Un sindaco caccia l’addetto stampa, il Pd tace davanti alla protesta

È successo a Renzo Sanna, da cinque anni addetto stampa del Comune di Calderara di Reno, guidato da  Giampiero Falzone che, appena un anno fa, gli aveva rinnovato il contratto. Perché glielo straccia? Per essersi dimenticato di inviare una mail e non aver pubblicato un’ordinanza sull’Albo pretorio, atto che spetta al settore amministrativo. Falzone ha provato anche a impedire una manifestazione di protesta del sindacato nazionale della stampa e continua a mandare comunicati ai media quando la legge impone che il settore pubblico si avvalga di giornalisti iscritti all’albo. L’Anci lo ha richiamato per questo. I vertici del Partito democratico, interpellati, invece non rispondono su un atto inaccettabile

di un gruppo di oltre 200 giornalisti di Bologna e della regione (sottoscrizione aperta ai colleghi che vogliano firmare)


Nel 2025, in Emilia-Romagna, un giornalista può perdere il proprio lavoro dalla sera alla mattina, dopo cinque anni nello stesso posto da addetto stampa, perché si è dimenticato di inviare una mail.

E non capita nel settore privato, ma in un’amministrazione pubblica: il Comune di Calderara di Reno.

È successo tre mesi fa a un nostro collega, Renzo Sanna, molto stimato e conosciuto a Bologna, dove ha lavorato per varie testate, per quasi 20 anni.

A gennaio, il sindaco di Calderara, Giampiero Falzone, ha stracciato da un giorno all’altro il suo contratto.

La colpa di Renzo? Nella lettera di revoca dell’incarico per giusta causa, il sindaco Falzone indica quella di essersi dimenticato di inviare una mail e non aver pubblicato sull’albo pretorio un’ordinanza. Un compito – quest’ultimo – che evidentemente attiene all’azione amministrativa del Comune ed esula completamente dall’incarico giornalistico che ricopriva il nostro collega.

La decisione del sindaco Falzone è incomprensibile e inaccettabile.

Ha motivato la decisione per il venire meno del rapporto di fiducia ma lui stesso, l’anno scorso, aveva confermato Sanna nel ruolo di ufficio stampa del Comune che ricopriva, infatti, dal 2019: evidentemente per cinque anni la sua professionalità e il suo modo di lavorare lo avevano soddisfatto, tanto da rinnovargli la posizione per un nuovo mandato.

Come categoria, siamo rimasti sbigottiti e indignati davanti a un tale comportamento.

L’Aser, il sindacato dei giornalisti dell’Emilia-Romagna, si è da subito attivata per difendere i diritti del nostro collega. Al segretario aggiunto della Fnsi (Federazione nazionale della stampa) Matteo Naccari è stato anche intimato, mentre protestava durante il consiglio comunale, di non esporre striscioni e cartelli per Sanna e vietato di scattare fotografie: ci domandiamo se il sindaco Falzone si sarebbe comportato nella stessa maniera di fronte a una qualsiasi altra manifestazione sindacale che non lo riguardasse in prima persona.

Non solo. Lo stesso Falzone in una dichiarazione a mezzo stampa ha ammesso di aver assunto Sanna al di fuori delle regole previste dal protocollo regionale firmato da Aser, Anci e Ordine regionale dei giornalisti. E oggi continua a diffondere comunicati stampa sull’operato del Comune, nonostante l’assenza di un addetto stampa iscritto all’Albo, infrangendo la legge 150/2000 che prevede che gli uffici stampa delle amministrazioni debbano avvalersi di giornalisti iscritti, come ribadito anche dal protocollo regionale firmato dall’Anci. Che per voce del presidente regionale Marco Panieri lo ha, infatti, richiamato. L’Aser ha scritto, tramite i suoi avvocati, a Falzone denunciando le irregolarità e ha ottenuto un nuovo intervento dell’Anci. Il sindaco ha affidato le sue repliche a un avvocato. Così come anche Renzo Sanna ha impugnato la revoca.

Fino a oggi Falzone non ha risposto nel merito delle proprie scelte. Così come non si è espresso il partito a cui è iscritto: il Partito democratico.

Interpellati sul tema, non hanno dato riscontro il segretario regionale, Luigi Tosiani, e la segretaria di Bologna, Federica Mazzoni.

Tanti di noi si occupano di politica tutti i giorni e hanno rapporti con gli esponenti del Pd, come di ogni altro partito. Sarebbe assurdo e disonesto sostenere che esiste un problema del Pd con la categoria dei giornalisti.

Perché un episodio del genere resta gravissimo a prescindere dal partito di appartenenza del sindaco coinvolto.

Eppure, dai vertici del partito ci saremmo aspettati un segnale di attenzione alla vicenda, in coerenza con le politiche portate avanti a livello nazionale dalla segretaria Elly Schlein, che ha posto la difesa dei diritti dei lavoratori come priorità della propria azione politica.

A maggior ragione in un periodo molto difficile per l’editoria anche nella nostra Regione, come dimostra la situazione critica che stanno vivendo i colleghi dell’Agenzia Dire.

Questa deriva ci preoccupa e rappresenta un precedente inquietante per la nostra categoria.

Il nostro auspicio è che questo episodio possa essere ricomposto a breve, restituendo a Renzo la sua dignità di uomo e di giornalista, calpestata con un pretesto inaccettabile che lui e la sua famiglia stanno pagando in prima persona senza aver commesso nulla di sbagliato.

  • Paolo Maria Amadasi
  • Matteo Naccari
  • Silvestro Ramunno
  • Rosalba Carbutti
  • Francesca Romanelli
  • Chiara Affronte
  • Paolo Amabili
  • Marina Amaduzzi
  • Alessia Angellotti
  • Simone Arminio
  • Stefano Asprea
  • Federico Balletti
  • Carlo Alberto Barnabè
  • Valerio Baroncini
  • Stefano Benfenati
  • Vera Bessone
  • Mirko Billi
  • Francesca Blesio
  • Erika Bertossi
  • Paolo Bonacini
  • Giulia Bondi
  • Andrea Bonzi
  • Cristina Boschini
  • Vincenzo Branà
  • Cristina Boschini
  • Gianni Boselli
  • Sarah Buono
  • Gioele Caccia
  • Guido Calamosca
  • Dora Carapellese
  • Antonella Cardone
  • Jacopo Cecconi
  • Saverio Cioce
  • Mara Cinquepalmi
  • Alessandro Cori
  • Daniela Corneo
  • Rita Costi
  • Giuseppe Cucinotta
  • Benedetta Dalla Rovere
  • Camilla Di Collalto
  • Noemi Di Leonardo
  • Vito Di Stasi
  • Gilberto Dondi
  • Sabina D’Oro
  • Paola Fedriga
  • Sara Ferrari
  • Stefano Ferrari
  • Jacopo Frenquellucci
  • Massimo Gagliardi
  • Tommaso Galligani
  • Margherita Giacchi
  • Andrea Giagnorio
  • Federica Gieri Samoggia
  • Marco Girella
  • Marcello Giordano
  • Mauro Giordano
  • Dario Giordo
  • Rodolfo Giuliani
  • Caterina Giusberti
  • Raffaella Grimaudo
  • Ilaria Inzitari
  • Michele Lapini
  • Giorgio Maria Leone
  • Alice Loreti
  • Stefano Luppi
  • Marco Madonia
  • Andrea Mari
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  • Vanni Masala
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  • Maria Elena Mele
  • Enzo Menichella
  • Silvia Minelli
  • Mattia Motta
  • Barbara Musiani
  • Sofia Nardacchione
  • Francesca Nannetti
  • Marina Nasi
  • Leonardo Nesti
  • Giorgia Olivieri
  • Francesco Pandolfi
  • Massimo Paolone
  • Rinaldo Paolucci
  • Mara Pedrabissi
  • Eva Pedrelli
  • Beppe Persichella
  • Giuseppe Pilloni
  • Elisa Ravaglia
  • Massimo Ricci
  • Riccardo Rimondi
  • Tommaso Romanin
  • Francesco Rosano
  • Gianluca Rotondi
  • Andrea Sangermano
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  • Marco Zavagli
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  • Giampiero Moscato
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  • Pier Francesco Di Biase
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  • Claudia Baccarani
  • Sara Scheggia
  • Andrea Zanchi
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  • Paolo Mastino
  • Giuseppe Meloni
  • Pietro Mulas
  • Ilenia Mura
  • Aldo Muzzo
  • Daniela Paba
  • Roberto Petretto
  • Davide Pinna
  • Angela Recino
  • Luca Rojch
  • Susi Ronchi
  • Alessandra Sallemi
  • Kety Sanna
  • Valentina Sanna
  • Simona Scioni
  • Simonetta Selloni
  • Claudio Zoccheddu
  • Alessandro Bongarzone

In copertina: Matteo Naccari, segretario aggiunto Fsni


8 pensieri riguardo “Un sindaco caccia l’addetto stampa, il Pd tace davanti alla protesta

  1. Con tutti gli errori che fa il PD (vedere Bologna) vi inalberate solo perché licenziano un vostro collega ????
    Sveglia i problemi oltre a questo sono altri e molto più importanti ma quelli voi non li vedete

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