Nasce il coordinamento di Quartiere sull’Ipm del Pratello

Con una maggioranza ampia e la sola opposizione di Fratelli d’Italia, il Consiglio di Porto-Saragozza ha dato il via libera alla nascita di un tavolo dedicato al carcere minorile. Uno sforzo collettivo che vede politica, associazioni e cittadinanza insieme per sovvertire una situazione già lesiva dei diritti costituzionali

di Ilaria Gamberini e Cristian Tracà, consiglieri di quartiere Porto-Saragozza


È di questi giorni l’ennesimo reportage preoccupante sulle condizioni dell’Istituto Penitenziaro Minorile di via del Pratello. L’Osservatorio minori dell’associazione Antigone, dopo la recente visita del 16 maggio, ha denunciato una situazione di sporcizia e di abbandono, con dettagli che fanno male al solo pensiero, specie quando si affonda nelle singole storie.

Tre giorni prima, all’interno del Consiglio di Quartiere Porto- Saragozza, abbiamo presentato e approvato un Ordine del Giorno per creare un tavolo di coordinamento per l’associazionismo e il volontariato che svolge attività in quella struttura, raccogliendo la sollecitazione partita dalle consigliere e dai consiglieri comunali che, da tempo, seguono la vicenda e supportano l’amministrazione per incalzare il Ministero al fine di  trovare soluzioni e cambiare passo.

Abbiamo incontrato in questi mesi decine di persone che fanno volontariato nelle carceri o che sarebbero disposte a farlo, che vorrebbero aiutare a tenervi una biblioteca, che hanno comprato vestiti, prodotti per l’igiene personale, facendosi trovare pronte al primo appello di solidarietà, con la generosità che contraddistingue questa città quando si chiama a raccolta per qualcuno più fragile.

La decisione di raddoppiare le sedi di detenzione, come raccontato in altri articoli, sin dal primo momento ha fatto temere il peggio rispetto al possibile ulteriore indebolimento delle proposte per rendere davvero luoghi di riscatto gli istituti di detenzione. Sfortunatamente, le parole di Antigone quella preoccupazione non la smentiscono.

Nel momento in cui abbiamo pensato all’Ordine del Giorno il faro è stata la Costituzione e quella capacità di non perdere mai la bussola sui valori umani, tenendo insieme la cultura cristiana, liberale e social-comunista. Ci saremmo aspettati una condivisione da parte di tutte le forze, o al massimo un’astensione.

Questo tavolo non riscriverà la storia giudiziaria di pene che saranno scontate nel modo in cui l’ordinamento e i suoi strumenti hanno previsto. Questo coordinamento non lavora nell’interesse di chi ha commesso un reato ma della cittadinanza tutta. Ce lo insegna la storia del diritto e la statistica: più abbandoniamo chi delinque, più tradiamo lo spirito costituzionale, più aumentiamo le possibilità di recidiva e marginalità una volta scontata la pena. Anche far rinascere un progetto di vita è politica per la sicurezza.

Pensiamo che questa sia una logica di massimo ‘guadagno’ umano e sociale, a maggior ragione perché si parla di un istituto per minori, con i quali la vita non è quasi mai stata tenera, chiudendo o limitando fortemente le possibilità. Ragazzi che in alcuni casi sono rimasti al mondo con una tuta e un paio di scarpe da tennis, invisibili passati alla visibilità con azioni sconsiderate che pagheranno per sempre, agganciati dalla criminalità nei momenti più bui.

Il coordinamento partirà, parallelamente a quanto avviene già al Quartiere Navile per la Dozza, perché una maggioranza ampia ha riconosciuto che fosse uno strumento importante di lavoro e collaborazione. L’opposizione di Fratelli d’Italia a questa iniziativa lascia abbastanza perplessi, visto che si tratta di persone già recluse per gli errori che hanno commesso.

Evidentemente permane ancora un’idea della colpa e della pena pre-costituzionale, più propensa all’espulsione perenne che alla rieducazione, scettica su qualsiasi possibilità di miglioramento e anche sul principio di solidarietà che il volontariato può attivare, cambiando talvolta la vita delle persone.

Eppure sappiamo che in quelle stesse stanze di cui parliamo ci sono decine di persone che fanno di tutto per aprire altre possibilità a chi a un certo punto ne ha vista solo una. Abbiamo anche storie di studenti che dietro quelle sbarre hanno deciso di cambiare vita, studiare, imparare un lavoro.

Se non avessero incontrato un educatore, una docente, un cappellano probabilmente la loro vita oggi sarebbe di nuovo nelle maglie peggiori della sopravvivenza tra un reato, una dipendenza, un vandalismo, un gesto per essere notati, almeno per qualche ora, almeno da qualcuno. Torneremo a informare chi legge questa rivista, dando maggiori dettagli sulle azioni possibili, certi che ancora tanti non si sono rassegnati alla filosofia del buttare la chiave.


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