Votare fuori sede è bello

L’8 e il 9 giugno si potrà votare per i referendum sul lavoro e sulla cittadinanza anche se la propria residenza è sita in un Comune diverso rispetto a quello in cui si vive. Non bisogna mai dare per scontati i diritti acquisiti, anche per rispetto di chi non ha potuto esercitarli. Bologna è una città stracolma di studenti e lavoratori non residenti, la procedura di registrazione scade domani. Affrettatevi

di Andrea Femia, digital strategist cB


Se dovessi calcolare il monte ore passate sui treni per “scendere” e andare a votare, probabilmente supererei abbondantemente la tripla cifra.

Da calabrese, la mia prima esperienza fuori sede è arrivata subito: avevo 18 anni e mi ero appena trasferito a Napoli. Ricordo con un certo grado di disagio la coda nella biglietteria di Trenitalia fatta con in mano il certificato elettorale. Ti spiegavano che per godere dello sconto occorreva che il viaggio avvenisse in una parentesi temporale specifica pre e post voto. Tu non avevi moltissima scelta se non dire sempre “Ok”.

All’epoca i treni avevano un costo decisamente inferiore, e più in generale la tratta Napoli Centrale – Lamezia Terme Centrale non era interessata dall’alta velocità, per cui effettivamente godere dello sconto non era cosa da poco. Trovavo comunque poco sensato che si dovesse spendere dei soldi per andare a votare. Mi sembrava totalmente contraddittorio con il principio per il quale il voto è perfettamente a metà tra un diritto e un dovere. Spendere dei soldi per esercitare un diritto che è anche un dovere mi pare, anche a pensarci oggi, un’enorme fesseria. Però, anche lì, non è che ci fosse molta scelta se non dire sempre “Ok”.

Successivamente, giunto a Bologna, la tratta era diventata decisamente più lunga. Ho cambiato in fretta la residenza, ma non abbastanza da saltare una tornata elettorale. Lì la questione con il passare degli anni era cambiata parecchio. Lo sconto elettorale di Trenitalia è diventato nominalmente un’agevolazione del 70%, sì, ma sui biglietti base. Per esperienza posso dire che, per assurdo, è risultato comunque più conveniente prendere un biglietto aereo con una low cost. Non voglio aprire pipponi sesquipedali su quanto paia poco logico che Ferrovie Dello Stato ti agevoli, nei fatti, meno di una low cost privata, perché si perderebbe il punto della vicenda. Che è questo qui che segue.

L’8 e il 9 giugno si vota per i referendum sul lavoro e sulla cittadinanza. Come già successo per le elezioni europee del 2024 i fuori sede, categoria interessante già per definizione, potranno votare nella città che li ospita, nella quale lavorano o studiano. Nessuno avrà dunque bisogno di dover fare i conti con agevolazioni, con il portafogli, con l’angoscia di dover scegliere tra “scendere” (statisticamente è più difficile che in questi casi si “salga”) a votare e perdere lezioni, o giorni di lavoro, o chissà cos’altro. Il fuori sede, che di norma troviamo scritto tutto attaccato, come se fosse una creatura mitologica, potrà serenamente presentarsi nella città in cui vive a esercitare il suo diritto.

Il problema è che si deve muovere. Caro fuorisede tuttoattaccato, concedimi la paternale da quasi quarantenne che mi fa gonfiare l’ego mentre tu ti annoi. Io, e a tanti altri individui, abbiamo riempito di bollini le tessere elettorali mettendo da parte una banca ore di viaggi e di soldi perduti che nessuno ci ridarà indietro. Non è una roba eroica, ma ti assicuro che era una grossissima seccatura. Tu ti dovrai accollare una procedura abbastanza rapida, ma ti rimangono solo due giorni, quindi magari se leggi questo articolo non farti prendere dalla voglia di finire prima il caffè o di pensarci più tardi. Fallo ora.

Segui le procedure riportate qui: https://www.comune.bologna.it/servizi-informazioni/voto-fuori-sede-persone-altre-province-temporaneamente-domiciliate-nel-comune

Sono abbastanza rapide. Servono giusto 10 minuti di concentrazione. Rispetto alle ore di viaggio che avreste potuto dover fare non sono praticamente nulla.

La portata di questi referendum è per ora abbastanza sottovalutata. Si parla di diritto del lavoro, una materia non proprio affascinante, parliamoci chiaro, ma è una delle poche che cambia radicalmente la vita delle singole persone, delle famiglie e delle masse. Si parla della possibilità di essere reintegrati nel lavoro se licenziati ingiustamente dalle grandi imprese; e nel caso in cui avvenga nelle piccole imprese, che il risarcimento destinato al lavoratore sia congruo e non umiliante. Si vuole evitare la pagliacciata degli eterni lavori a tempo determinato che non si stabilizzano mai. E prevenire gli infortuni, imponendo che anche le ditte appaltanti si assumano la responsabilità di quanto avviene invece di essere avvolte nel fumo dell’invisibilità quando accade qualcosa di grave. 

E insieme a tutto questo, si vuole fare in modo che i cittadini e le cittadine di origine straniera non debbano vivere l’apocalisse per poter avere la cittadinanza italiana, riducendo le tempistiche per le pratiche. Insomma è una roba grossissima, che ancora non attecchisce del tutto tra gli umori delle persone, perché siamo un po’ troppo impegnati a capire perché Trump ce l’ha con il Canada. La vita è una questione di priorità. 

Fuorisede, orsù, muoviti.


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