Coppa Italia: Bologna insegue un titolo, il sogno rivive

All’Olimpico il 14 maggio i rossoblù sfideranno il Milan e restituiranno ai tifosi l’emozione, che manca da 51 anni, di battersi per un titolo importante. Allora l’arbitro ci diede una mano e Savoldi ci portò dal dischetto ai rigori. Non c’era il web, le emozioni correvano per radio. Internet cambia tutto ma il cuore torna a battere forte. Fortunato chi ci sarà. A chi mancherà va tutto il più scaramantico augurio di poter dire per il resto della vita di aver fatto una boiata: tiè, Diavolo

di Giampiero Moscato, direttore cB


Quando oramai mi ero rassegnato a non vedere più il Bologna competere per un titolo, ecco che a 67 anni Saputo, Fenucci, Di Vaio e una inconsueta (a queste latitudini) concentrazione di campioni, guidati dal meraviglioso Vincenzo Italiano, regalano alla nostra città una straordinaria finale di Coppa Italia. Un sogno atteso dal 1974 quando, con molta fortuna, i rossoblù vinsero per la seconda volta la competizione, dopo quella del 1970.

Per la verità ci fu anche la Coppa Intertoto, nel 1998, ma – almeno per me – fu davvero emozione minore, dato il fascino di una competizione estiva per squadre arrivate a ridosso di quelle promosse alla più prestigiosa Coppa Uefa. Fu poca roba.

E ora eccoci qua – che prodigio – a parlare della finalissima che il Bologna giocherà contro il Milan all’Olimpico di Roma il 14 maggio. Ed eccomi qua a sentir rimontare una passione oramai sopita per il gioco del pallone. Che fu fuoco sacro negli anni giovanili e fino agli anni ’80, quando la combinazione tra la vittoria azzurra ai Mondiali di Spagna e la presenza in Italia di campioni foresti del calibro di Maradona, Falcao, Platini, Van Basten e una miriade di fuoriclasse valeva il prezzo del biglietto. Rendeva imperdibili rubriche televisive come “90° minuto” o “La domenica sportiva”. Obbligava a portarsi dietro la radiolina a pile, sempre la domenica (tutte le partite insieme, allo stesso orario, una festa) per sentire cosa accadeva sugli altri campi. Mica c’era Internet. C’erano le calde voci dei radiocronisti Rai a farci sapere cosa stava succedendo.

Un esempio: 20 maggio 1973, stadio Gianni Falchi, Fortitudo Baseball-Ronchi dei Legionari. Avevo tre grandi passioni sportive. Il “batti e corri”, il motociclismo, il calcio. Anche altre, per la verità. Ma quel giorno fu tra i più intensi della mia vita di tifoso. Quella data non sarà ricordata per la vittoria di Bologna a baseball ma per la tragedia a Monza che uccise i centauri Renzo Pasolini e Jarno Saarinen (due idoli, subito dopo Giacomo Agostini) e il Milan cacciò lo scudetto a Verona, facendosi battere 5-3. L’emozione e la tragedia vissuta tramite la radio sono un’esperienza che chi è nato dopo l’avvento del web non potrà mai più provare.

Di emozioni così forti come la vittoria in Coppa Italia, sempre a Roma, contro la sorpresa Palermo (squadra di Serie B), il 23 maggio ’74, il Bologna me le regalò solo nel 1964, in occasione della conquista dell’ultimo dei sette scudetti. Beh, quella fu pure più forte: a casa con i miei, bimbetto, a gioire per le notizie radio e per i boati festosi del vicinato. Anche quell’emozione chi è nato dopo il ’64 non le ha più vissute.

Palermo era in testa, 1-0 al 90’, quando al Bologna fu regalato un rigore che Savoldi trasformò. Beppe non sbagliava mai, dal dischetto. E infatti si ripetette ai rigori che assegnarono la Coppa, contribuendo al 4-3 finale insieme a Bulgarelli, Novellino e Pecci, con l’errore di Cresci. I palermitani contestarono anche la sequenza dei rigori. Con ragione. Ma nel Palmarès ci siamo noi.

Ora, per tanti anni, dal 1987, ho fatto anche il giornalista sportivo e fino al 2018 ho seguito soprattutto il Bologna e il Parma, ma pure la Nazionale, le Olimpiadi, la Formula 1. Con i rossoblù fu meravigliosa la trasferta di Lubin, in Polonia. In albergo, a tavola con Scoglio e alcuni colleghi, un gruppetto di supporter rossoblù iniziò a inneggiare verso di me. Non al cronista, purtroppo. Mi scambiarono semplicemente per Lajos Detari. Gli assomigliavo. A me, vanesio, piace dire che era lui ad assomigliarmi. E che io giocavo meglio (😊): ero ambidestro.

Da cronista sportivo avrei amato seguire un evento come quello del 14 maggio, poter sentire il sapore della squadra del cuore, all’Olimpico davanti a una grande, con le papille gustative del tifoso che rivive emozioni perdute nel 2018, quando andai in pensione. Quell’anno salii le scalinate del mitico Dall’Ara per l’ultima volta. Mai più andato allo stadio. Ho molti motivi, intimi, per questo blocco.

La passione dei miei amici, tifosi molto più militanti di me, per quest’appuntamento con la storia mi eccita. Sento la loro ansia a essere tra i 50mila in coda per l’acquisto di un ingresso all’Olimpico. Invidio chi ci sarà. E sperò di invidiarli per il resto della vita per aver visto il Bologna battere il grande Milan e vincere la sua terza Coppa Italia. Mi auguro questo dispiacere – non esserci stato – facendo tutti gli scongiuri del caso. Tiè. Vade Retro, Diavolo.

Photo credits: Lega Serie A


2 pensieri riguardo “Coppa Italia: Bologna insegue un titolo, il sogno rivive

  1. Che bell’articolo, scritto con il cuore e la precisione del giornalista che sa miscelare sapientemente ricordi, che sono di tutti, attualita’ e speranze.

  2. Caro Moscato orgoglioso di avere pubblicamente elogiato il suo articolo di presentazione della finale di Coppa Italia. Il senso era un auspicio che si è rivelato un talismano. Altri, con un malinteso senso della scaramanzia, avranno invece pensato il contrario. L’altra sera ho poi pensato alla grande gioia che avrebbe provato il papà di mia moglie, persona alla quale ho voluto un mondo di bene e con il quale ho cominciato a vedere il Bologna quando lottava in serie C. Da romano e romanista via via mi sono affezionato molto ai “ragazzi in rossoblù”. Poi che bello vedere, finalmente, il centro invaso da ragazzi e ragazze dal volto pulito e gioioso a differenza di altri contesti in cui vedi invece giovani con la faccia arrabbiata che sembrano sempre sul punto di dare sfogo a una rabbia repressa.
    Cento di queste notti caro Bologna!
    Bravo Moscato!

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