Prodigioso e misterioso maestro, Toni Giuriolo nell’obiettivo del pronipote

“La religione della libertà” è il documentario che rievoca la figura del leggendario patriota, caduto in combattimento nel Lizzanese ottant’anni fa. Lo ha realizzato Giulio Todescan, giornalista, documentarista e discendente della “medaglia d’oro della Resistenza”, insieme al collega Marco Zuin. Il film sarà presentato a Bologna il 20 maggio nella sede di “Trekking Italia” (via dell’Inferno 20b, ore 20.45). Sullo sfondo i ricordi del giornalista Enzo Biagi e dello scrittore Luigi Meneghello

di Ugo Berti Arnoaldi, Biblioteca del Mulino


Il 15 febbraio 1945 si stampava a Porretta il secondo numero (dei tre che ne uscirono) di «Patrioti», giornale della brigata Giustizia e Libertà di montagna, allora attiva nella zona liberata tra le valli del Reno e del Silla. Il giornale era realizzato da Enzo Biagi, partigiano della brigata, che apriva il numero con un articolo dedicato al ricordo di Toni, il comandante della Matteotti, ucciso due mesi prima in un assalto alle postazioni tedesche sotto il crinale del monte Belvedere. Mentre Biagi scriveva, il corpo di Toni era ancora lì dov’era caduto, minato dai tedeschi e sepolto dalla neve; i suoi avrebbero potuto recuperarlo solo dopo la conquista del crinale, che avvenne giusto cinque giorni dopo, il 20 febbraio. Fu sepolto nel cimitero di Lizzano, con la semplice indicazione «Capitano Toni» perché in definitiva nessuno sapeva chi fosse esattamente quel vicentino mandato in luglio dal Cln di Bologna a prendere le redini della brigata, rimasta senza comandante.

A Vicenza viceversa la famiglia e gli amici erano rimasti senza contatti e neanche sapevano che era morto. Ci volle Luigi Meneghello, che ai primi di maggio venne da Vicenza a Bologna in bicicletta, per ritrovare la traccia. Toni poté così riavere il suo nome, Antonio Giuriolo. 

Gli studi, i ricordi, le commemorazioni, persino un film come I piccoli maestri, tratto dallo straordinario libro di Meneghello (Toni era interpretato da Marco Paolini), hanno contribuito a ricostruire la figura di Giuriolo nella sua interezza, eppure la memoria di Toni, che ha i tratti di un’autentica devozione, ha continuato a dividersi tra il Veneto e l’Appennino bolognese. In Veneto dove si formò come intransigente intellettuale antifascista, precoce aderente della rete clandestina che portò al Partito d’Azione, maestro senza cattedra di una pattuglia di giovani (i “piccoli maestri”) che prese le armi e lo seguì in montagna; e nel Bolognese dove i ragazzi della Matteotti (i Tony’s boys li chiamavano gli americani), che era arrivato a comandare per un caso del tutto fortuito (qui), erano caduti innamorati (non c’è altra parola) della sua figura carismatica, senz’altro sapere di lui. Una devozione che non passa, testimoniata da ben quattro cippi a lui dedicati, fra Porretta e Lizzano in Belvedere.

Giulio Todescan, giornalista e documentarista, ha ora realizzato insieme a Marco Zuin, anche lui produttore di cortometraggi e documentari, un piccolo film su Toni di cui è pronipote, in occasione dell’ottantesimo della sua morte. Si intitola “La religione della libertà”, e sarà presentato in anteprima a Vicenza il 19 maggio e il giorno dopo a Bologna nella sede di Trekking Italia (via dell’Inferno 20b, ore 20.45) nell’ambito della rassegna «Sentieri di Libertà». 

Il racconto della vita di Giuriolo nasce da un montaggio di materiali diversi e alquanto evocativi: le tante foto degli album di casa Giuriolo, che la famiglia ha donato con varie altre carte all’Istituto della Resistenza vicentino, dove colpisce in particolare la sua passione per la montagna e l’alpinismo, e poi i libri studiati e sottolineati, le testimonianze degli studiosi che hanno ricostruito la sua vita (Antonio Trentin, autore di una biografia molto bella) e la formazione intellettuale (Renato Camurri), filmati inediti di vecchie commemorazioni tenute al Rifugio a lui intitolato al passo di Campogrosso e anche di quella del 12-13 dicembre scorso a Lizzano.

Notevoli su tutto le testimonianze di due che furono in montagna con lui: Renzo Ghiotto, tra i “piccoli maestri” dell’Altipiano e, lato bolognese, Ferruccio Pilla, vicecomandante del primo battaglione della Matteotti. Toni, ricorda Ghiotto, «mi dava la sensazione del maestro… sentivo la pressione morale che lui spandeva attorno a sé, anche senza parlare la sua presenza era una presenza morale»; e ugualmente Pilla con parole diverse rievoca la qualità speciale che la presenza di Toni con il suo straordinario carisma sapeva dare alla brigata: «Quelli delle altre brigate che venivano in contatto con noi dicevano “ma questo è un altro mondo”, perché veramente era un mondo di libertà, di democrazia, di consenso, era una vita nuova che noi sentivamo, ed è anche per questo che morto lui abbiamo detto nessuno potrà prendere il suo posto».

Parole che non possono non ricordare le pagine che più volte Meneghello ha dedicato, con un senso struggente di nostalgia e di lutto, al «prodigioso e misterioso maestro» Giuriolo: «L’incontro con lui ci è sempre parso la cosa più importante che ci sia capitata nella vita: fu la svolta decisiva della nostra storia personale».


2 pensieri riguardo “Prodigioso e misterioso maestro, Toni Giuriolo nell’obiettivo del pronipote

  1. complimenti al pezzo sull’Eroe Toni Giuriolo, Ferruccio Pilla Vice Comandante del primo Battaglione della Matteotti ho avuto la fortuna di conoscerlo ed essergli amico, eravamo insieme nel Comitato di Vigilanza della Banca Popolare di Novara sede di Bologna di cui ero Presidente, nel dopo guerra intraprese la professione di avvocato, sua sorella Franca, che ha 104 anni e vive a Roma, sposò nel 1946 Carlo Azeglio Ciampi futuro Presidente della Repubblica Italiana

Rispondi