Pro Israele e Pro Palestina

Lo sterminio attuato a Gaza causa sempre di più l’isolamento internazionale di Tel Aviv. Fermare la folle politica di Netanyahu non è meno prioritario della sconfitta di Hamas. A questo servono le voci degli ebrei che dicono “basta!”. A questo servirebbe la voce delle Comunità ebraiche. Anche di quella bolognese

di Achille Scalabrin, giornalista


L’isolamento internazionale in cui si trova Israele non ha precedenti nei suoi 77 anni di vita. Così come non ha precedenti lo sterminio di palestinesi messo in atto dal governo Netanyahu a Gaza, e che quell’isolamento genera. «Un paese sano non fa la guerra ai civili, non uccide bambini per hobby e non si pone l’obiettivo di espellere le popolazioni», ha detto Yair Golan, leader dell’opposizione israeliana. Lo stesso presidente dello Stato, Isaac Herzog, è sembrato prendere le distanze ultimamente dalla folle politica del premier.

La liberazione degli ostaggi presi da Hamas durante il massacro di civili israeliani il 7 ottobre ottobre del ‘23, è giustamente una delle priorità per il Paese, e così la sconfitta della formazione terroristica che quel massacro ha compiuto. Ma anche all’interno della società civile e politica israeliana serpeggia sempre di più la sensazione che i metodi praticati siano un boomerang che minaccia il futuro, causa incognite e rischi ancora maggiori rispetto ad Hamas.

La frattura con tanti Paesi europei considerati da sempre amici – dalla Francia alla Spagna, dalla Germania alla Norvegia  –, la condanna pronunciata da tante opinioni pubbliche democratiche, il mandato di cattura nei confronti del premier emesso dalla Corte penale internazionale per i crimini commessi, l’aumento dell’antisemitismo a livello mondiale, sono i nefasti risultati della destra messianica di Tel Aviv.  Ormai la tenuta democratica di Israele ne esce irrimediabilmente compromessa anche agli occhi di chi rimane convinto che la  sua sopravvivenza è un punto fermo. Ma se accanto a uno Stato palestinese, e senza discostarsi dai principi di democrazia e di umanità. In altre parole, è necessario liquidare quanto prima la politica di Netanyahu, e tornare ai principi che hanno ispirato i “padri della patria”, da Ben Gurion a Rabin. Restando sulla strada attuale, è sempre più vicino quello che Anna Foa ha definito «il suicidio di Israele».

Non è la sola nel mondo ebraico italiano a dire “basta!”. Lo ha fatto anche Liliana Segre con queste parole: «Provo repulsione per Netanyahu, è andato oltre principi umanitari e rispetto del diritto internazionale». Lo hanno fatto decine e decine di ebrei italiani che nei mesi scorsi con un manifesto hanno detto no alla pulizia etnica a Gaza e alla deriva nazionalista di Israele. Indubbiamente ci sono anche loro correligionari che pensano il contrario – così come c’erano ebrei antifascisti ed ebrei fascisti  –, ma ciò che accade ogni giorno nella Striscia palestinese rischia di rimanere per sempre sulla loro coscienza, come è sulla coscienza di tedeschi, italiani, polacchi, ungheresi, ucraini, lettoni, francesi, olandesi la Shoah. Le sagge parole di Mattarella inducono a una riflessione che vada al di là dall’appartenenza a un popolo o a una religione, che condivida i concetti di umanità.

Una riflessione pubblica che dovrebbe coinvolgere anche le Comunità ebraiche italiane, fin qui silenziose o impegnate a qualificare come antisemitismo qualsiasi critica  e opposizione. Chi ha sperato inutilmente in un rinsavimento di Netanyahu, spera ora in tutti coloro che possono fargli intendere il male che sta provocando a Israele e agli ebrei. Anche a quelli della Diaspora.

Sarebbe una buona cosa, per esempio, che la Comunità ebraica di Bologna usasse la sua saggezza per smarcarsi. Limitarsi a condannare chi interrompe i rapporti con Israele – come la Regione Emilia-Romagna e il Comune di Bologna – risulta inaccettabile davanti a quanto accade nel macello di Gaza. Cosa diversa sarebbe se la Comunità d’intesa con quella palestinese scendesse in piazza con slogan e appelli condivisi: “Israele, ferma il massacro. Hamas, libera gli ostaggi. Free Israel. Free Gaza”. Finché, come quella palestinese, resterà asserragliata nel silenzio o nella difesa d’ufficio, lascerà spazio a quanti camuffano il proprio antisionismo con la solidarietà ProPal. Non è mai troppo tardi per avere il coraggio di essere semplicemente umani.


Un pensiero riguardo “Pro Israele e Pro Palestina

  1. Ottimo pezzo, equilibrato e condivisibile. Ma xchè questa pervicace ritrosia a chiamare le cose con il loro nome? Perchè nessuno parla di genocidio? Eppure la storia ne è piena: dagli armeni al Ruanda, nei Balcani… Per restare a quella più recente

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