La tornata elettorale appena conclusa, abbattuta sul quorum, indurrebbe a pensare che quello tra astensionismo e svolta conservatrice sia un connubio destinato a durare, lasciando al centrodestra il controllo della partita politica e del Paese per molti anni. Allo stesso tempo, però, ci sono 14 milioni di buone ragioni per credere che uno spazio per ribaltare l’inerzia del gioco ci sia, anche da un punto di vista tematico. Forse sono gli strumenti scelti fin qui a essere stati sbagliati
di Pier Francesco Di Biase, caporedattore cB
Si sente dire spesso, specialmente in ambienti che l’intelligencija progressista italiana non esiterebbe a definire spregiativamente eterobasici, che tra le tante attività umane lo sport sia quello che più si avvicina a essere una «metafora della vita». Come tutti i luoghi comuni, certamente anche questo contiene una qualche dose di esagerazione. Eppure, per una volta, proverei a fare finta che le cose stiano esattamente così.
Visto da questa prospettiva, allora, ecco che il 5 a 0 ai referendum subìto dal centrosinistra ricorda, per proporzioni, la débâcle dell’Inter in finale di Champions League, sebbene faccia godere molto meno. Una sconfitta senza appello che indubbiamente rafforza il governo di centrodestra e testimonia una volta di più, quasi fosse necessario, che la strada della Sinistra italiana verso l’egemonia culturale perduta è ancora decisamente in salita e tortuosa.
Come faremmo col Paris Saint-Germain, poi, il risultato è talmente netto che saremmo tentati di guardare a Giorgia Meloni limitandoci a un «bien joué, Madame», pronunciato a denti stretti e con il cuore pesante. Tuttavia, è proprio qui che cominciano i distinguo e l’aria si fa – o almeno dovrebbe farsi – decisamente meno irrespirabile. Perché il Paris Saint-Germain, così come la nazionale transalpina cui appartengono molti suoi giocatori, è soltanto una delle tante dimostrazioni di come, mantenendo un’impostazione pragmatica, persino una collettività storicamente ultranazionalista come quella francese possa assumere, di tanto in tanto, i connotati di una comunità plurale fondata, il più delle volte, su principi democratici e liberali.
Ovviamente, poiché tanto i diritti acquisiti quanto quelli naturali esistono solo in filosofia, non è affatto detto che le cose restino sempre uguali. E la Loi Darmanin del dicembre 2023, che tra le altre cose introduce restringimenti allo Ius Soli francese, sta lì a dimostrarci che progresso e reazione condividono la stessa altalena: a volte si oscilla dall’uno e a volte dall’altra.
Da qualche tempo l’altalena, in Italia, sembra oscillare decisamente da una parte sola. E la tornata referendaria appena conclusa indurrebbe a pensare che quello tra astensionismo e svolta conservatrice sia un connubio destinato a durare, lasciando al centrodestra il controllo della partita politica e del Paese per molti anni. Allo stesso tempo, però, ci sono 14 milioni di buone ragioni per credere che uno spazio per ribaltare l’inerzia del gioco ci sia, anche da un punto di vista tematico. Forse sono gli strumenti scelti fin qui a essere stati sbagliati.
Non è un mistero, infatti, che nelle derive populistiche e plebiscitarie la conservazione giochi in casa. Stanarla giocando meglio, magari sul piano della tattica parlamentare, potrebbe rivelarsi più efficace di quella perenne mozione degli affetti che, anche in questi giorni di campagna referendaria, ha spopolato fuori e dentro i social. A discapito della nostra fama, evidentemente, siamo tutt’altro che una nazione sentimentale…
L’ultima tentazione che rifuggirei, infine, è quella di rinculare e chiudersi in un catenaccio d’altri tempi. Magari convincendosi che, restando al sicuro lungo la valle del Reno e consolandosi con le percentuali che questa regala, in un modo o nell’altro un trofeo prima o poi lo porteremo a casa. Più utile, a mio modesto avviso, seguire la corrente e raggiungere il mare per poi circumnavigare la penisola. Sai mai che a contaminarsi con la realtà degli altri, a un certo punto, non si trovi la chiave per diventare competitivi.
In fondo in fondo, a pensarci bene, questa rincorsa apparentemente lunga potrebbe concludersi con molto più anticipo di quanto capiterà all’Inter. L’ultimo allenatore quasivincente e molto arrogante del centrosinistra, del resto, è andato in Arabia ben prima di Simone Inzaghi.
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Dice l’articolista: “Più utile, a mio modesto avviso, seguire la corrente e raggiungere il mare per poi circumnavigare la penisola. Sai mai che a contaminarsi con la realtà degli altri, a un certo punto, non si trovi la chiave per diventare competitivi.”. Ed a mio parere effettivamente, il “modesto” avviso…è in effetti molto molto “modesto”… innanzitutto la “contaminazione” c’è già stata…direi alla grande… visto che fu proprio la sinistra allora al potere che spazzò via decenni e decenni di diritti conquistati dai lavoratori meno sostenuti da una professionalità spiccata…rendendoli la carne da macello che ritroviamo oggi nelle fabbriche… Nel frattempo tutti i lavoratori – o quasi – sono divenuti carne da macello… o se volete –pesci rossi in una boccia d’acqua povera di cibo ed ossigeno ma ricca delle deiezioni ideologiche e controfattuali dei tanti – dirigenti, imprenditori, giornalisti, politici – che ancora ed anzi sempre più vogliono spingerli alla “partecipazione”, ai vari “team building”, etc.. etc.. La Sinistra deve certamente ritrovare se stessa senza rinserrarsi nelle ristrette mura del ricordo di passate grandezze. Ma “andando all’attacco”…che vuol dire più soldi, più sicurezza, più sanità, più servizi sociali, più futuro insomma. E non ulteriormente annacquandosi fino a diventare del tutto assimilata al potere dominante.