“Heartstopper”, la libertà di lettura e la Cultura come strumento di inclusività

La biblioteca Tassinari Clò di Villa Spada è stata oggetto di polemiche per la presenza, nel suo catalogo, del graphic novel di Alice Oseman. Un’opera che racconta la storia di due ragazzi, Charlie e Nick, che sviluppano una relazione romantica e affettiva, ma che è stata subito bollata da alcuni genitori e dalla destra come “gender” e quindi inappropriato. Ma la censura dei libri, ancorché intollerabile in uno stato democratico, lede il fondamentale diritto delle nuove generazioni di informarsi e crescere in un ambiente che favorisca il dialogo, la tolleranza e l’inclusività

di Ilaria Gamberini, consigliera di Quartiere Porto-Saragozza


Negli ultimi giorni, la biblioteca Tassinari Clò del parco di Villa Spada è stata al centro di un acceso dibattito pubblico dopo che è stata accusata di promuovere contenuti “controversi” a causa della distribuzione del libro “Heartstopper”, un graphic novel che esplora temi legati all’identità di genere e all’orientamento sessuale, ai disturbi alimentari, al bullismo.

Le critiche provenienti da alcuni genitori e dalla dalla destra bolognese, che hanno etichettato il libro come “gender” e quindi inappropriato, sollevano preoccupazioni sul diritto all’informazione e alla libertà culturale, che meritano di essere affrontate con serietà e rispetto per la pluralità delle opinioni.

“Heartstopper”, scritto e illustrato da Alice Oseman, è un’opera che racconta la storia di due ragazzi, Charlie e Nick, che sviluppano una relazione romantica e affettiva. Il libro tratta temi di amore, accettazione e scoperta di sé in un contesto che promuove la comprensione reciproca e il rispetto delle diversità. In un’epoca in cui la società è sempre più consapevole delle sfide legate all’identità di genere e all’orientamento sessuale, “Heartstopper” non è solo una lettura per adolescenti, ma anche uno strumento educativo che offre modelli di relazione sani, inclusivi e soprattutto positivi.

La polemica sollevata, tuttavia, non è una novità. Spesso, i libri che trattano temi di diversità vengono criticati per la loro capacità di mettere in discussione norme sociali consolidate. La paura che questi contenuti possano influenzare negativamente i giovani è un argomento che è stato usato in numerosi casi per giustificare la censura. Ma la verità è che impedire ai giovani di accedere a una rappresentazione più completa del mondo non li protegge, anzi li priva della possibilità di sviluppare una comprensione autentica delle persone e delle esperienze che li circondano.

La biblioteca, poi, in qualità di istituzione culturale ed educativa, ha la responsabilità di offrire una vasta gamma di risorse che riflettano la realtà complessa e variegata della nostra società. Limitare l’accesso ai libri in base a ideologie politiche o morali non solo mina questo principio, ma impedisce anche ai giovani di confrontarsi con storie che li possono aiutare a formarsi come individui liberi e consapevoli. La libertà di lettura è un diritto fondamentale a ogni età e deve essere tutelato.

Contrariamente alle affermazioni di chi ha attaccato “Heartstopper”, il libro non promuove un’agenda ideologica, ma racconta semplicemente una storia che molti adolescenti in tutto il mondo possono trovare simile alle proprie esperienze o, almeno, utile per comprendere meglio se stessi e gli altri. In un’epoca in cui la discriminazione basata sul genere e sull’orientamento sessuale è ancora una realtà per molti, è fondamentale che le nuove generazioni crescano in un ambiente che favorisca il dialogo, la tolleranza e l’inclusività.

Le biblioteche non sono luoghi di propaganda politica, ma spazi di apprendimento e crescita, dove ogni libro offre la possibilità di aprire una finestra su mondi diversi, stimolando la curiosità, la riflessione e il rispetto reciproco. Respingere opere come “Heartstopper” significa rinunciare a questo fondamentale ruolo educativo, limitando le possibilità di crescita e di comprensione dei giovani lettori.

La nostra società è fatta di una moltitudine di diversità, e ciò che rende una comunità forte è la sua capacità di accogliere e rispettare le differenze. Le biblioteche, in quanto centri culturali, sono il luogo ideale dove questo rispetto può crescere, promuovendo la libertà di pensiero e di espressione.

Penso che la difesa di una biblioteca che offre libri come “Heartstopper” non sia solo una difesa della libertà di accesso alla cultura, ma anche una difesa del diritto di ogni persona, giovane o adulta, di esplorare il mondo con occhi aperti e senza pregiudizi. Inviterei tutti a riflettere sull’importanza di preservare questi spazi di libertà e inclusività, affinché nessun giovane sia mai escluso da una lettura che possa aiutarlo a capire meglio se stesso e gli altri.


3 pensieri riguardo ““Heartstopper”, la libertà di lettura e la Cultura come strumento di inclusività

  1. Grazie per questo resoconto garbato ed esaustivo su un tema importante e delicato come la ricerca di identità sessuale degli adolescenti (il termine identità però esclude la fluidità del percorso, a testimonianza dell’impatto del lessico utilizzato). Libera informazione, educazione ad una crescita individuale consapevole sono i doveri delle istituzioni culturali, scuole e biblioteche in primis. Aggiungo solo un antico ricordo: l’immagine di un libro con la copertina coperta da carta di giornale per superare la censura dell’epoca. Di nascosto ce lo passavamo a scuola, di mano in mano, quella lettura clandestina ci accomunava e ci legava, quando la carta di giornale cominciava a liquefarsi per l’uso, mani solerti la cambiavano rinnovandola, e “Porci con le ali” di Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice continuava a girare indifferente a divieti e censure. Era il 1977, ma il ricordo potrebbe essere senza tempo.

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