Il 23 aprile alle 20.30, ospite dell’auditorium della Casa della Cultura “Italo Calvino”, Anpi Calderara di Reno affronta la questione dedicando alla riforma una serata. A trattare del riordino partecipa il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Bologna Letizio Màgliaro, sollecitato nella discussione da Silvestro Ramunno, presidente dell’Ordine dei Giornalisti Emilia-Romagna
di Vincenzo De Girolamo, giornalista
Il 16 gennaio scorso la Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge di riforma costituzionale sulla giustizia voluta dal governo. Il primo dei quattro passaggi parlamentari, previsti in questi casi (due alla Camera e due al Senato) quando a essere modificata è una parte della Costituzione. La riforma dell’ordinamento giudiziario è argomento che arriva da lontano, tanto che si rintraccia la sua presenza in varie stagioni nelle discussioni della vita politica del nostro Paese, e il riassetto dell’ordinamento della magistratura è sicuramente fra gli argomenti più discussi, più gettonati da quando è divenuto cardine del programma politico dei governi presieduti da Silvio Berlusconi.
Il 23 aprile alle 20.30, ospite dell’auditorium della Casa della Cultura “Italo Calvino”, Anpi Calderara di Reno affronta la questione dedicando alla riforma una serata dal titolo Quale riforma costituzionale della Giustizia? Le modifiche significative all’ordinamento giudiziario. A trattare del riordino partecipa il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Bologna Letizio Màgliaro, sollecitato nella discussione da Silvestro Ramunno, presidente dell’Ordine dei Giornalisti Emilia-Romagna.
L’appuntamento vuol porre lo sguardo sui notevoli cambiamenti proposti nella riforma, nella quale primeggia l’istituzione della cosiddetta separazione delle carriere, cioè l’introduzione per la professione di concorsi separati e diverse norme interne riguardanti i magistrati inquirenti, in altre parole i pubblici ministeri titolari delle indagini, e quelli giudicanti, cioè i giudici che emettono le sentenze. I critici di questa riforma vedono un passaggio preliminare di un ipotetico nuovo intervento per subordinare in maniera netta l’azione e la carriera dei magistrati inquirenti al governo. C’è poi l’altro aspetto della riforma che genera contestazioni e cioè le modifiche al Csm. Non tanto per la duplicazione degli organismi (essendoci due carriere distinte, ha una sua coerenza che ci siano due consigli di autogoverno differenti) ma, per un verso dall’introduzione del sorteggio come metodo di elezione pressoché esclusivo dei suoi membri, dall’altro con l’istituzione dell’Alta Corte Disciplinare, che deve giudicare gli illeciti di entrambe le magistrature definendo le relative sanzioni.
Quello proposto dalla serata vorrebbe essere un contributo che metta sotto la lente luci e ombre della riforma costituzionale presentata dal Governo e arrivata dal precedente Parlamento. Un incontro che abbia la capacità di discutere sui tempi processuali della nostra giustizia (Sappiamo che quella italiana funziona molto a rilento rispetto ad altri Stati dell’Ue). Che faccia il punto in ambito giudiziario con il Pnrr, al quale sono state affidate parti che contemplano alcune misure pensate per dare risposte volte a rendere il sistema giudiziario più efficiente, in modo da ridurre la durata dei procedimenti avvicinando l’Italia alla media europea. E ancora, la digitalizzazione del sistema giudiziario, che sarebbe una delle risposte per velocizzare la procedura processuale, a che punto è e soprattutto sta funzionando?
In tutto questo gran discutere di una cosa restiamo convinti: qualsiasi riforma, se parte dal soffocamento dell’indipendenza e autonomia della magistratura, rende la Giustizia sempre più debole con i forti e impietosa verso i deboli.
