“Millenovecentonovanta”. Alessandro Rivola alla Galleria Forni

È iniziata l’ultima settimana di esposizione per la mostra dell’artista romano, ospite della Galleria di piazza Cavour 2. Un viaggio intimo, politico e anche riflessivo, oscillante tra videoarte e fotografia, negli anni ’80 e ’90 del XX secolo. una piccola perla da visitare in questo torrido giugno bolognese

di Sara Papini, curatrice d’Arte


C’è tempo ancora Fino al 21 giugno per visitare la mostra Millenovecentonovanta di Alessandro Rivola alla Galleria Stefano Forni di piazza Cavour 2. Un’esposizione che non è altro che uno speciale alla carriera, un viaggio immersivo ed emozionale che tocca molteplici anni della vita dell’artista nonché di Bologna e dell’Emilia.

Videoarte e fotografia rappresentano il focus artistico della mostra, regalandoci molteplici riflessioni emotivo-politiche che dagli anni ‘80 e ’90 non si sono ancora risolte. Un esempio lungimirante su questo possono essere le ricerche audio-visive sugli allevamenti dei polli, che ci mostrano animali doloranti e intrappolati in orribili e degradanti gabbie, impossibilitati dal poter vivere in libertà la loro vita. La tematica è più che attuale, gli allevamenti intensivi sono moto di dissidenza ancora oggi: nulla è cambiato.

Non solo, tra i lavori di Alessandro troviamo esposti con una potenza devastante i ritratti di Freak Antoni, punk, dissidenti politici ma soprattutto autoironici. E proprio Alessandro mi racconta con estrema felicità gli anni passati a suonare con Freak, immersi nell’arte e in una Bologna totalmente libera e spumeggiante.

«Nei lavori di Alessandro Rivola, sin dagli esordi dei primissimi anni Novanta – a cui si riferiscono le notevoli trasposizioni murali con emulsione di personaggi dei fumetti o di opere d’arte – si riscontra una fusione via via sempre più decisa tra atteggiamento da fotografo puro e da artista fotografo». Così inizia la sua introduzione la curatrice della mostra, docente Unibo, Silvia Grandi. Infatti, ci sono opere recenti esposte di Rivola molto più didascaliche ed esteticamente dettagliate, rispetto ad alcuni lavori basati più sulla performance sull’effimero dei primi anni 2000. Parlo delle straordinarie macro e micro lampade e altri oggetti microscopici che un tempo mettevano in moto tutta la filiera delle macchine che producevano comunicazione. Un tema molto caro all’artista e anche alla nostra comunità.

Un viaggio intimo, politico e anche riflessivo, una piccola perla da visitare – se non lo avete ancora fatto – in questo torrido giugno. Per ulteriori informazioni, si può consultare il sito web della galleria (qui).


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