La vita di Eraldo Monzeglio, difensore del Bologna dal 1926 al 1935, sembra una spy-story: una sorprendente avventura che lo vede muoversi come uno “007” in bilico tra fascismo e Resistenza. Molto è stato ricostruito grazie a documenti e testimonianze inedite, raccolte in una biografia edita da Solferino. Dell’uomo e del libro si parlerà il 21 marzo, alle 17.30, in Sala Imbeni a Palazzo d’Accursio
di Alessandro Fulloni, giornalista
Sì certo, una leggenda rossoblù, avendo giocato dieci anni con la «squadra che tremare il mondo fa». Ma soprattutto: due volte campione nel mondo di calcio, nel 1934 e nel 1938. E poi una sorprendente vita, mai raccontata, accanto al Duce, da vero e proprio “uomo di fiducia”. Sempre con lui sino alle ultime drammatiche giornate che videro il crollo della Repubblica sociale italiana e la fuga disperata, il 25 aprile, dello stesso Mussolini da Milano verso il lago di Como.
Eraldo Monzeglio, terzino, tanto duro quanto elegante, con il Bologna e con la Roma, è nella hall of fame del pallone azzurro, accanto al commendator Vittorio Pozzo (il commissario tecnico più vincente di ogni tempo), a Paolo Rossi, Gigi Riva, Valentino Mazzola e Giuseppe Meazza. Ma la sua avventura agonistica sui campi da gioco (fu anche un apprezzato allenatore sulle panchine di Napoli, Samp e Juve) sembra quasi passare in secondo piano rispetto a ciò che vide, e ai fatti di cui fu testimone, se non protagonista, durante gli anni del secondo conflitto mondiale.
A raccontare la sua biografia sorprendente, da 007 in bilico tra fascismo e Resistenza, è un libro edito con Solferino, “Il terzino e il Duce”, già in distribuzione. Venerdì 21 marzo, alle 17.30, il libro sarà presentato al Comune di Bologna, in Sala Imbeni a Palazzo d’Accursio. Sul palco, il senatore Pier Ferdinando Casini, lo storico e scrittore Mauro Maggiorani e Renzo Ulivieri, ex mister rossoblù e presidente dell’Associazione italiana allenatori. Introduce Roberta Li Calzi, assessora al Bilancio e Sport; modera Olivio Romanini, caporedattore del Corriere di Bologna.

Monzeglio fu una specie di agente segreto, capace di instaurare rapporti insospettabili con l’antifascismo. Il calciatore fu volontario nella campagna di Russia e poi, dopo l’8 settembre, restò accanto a Mussolini a Salò, facendo parte della sua segreteria come addetto “agli incarichi speciali”. Spese la sua vicinanza con il dittatore per salvare le vite di ebrei e partigiani catturati dai nazifascisti. Le testimonianze sono tante, sovente inedite. Vengono da carte conservate negli Archivi di Stato ma anche dalle memorie di certi celeberrimi giornalisti sportivi, tra cui Gianni Brera, Vladimiro Caminiti, Antonio Ghirelli e Gino Palumbo.
Ma nel libro c’è anche tanta Bologna. Dall’amicizia del terzino con Leandro Arpinati, ras cittadino, presidente della Federcalcio e del Coni, al rapporto con il leggendario mister rossoblù Árpád Weisz, l’ebreo ungherese morto ad Auschwitz. Sulla sfondo della biografia, i carteggi tra Mussolini e Churchill, la sorte dell’oro di Dongo, i misteri legati alle ultime ore di vita del Duce.
Monzeglio morì a Torino il 3 novembre 1981. Del suo vero ruolo accanto al dittatore tra il 1943 e il 1945 non volle mai raccontare nulla. A certi giornalisti che insistettero, spiegò: «Racconterei fatti che riguardano gente ancora viva. Darei dispiaceri, ci son cose che poi è meglio che non si dicano e che è meglio dimenticare, seppellendole». Segreti che ora riemergono nella biografia dedicata all’”uomo di fiducia” di Mussolini.
