automobili e partite di calcetto o tennis. E anche qui le storie sono molte, tra vere e inventate; i personaggi sono molti, tra veri e inventati.
Questa felicità è destinata però a non durare a lungo: un po’ più in là della metà del libro, la storia deraglia, si spezza in due; si avverte quasi una frattura fisica, come se fosse il libro stesso a spezzarsi, incapace di reggere il racconto della violenza degli anni di piombo, della nascita di Lotta Continua e delle Brigate Rosse, dei rapimenti, dell’assassinio di Aldo Moro. In questa parte, quasi a riprova che qualcosa è cambiato, che l’Italia è cambiata, il protagonista, Ricciotti, non c’è più, la scena è completamente presa da suo figlio Candido, nel frattempo entrato, a volto coperto da un mefisto, nei servizi segreti, e da cui uscirà, concludendo la storia, nel maggio 1980.
«Ve’, té t î tótt ónt int un tâc»
«Ti sei tutto unto in un tacco (scioglilingua)»
L’articolo è stato realizzato per Cubo-Rivista del circolo Università di Bologna diretta da Massimiliano Cordeddu.

Letti tempo fa entrambi. Scrittura fluida su trame avvolgenti. Fatti storici ed esperienze umane trattegiati con maestria e padronanza stlistica.
Insomma credo che li rileggero’ quanto prima.
Valter Giovannini