Il Calderara Caffè, offerto dal Centro Diurno in via Gramsci 51 a Calderara di Reno, s’ispira agli “Alzheimer Cafè” nati nei Paesi Bassi alla fine degli anni ’90 e ormai diffusi anche nel nostro Paese. È uno spazio d’incontro informale in cui persone fragili e i loro caregiver possono vivere momenti di socialità e prendere parte ad attività accompagnati da professioniste, animatrici e psicologhe
di Vincenzo De Girolamo, giornalista
Strana cosa la memoria, preziosa quando evapora, umiliata e svalutata quando in esercizio si sentono detti del tipo: «Va a memoria come un pappagallo». Potrebbe essere definita un serbatoio senza limiti di capacità e senza regole per il rifornimento. C’è chi legge un libro e ricorda ogni pagina, e chi dimentica sempre dove lascia le chiavi.
Di sicuro c’è che la memoria contiene la nostra storia e se si presenta e avanza la perversa demenza degenerativa riconosciuta nell’Alzheimer, meno resta in consapevolezza del nostro essere profondo. Una volta che c’è la diagnosi, la vita cambia. In questo caso è un’estenuante lotta in perdita, una resistenza per barricarsi contro il consumo di memoria.
Storie di donne e uomini, segnate dalla perdita e dal deteriorarsi progressivo dei ricordi che portano in uno stato di continuo spaesamento. Tratti distintivi di una malattia in incessante aumento (2 milioni circa solo nel nostro Paese, dati 2024 Iss) che distrugge la vita di chi ne soffre e di coloro che gli stanno accanto. Della loro esperienza, le persone affette da degenerazione cognitiva, hanno perso immagini, luoghi, sorrisi, vita quotidiana.
E adesso? È la disperata domanda che si spalanca davanti a chi si trova a vivere o seguire una persona colpita da demenza e perdita della memoria. Quando perfino la parola “mamma” non dice più nulla. Proprio come riporta l’attore Giulio Scarpati di sua madre affetta da Alzheimer, nel libro Ti ricordi la casa rossa? Scrive: «Non parli, ma credo sia questo che intendi. Non c’è futuro, e senza futuro il presente e solo il passato. Per questo sono qui accanto ma non mi vedi. O mi vedi e non mi riconosci. Mi fissi e mi attraversi con lo sguardo. Vedi altro. Vedi altri, di altri tempi». Niente fa più male di una persona che non ti riconosce più. Che ti guarda, ma che non conosce più il tuo nome. Non si ricorda più chi sei, se sei stata il suo grande amore, oppure suo figlio, sua figlia, suo amico, sua amica. Davanti ai suoi occhi sembra spegnersi la luce e avanzare il vuoto. E la comunità non può dimenticare queste persone e chi gli è accanto.
Il Calderara Caffè s’ispira agli “Alzheimer Cafè” nati nei Paesi Bassi alla fine degli anni ’90 e ormai diffusi anche in Italia, ed è offerto dal Centro Diurno in via Gramsci 51 a Calderara di Reno. È uno spazio d’incontro informale in cui persone fragili e i loro caregiver possono vivere momenti di socialità e prendere parte ad attività accompagnati da professioniste, animatrici e psicologhe. I familiari e assistenti sono accolti in un gruppo di confronto e condivisione, mentre le persone assistite sperimentano attività di stimolazione cognitiva e psicomotoria. Una vera attività di sostegno rivolta a chi è affetto dalle tante degenerazioni cerebrali.
Durante gli incontri non mancano momenti di leggera convivialità, prova ne è l’offerta fatta di tè e pasticcini, accompagnati da canti e giri danzanti. Un percorso di due ore settimanali che si apre con il benvenuto e l’accoglienza dei partecipanti, seguito da una proposta di attività diversa per ogni seduta. Lo sforzo è teso a dar luce a tempi di vita che a queste persone sembra improvvisamente essere stata messa in pausa. Sul viso resta fissa un’espressione di smarrimento. A osservarla sembra un cinerama sul quale scorrono immagini prese da un elenco di ricordi, tempo libero, affetto, scampagnate felici, impegni gravosi, persone conosciute, sacrifici, annunci, dolori. E sotto quello sguardo un fiume nero sembra scorrere, dove tutto si mostra, essere sommerso.
Resta così da chiedersi se il legame di comunità che riconosciamo è derivato da civile convivenza, se condividiamo questo pensiero, e dirci che non ci si può dimenticare sia delle persone colpite da queste degenerazioni sia dei caregiver che se ne occupano non solo per accudirli. È un dovere, una legge o meglio un dono reciproco che deve passare da un soggetto all’altro, trovando un mondo in cui il rapporto sia un po’ come un primo incontro, nella sua casualità, nell’innocenza che può ripetersi all’infinito.
Proprio come quando pedali e avverti il clima, gli odori, i profumi, i suoni, i richiami. E puoi gustare il paesaggio farti sorprendere da incontri fortuiti con animali selvatici o con viandanti di ogni tipo.

Riguardo l’articolo sugli incontri a Calderara oltre a complimentarmi con il giornalista De Girolamo, faccio presente che seguo da piu di 10 anni un’esperienza a Castel Maggiore di caffe Amarcord presso il Centro sociale Sandro Pertini, come caregiver di mia madre, che ci ha lasciato nel giugno del 2021. Continuo a seguire l’esperienza. Nel corso di 10 anni ho pubblicato sul giornale di Castel Maggiore una sorta di diario delle esperienze all’interno degli incontri. Tutte in segiito da me raccolte in un libro diffuso presso il Centro sociale Pertini e presso i partecipanti e fsmiliari. Devo ancor provvedere all’ISBN..Se e’ di interesse per Cantiere Bologna , come importanza del recupero attraverso la storia delle esperienze degli anziani, ci sono anche 4 biografie
.Posso farvelo pervenire. Isa Evangelisti giornalista naviligruppi@gmail.com