Il Dall’Ara può ospitare la squadra di un paese accusato dall’Onu di crimini di guerra? Lo stadio è una proprietà comunale affidata al Bfc. L’Uefa non ha escluso gli israeliani dalle competizioni. Il sindaco però ha interrotto i rapporti istituzionali con Israele. Se si ponesse il problema, si può giocare una simile partita? Con quale spirito, facciamo un minuto di silenzio per le vittime civili, magari dopo l’ennesima strage? Diamoci una risposta prima che sia troppo tardi
di Paolo Soglia, giornalista
Affronto la questione con moderazione ma senza girarci troppo intorno: quello che sta succedendo a Gaza ci interroga tutti ed è una ferita aperta che peserà su tutta l’umanità e in particolare sull’Europa.
Per troppo tempo i governi europei hanno fatto finta di non vedere e non sentire. Recentemente, anche sotto la pressione delle opinioni pubbliche, le parole del Papa, le sentenze della Corte Penale Internazionale, hanno però dovuto aprire gli occhi. Lentamente intendiamoci, ma inesorabilmente.
Non si può più tacere: sullo sterminio di civili, in gran parte bambini. Sulla distruzione sistematica di ogni centro abitato. Sui bombardamenti sistematici di scuole, ospedali, centri per sfollati. Sul blocco degli aiuti che condanna i civili, in particolare i più deboli, a morire per lenta fame. Tutto ciò è inumano e ingiustificabile.
A essere chiamato in causa è il governo israeliano e il suo leader, Netanyahu, considerato un criminale di guerra dalla Corte Penale Internazionale e su cui pende un mandato d’arresto. Diversi governi europei hanno dunque iniziato a prendere posizione, tranne il nostro ovviamente.
Lo hanno fatto però a livello istituzionale due presidenti di Regione, Emiliano in Puglia e De Pascale in Emilia-Romagna, a cui si è aggiunto il sindaco di Bologna Lepore, decretando l’interruzione dei rapporti istituzionali con Israele.
Ebbene, si pone ora anche un’altra questione. Quella sportiva. Sport e politica non sono canali separati, ma intimamente intrecciati. Dopo l’invasione dell’Ucraina le squadre e le nazionali russe sono state immediatamente escluse da ogni competizione internazionale perché non si poteva giocare con un paese in guerra, peraltro aggressore.
Decisione che ha fatto discutere ma tant’è. Quello che invece non fa abbastanza discutere è la politica imbarazzante dei due pesi e due misure: per tutto questo tempo, da quando è iniziata la guerra a Gaza, le squadre israeliane hanno continuato a giocare nei tornei internazionali, in Europa, visto che nel loro continente d’appartenenza non sono gradite per motivi di sicurezza.
E qui veniamo a noi. Abbiamo appena festeggiato la vittoria della Coppa Italia e il Bologna parteciperà alla prossima Europa League, una manifestazione a cui al momento – se dovesse qualificarsi – potrebbe partecipare anche il Maccabi Tel Aviv. Non si mette qui in discussione la posizione morale dei singoli atleti israeliani – non lo si dovrebbe fare neanche per gli atleti russi d’altronde – ma come sappiamo i provvedimenti di esclusione sono misure simboliche per punire e isolare governi che si siano macchiati di crimini.
E dunque ci chiediamo il perché di questo strabismo, di questa politica del doppiopesismo, come se su certi crimini si debba essere inflessibili mentre su altri si possa tranquillamente soprassedere.
Purtroppo però questo è quello che è avvenuto e c’è la possibilità teorica ma non impossibile che il Bologna Fc 1909 possa un domani ospitare il Maccabi di Tel Aviv e i suoi tifosi.
Lo stadio Dall’Ara può ospitare la squadra di un paese in guerra, accusato dall’Onu di crimini di guerra, il cui premier è considerato un criminale di guerra? Chiediamocelo per tempo e non facendo finta di niente sperando che il Maccabi fallisca la qualificazione o la pallina del sorteggio sia clemente e sposti il problema altrove.
I popoli del mondo stanno insorgendo contro questa guerra e nessuno si può chiamare fuori. Come si porrebbe Bologna, le sue istituzioni, la sua cittadinanza, di fronte a questa eventualità?
Lo stadio è una proprietà comunale affidata al Bfc, il Bfc segue le regole Uefa che al momento non hanno escluso gli israeliani dalle competizioni, il sindaco però ha interrotto i rapporti istituzionali con Israele e sono convinto che anche il popolo dei tifosi, ultras in testa, non rimarrebbe inerte e silente. Se si ponesse il problema, si può giocare una simile partita? Con quale spirito, facciamo un minuto di silenzio per le vittime civili, magari dopo l’ennesima strage?
Non è detto che accada, ma se accade?
Pensiamoci adesso e diamoci una risposta prima che sia troppo tardi.
Photo credits: Ansa.it

complimenti! Finalmente una visione allargata
e prima di una possibile partita in coppa, c’è già una partita certa di qualificazione per i Mondiali. Ma noi dobbiamo trovare il ct …
Lo stesso vale per l’Eurolega di basket che intanto si allarga e comprende altri paesi ricchi ma in deficit di diritti umani e democrazia (ma lo siamo anche noi ormai)! si vede bene che lo sport è uno Stato a parte, visto che per ottenere la cittadinanza andrà avanti solo quella sportiva…
Scrivo di getto: il Sindaco non dovrebbe fare nulla.
Il cittadino Lepore allo stadio farà quello che riterrà più opportuno per manifestare, come tanti spero, la sua distanza dal Governo israeliano.
Detta in altri termini, considero che lo sport possa essere uno dei terreni su cui distinguere tra cittadini e governi: questo permette di guardare avanti con speranza .
Vedere atleti che non possono partecipare a gare sportive, o che giocano senza poter presentare la bandiera del proprio Paese, mi sembra che non contribuisca alla ricerca di quella coesistenza pacifica tra i popoli sempre più necessaria e oggi duramente messa in discussione dalle guerre armate, commerciali e ideologiche.
Inoltre, diventerebbe facile, come già è successo, attaccare la cultura, gli scritti e l’arte dei Paesi che contrastiamo per le loro politiche e scelte per noi inaccettabili.
Vedo il rischio che la civiltà si riduca al peggio dello sport: il tifo cieco e violento.
Io sono personalmente schierato, non sono un agnostico; così come lo sono altri che hanno idee opposte alle mie: se ciascuno decide chi sarebbe il nemico da “scacciare” si aprirebbe una strada molto pericolosa anche per la nostra democrazia.
Così come non esiste oggi un tribunale sopra le parti che possa aiutarci nella scelta.
Personalmente fossi allo stadio manifesterei civilmente per fare capire il mio dissenso contro il Governo quel Paese per me “canaglia”, ma non contro i tifosi avversi e tanto meno contro gli atleti che vanno considerati singole persone con le loro idee, che non è detto che coincidano con quelle del suo governo. Dopo il fischio d’inizio il giudizio diventa solo sportivo, se pur di parte.
Vorrei essere chiaro: se la squadra facesse il saluto romano, o assumesse un atteggiamento complessivo simile, protesterei e abbandonerei immediatamente lo stadio
Il crinale è molto delicato, penso che la cosa migliore sia discuterne per evitare di giungere a logiche estreme, contrarie alla nostra Costituzione.
Per questo ringrazio Soglia per avere posto il problema