Ludovico, 26 anni, è un ragazzo autistico “non verbale”, cioè non sa parlare. È lui che ha voluto ricordare il valore di sua mamma, giornalista di “Repubblica” tra Bologna e Roma, scomparsa nel ’21, con un premio giornalistico che a Imola sostiene un’informazione corretta sul tema della disabilità. A dargli voce è il suo tutore e padre, il giornalista Giovanni Maria Bellu, che ha accettato di spiegare l’impegno, giunto al terzo anno. Con un escamotage narrativo di cui la sua compagna sarebbe fiera
di Giovanni Maria Bellu, giornalista e scrittore
Gli amici di “Cantiere Bologna” sono stati così generosi da chiedere alla persona meno adatta, il sottoscritto, un pezzo sul Premio Marina Garbesi (la terza edizione si terrà a Imola l’11 aprile). La meno adatta perché il sottoscritto è il portavoce di Ludovico Bellu – il promotore del premio – che, per giunta, è suo figlio. Marina, la mamma, giornalista di Repubblica, è morta il 4 aprile del 2021. L’idea del Premio è nata poco dopo. Il Comune di Imola, la città di Marina, l’ha accolta con affetto; la Biblioteca ha accettato la donazione dei suoi libri. L’Anpi, l’Ordine e il sindacato dei giornalisti, il settimanale “Sabato sera” e tanti altri, l’hanno sostenuta. E ci hanno regalato la loro arte amici come Alessandro Bergonzoni, Paolo Fresu, Igort. Chi volesse approfondire può andare sul sito dedicato (qui).
Avere una relazione affettiva con un determinato argomento è un grosso ostacolo per chi pretenda d’essere oggettivo, come dovrebbe sempre essere un giornalista. C’è però un escamotage tecnico: l’informativa. Si tratta di una breve relazione che un collega fa a un altro collega che ha avuto l’incarico di scrivere un servizio su un problema di particolare complessità. Produrrò dunque un’informativa, nella forma di un dialogo tra il sottoscritto e un immaginario, ma verosimile, collega.
Eccola.
Devo dirti prima di tutto che la notizia non è tanto il premio – ce ne sono tanti – ma il suo promotore: Ludovico, un ragazzo autistico “non verbale”, cioè non sa parlare, di 26 anni. I tuoi lettori probabilmente si chiederanno, visto che non sa parlare, come fa a essere il promotore di un premio o di qualsiasi altra cosa.
Giusta osservazione. Ha forse scritto una lettera?
No, Ludovico non sa nemmeno scrivere. Sono stato io, il padre, a farmi interprete della sua volontà e, agendo nella veste di tutore, ho presentato la richiesta al Comune. Il risultato è che esiste un atto ufficiale che riconosce Ludovico come promotore del Premio.
Va bene, ma come diavolo hai dedotto quella volontà se tuo figlio non comunica?
Mai detto che non comunica. Non comunica col mondo circostante utilizzando gli strumenti tradizionali, ma comunica con me, con la tata, con gli operatori e con un altro po’ di persone che lo capiscono. Va’ a vedere il sito del Premio, c’è una spiegazione abbastanza chiara.
Ci sono già andato. Devi avere strumenti davvero sofisticati di interpretazione del silenzio. A quanto pare, Ludovico non ti ha solo chiesto di ricordare la madre, e questo si capisce, ma anche la Resistenza!
Beh, sì, un nonno e un bisnonno erano partigiani… Se permetti ti faccio una domanda io, visto che siamo più o meno coetanei. Ricordi le assemblee a scuola e all’università?
Un altro che rimpiange i vecchi tempi. Certo che le ricordo…
Non li rimpiango affatto. È solo un piccolo test sulla memoria. Ti dice qualcosa la frase “ci vuole una presa di coscienza che parta dalle condizioni materiali di vita”?
Oddio, certo che sì. È una delle basi del materialismo storico. Ma che c’entra?
Se non ricordo male tuo padre era un professionista affermato. Nessun problema di soldi. Eppure, tu eri nel movimento, come lo ero pure io, che me la passavo altrettanto bene. Come, mi pare di ricordare, una parte rilevante, forse maggioritaria, dei compagni. E la “condizioni materiale” della nostra presa di coscienza?
Su questo hai ragione. In effetti sentivo il disagio di un approccio solo ideologico, sovrastrutturale…
Lo sentivo anche io. Bene, siamo al punto. Le condizioni materiali sono in Ludovico la presa di coscienza. Diretta, senza mediazioni. Ludovico dipendente totalmente degli altri. E quando io non ci sarò più, la sua felicità dipenderà dal livello di civiltà, di tolleranza, di Giustizia e libertà, come avrebbe detto il nonno, del Paese in cui si troverà a vivere. Noi eravamo dei borghesucci di sinistra, Ludovico è un esponente del proletariato assoluto. Il proletariato del dolore. Quando finalmente sarà fondato, potrebbe essere un ottimo leader di un partito democratico. Il solo leader, oltretutto, a poter dire, senza tema di smentita, di non aver mai detto una cazzata.
Ah ah… Un altro sardo schivo alla guida della sinistra dopo Berlinguer…
Dopo Gramsci, direi. Non solo per la comune presa di coscienza a partire dalle condizioni materiali, ma anche perché pure Ludovico, se sarà sfortunato, finirà i suoi giorni in galera. Un carcere speciale denominato Residenza Sanitaria Assistita.
Eppure, vedo che questa edizione del Premio non è dedicata alle tue amate “condizioni materiali”, ma alla questione del linguaggio. Francamente non se ne può più di questa eterna pippa buonista del politicamente corretto…
Su questo siamo d’accordo. Si esagera. Per esempio, ho visto che anche sul tuo giornale si usa definire “visionario” anziché “coglione” un facoltoso squilibrato che, mentre il mondo è in fiamme, ritiene che la priorità sia colonizzare Marte. E chiamate addirittura “presidente”, anziché “pezzo di merda”, un altro squilibrato con la motosega che ha decretato di chiamare le persone con disabilità mentale “idioti”.
Hai ragione: sono proprio due mongoli…
Mongoli?
Ma dai, non rompere… Ehi! Cosa è quella roba che tieni in mano?
Un ricordo dei vecchi tempi…
Una spranga!
Anche i buonisti a volte, nel loro piccolo, s’incazzano.
