A seguito degli insulti online contro la vicesindaca di Bologna, ancora una volta viene da chiedersi quando arriverà il momento in cui le persone per bene si ribelleranno iniziando a chiedere risarcimenti corposi per porre un freno politico a questa decadenza incivile
di Andrea Femia, digital strategist cB
Una persona non si può allontanare qualche giorno da Bologna senza che taluni ricordino a Dio e a noi tutti che non è necessariamente detto che gli esseri umani siano dotati di intelletto. Se Dio può provare a prendere nota dei difetti di fabbricazione, non per forza congeniti, e metterci una pezza rivedendo i suoi progetti nel più famoso studio d’architettura del multiverso, noi altri esseri umani abbiamo il compito di interrogarci sui mezzi a disposizione per correggere alcune noie di grossa portata.
Il fatto è noto ma giova ricordarlo, per chi come il sottoscritto si è trovato spiazzato davanti a un’ondata mediatica di solidarietà che ha riguardato la vicesindaca Emily Clancy in queste ore. Nei giorni scorsi una campagna pubblicitaria ha riempito la città di Bologna di manifesti quanto meno discutibili. Un’associazione di alcuni padri separati ha fatto realizzare questi cartelloni che hanno ripreso una campagna di pubblicità progresso contro la violenza femminile e, rivedendo le parole e i colori, hanno fatto sì che provocatoriamente venisse fatta luce sul fatto che spesso anche gli uomini sono vittime di una sorta di guerra intergenere maschi vs femmine.
Il mio parere, occupandomi di pubblicità, è che l’azzurro che fa da sfondo a questi manifesti sia al limite di una rappresentazione fanciullesca del maschio che andrebbe interpretata da professionisti adeguati. Con questo non voglio suggerire che sia infantile paragonare la situazione maschile con quella femminile, anche perché di uomini che si ritengono destrutturati e autodichiaratisi distanti dal “maschio tossico” ne è pieno il mondo e non vorrei correre il rischio di zompare a piedi pari nella categoria; però, pur non avendo avuto modo di parlare con alcuno degli individui che hanno commissionato queste grafiche esteticamente – a mio parere – non riuscitissime, mi sento di dire che questa provocazione sia quanto meno fuori asse rispetto al buon senso generale, che suggerirebbe di non porsi in contrasto semantico con una campagna che affronta un dramma sociale che, comunque la si veda, è tale principalmente per la portata numerica enorme delle donne vittime di violenza.
E quindi, tornando al fatto dal quale infine ho sviato, Emily Clancy chiamata a dare un giudizio politico su questa campagna si esprime non evidenziando particolare simpatia o supporto.
Fin qui direi tutto nella norma, non sarebbe neanche molto intelligente dire che ci saremmo aspettati altro.
Il dramma contemporaneo insostenibile arriva con una caterva di insulti a Clancy che quasi non fanno più notizia, perché come oggi toccano lei negli ultimi anni hanno toccato moltissime persone, che si sono ritrovate a dover fare i conti con quella parte non più silenziosa di bestiole da passeggio al collare del capitalismo invornito tecnologico.
Il problema della violenza e della diffamazione a mezzo social network è il principale strumento nelle mani dei tecnocrati e dei neofascisti, non saprei come altro chiamarli, mi dispiace per Benito Mussolini che di certo non poteva immaginare nel 1925 che cento anni dopo un redattore di Cantiere Bologna gli avrebbe dato la colpa anche per degli insulti sui social network, scusa Benny.
In ogni parte del mondo, mica solo a Bologna, ogni discussione che tocca determinati temi, tra i quali la battaglia tra i generi, finisce con fabbriche di pusillanimi pronti a insultare beati nella loro impunità. Che fortunatamente è solo presunta, ma è ora che qualcuno inizi a farglielo notare in massa.
Non può essere che dobbiamo vivere nel mito che tutte le persone vadano educate, non funziona così. Non puoi educare i 60enni benestanti che hanno vissuto una vita di agio dicendo «guardate che potete migliorare». Non si può sperare di educare dei 24enni che vanno benissimo all’università, capaci di distinguere perfettamente, da un singolo sintomo, tutte le malattie esantematiche messe al mondo da Dio. Sempre lui. Non si può sperare di educare un pensionato che mantiene figli e nipoti dopo una vita di lavoro duro, che passa il tempo scrivendo sui social network a una persona che neanche conosce «sei una troia».
Queste persone vanno prima di tutto punite. Sarai d’accordo, Benito.
E devono essere sempre di più le persone che vengono punite altrimenti i freni a questa sciagura non si porranno mai, ed è bene che questo argomento diventi motivo di interesse reale dei partiti politici, che continuano a guardare moltissimo ai social network dal lato autopromozionale e pochissimo o malissimo dal punto di vista dell’emergenza sociale.
I cittadini non andrebbero davanti alla vicesindaca di una grande città a urlarle in faccia le cose peggiori del mondo, prive di alcuna connotazione politica, senza avere il terrore di finire tra le grinfie di un trattamento sanitario obbligatorio. Per difendersi dalla diffamazione violenta sui social network il Tso non è una possibilità, però essere costretti a spendere diverse migliaia di euro è una concreta opzione.
Emily Clancy è laureata in giurisprudenza, non ha certamente bisogno del mio consiglio su come muoversi in questi casi, ma in linea generale e politica è bene che il suo caso non rimanga l’ennesimo momento di sacrosanta indignazione e solidarietà passeggera, altrimenti sarebbe per l’ennesima volta inutile.

“…..l’azzurro che fa da sfondo a questi manifesti sia al limite di una rappresentazione fanciullesca del maschio che andrebbe interpretata da professionisti adeguati…”…ma che vuole dire? che solo “professionisti adeguati” secondo Lei debbono “interpretare” un manifesto?? Boh! Detto questo – ma c’è da dire che io aborro la pubblicità e trovo aberranti la sua ideologia e le sue pratiche e quindi non ho in verità una buona opinione dei suoi professionsiti e della stessa professione in sè – OVVIAMENTE LE OFFESE E LE MINACCE AD EMILY CLANCY SONO UNA VERA PORCHERIA..CHE DEVE ESSERE PUNITA SECONDO QUANTO PREVEDE LA LEGGE. Devo però anche dire – avendo conosciuto uomini che hanno subito e molto dalle proprie mogli e compagne (io no…io sono felicissimamente insieme ad una donna da quasi 57 anni oramai), che i manifesti in questione NON moi sono sembrati fanciullleschi proprio per niente ed anzi li ho trovati appropriati ed appropriato e intelligente il loro porsi sulla scia – capovolta – dei manifesti invece rivolti alle donne. E devo anche dire che seppur CONDANNANDO IN MANIERA INEQUIVOCABILE ingiurie e minacce ad Emily Clancy non ritengo di poter essere frainteso, trovo che in effetti i maschi che subiscono torti analoghi dalle proprie excompagne NON DEFVONO ESSERE DIMENTICATI dalle nostri Istituzioni.
L’insulto è purtroppo un segno di imbarbarimento che sta trovando assuefazione colpevole in una società intrisa di violenza. Purtroppo è la conseguenza di un certo lassismo morale che è nelle pieghe dei comportamenti quotidiani laddove se picchi un avversario politico ti senti giustificato o se occupi uno spazio hai mille attenuanti e giustificazioni. Terreno smosso a favore dei delinquenti che seminano e proliferano. Inutile sottolineare che le vittime principali sono i deboli che socialmente o economicamente vengono quotidianamente aggrediti nell’acquiescenza generalizzata.
Negli ultimi tempi – per essere più precisa direi dal tempo del Covid in qua- è sempre più difficile leggere o sentire critiche argomentate a qualsiasi fenomeno riguardi la società: ogni occasione è buona per dare sfogo a umori biliari. Dallo stadio le invettive si scaricano sui social, all’indirizzo di chiunque esprima pensieri con più di due verbi.
Il dissenso politico non è più argomentato, ma si trasforma in offesa.
L’ educata pacatezza di Clancy è una vera provocazione per gli scalmanati ignoranti.
Emily Clancy è un bene prezioso. Come donna, come donna di bologna, come donna di sinistra apprezzo moltissimo il suo indefesso lavoro.
E che i maschietti colorati d’azzurro continuino a rosicare.
Gentile Andrea Femia, premetto che porto la totale solidarietà a Emily Clancy, tuttavia gli insulti alla vicesindaca sono figli/e (oggi bisogna
essere attenti sul “genere” da qualsiasi parte) dell’attualità, dove è d’obbligo vivere solo nel presente.
Emily Clancy ne è un esempio. La regola è la radicalità con una insalata
di puritanesimo giacobineggiante. Il partito politico cui appartiene, Coalizione Civica, è un convinto assertore della società del “bianco” e del “nero”. Per quello che ho letto Clancy, fortunata, è portatrice del non dubbio. Certo in questo gioco al massacro, per ora dialettico, c’è una gara fra destra e sinistra e come detto il dubbio non è ammesso, il compromesso è segno di debolezza, la mediazione è un peccato.
Questa trasfigurazione per me negativa è figlia della mutazione genetica della sinistra, soprattutto quella di nuovo conio modello Schlein.
Approfitto per una curiosità che spero sia smentita. La vicesindaca ha annunciato un meeting per celebrare il 1977 bolognese. In quella occasione, a quanto ho capito, si dovrà dibattere l’atteggiamento e le responsabilità politiche della giunta e del Sindaco nel 1977. Io giovane c’ero. Le decisioni in quei drammatici momenti furono prese dal sindaco Zangheri in accordo co le minoranze, cui io appartenevo (ero personalmente asserragliato nella sede Dc di vai San Gervasio, difesa a fatica da polizia e carabinieri dall’assalto dei manifestanti che accusavano la Dc di essere la mandante della morte di Francesco Lorusso. Come detto io ero all’opposizione ma pregherei Emily Clancy di cavarsi il cappellino quando parla di Zangheri.
La DC ERA la mandante politica della uccisione a freddo di Francesco Lorusso. E forse non solo. Zangheri e lo stesso Berlinguer criminalizzarono decine e decine di migliaia di giovani indignati e addolorati, proprio allo scopo di mantenere relazioni di potere con gli esponenti di quel partito, lo scrivo con la p minuscola intenzionalmente. Questa codardia della Sinistra istituzionale, dell’allora Partito Comunista, lo rovinò come si è poi visto nel tempo. Lo separò da centinaia di migliaia di giovani appena entrati in politica e li buttò nelle mani di chi ne approfittò per le sue avventure, nel peggiore degli esiti; la gran massa nel privato, nel non voto, nello sballo della droga o del ridursi alla famiglia borghese tutta casa e lavoro. Il PCI si tenne la sua miriade di funzionari diretti o diffusi nelle istituzioni e nelle associazioni di ogni tipo. E si tenne chi faceva il cameriere nelle feste dell’ unità.
Ignoro le posizioni politiche generali della Clancy ed in verità non mi interessano, così come non mi interessa Coalizione Civica. Aggiungo che a mio parere i maschi separati che subiscono angherie dalle loro compagne han fatto bene, anzi benissimo ad individuare uno spazio importante per fare conoscere i problemi che li affliggono. Ma certamente la Clancy si è resa conto della debolezza della sua campagna di comunicazione…muta nei confronti degli uomini. E chi la ingiuria o la minaccia deve andare in galera.
Certo che l’obiettività è merce rara!