Il pionierismo di Elvira Notari al Festival del Cinema Ritrovato 2025

Regista, produttrice e imprenditrice visionaria del cinema muto napoletano agli inizi del ‘900, gestiva con la sua famiglia la Dora film, una «casa di produzione». Nella cornice di Piazzetta Pasolini, ricreando la stessa magia di un tempo che ha affascinato il pubblico, uno dei film superstiti della regista, A Santanotte (1928), è stato presentato dalla Cineteca di Bologna con il proiettore a carbone Prevost Magnus 50 del 1940

di Paola Mastropietro, storica del cinema


Il festival Cinema Ritrovato 2025, paradiso dei cinefili che ogni anno a Bologna a fine giugno celebra la settima arte attirando cultori e studiosi da tutto il mondo, tra i tanti eventi quest’anno ha dedicato un omaggio a Elvira Notari, prima donna dietro la macchina da presa nella storia del cinema italiano, di cui sul finire degli anni Settanta la critica femminista ha avviato un meritorio processo di riscoperta. Regista, produttrice e imprenditrice visionaria del cinema muto napoletano agli inizi del ‘900 gestiva con la sua famiglia la Dora film, una «casa di produzione», insieme al marito Nicola nel ruolo di cameraman e al figlio Eduardo (la maschera Gennariello) come attore.

Nella cornice di Piazzetta Pasolini, ricreando la stessa magia di un tempo che ha affascinato il pubblico, uno dei film superstiti della regista, A Santanotte (1928), è stato presentato dalla Cineteca di Bologna con il proiettore a carbone Prevost Magnus 50 del 1940 nella versione cine-concerto unendo in scena un ensemble di artisti, con musiche di Michele Signore. Anche Bologna, città del cinema, ha scelto di celebrare questa pioniera, dopo  il successo dell’omaggio del comune di Napoli nella retrospettiva “Elvira 150” dedicata all’anniversario della nascita della regista che ricorre quest’anno.

Ispirato a un vecchio successo omonimo (F. Buongiovanni-E. Scala 1920) del Festival della canzone di Piedigrotta, il film è un dramma passionale, molto in voga nelle rappresentazioni cinematografiche dell’epoca e narra la storia della sua eroina-vittima, la dolce Nanninella (interpretata dall’attrice Rosè Angione), cameriera in un caffè, che cerca di affermare la propria libertà ma resta vittima di un becero patriarcato, sopraffatta da intrighi e gelosie orchestrate dal suo spasimante e dal padre, un ubriacone che mantiene col suo misero salario.

La canzone popolare napoletana tradotta nel linguaggio del cinema in A Santanotte poteva sfruttare un codice drammatico in grado di fornire racconti già codificati; le fonti storiografiche evidenziano come le proiezioni cinematografiche dei film di Elvira Notari avvenivano spesso nei teatri di varietà o nei café-chantant dove erano già presenti un’orchestrina e qualche cantante, trasformando la proiezione in una performance unica e immersiva, e l’evento di Piazzetta Pasolini ha cercato di ricreare quello spirito di un tempo.

A Santanotte (1922) è uno dei tre film superstiti della ricca produzione della regista composta da oltre 60 lungometraggi e centinaia tra cortometraggi e documentari girati tra il 1906 e il 1930; si tratta di una pellicola in bianco e nero di 61 minuti restaurata nell’ambito del progetto “Non solo dive. Pioniere del cinema italiano”, dalla Cineteca Nazionale in collaborazione con Associazione Orlando e George Eastman Museum.

Sebbene ancorata alle forme culturali della tradizione popolare, Elvira Notari riesce a imporsi nell’ambito dei circuiti di produzione cinematografica di inizi ‘900 per il coraggio e la capacità d’iniziativa che la rendono di fatto la sublime cantrice dell’anima partenopea anche oltreoceano, dove i suoi film furono esportati massivamente. Le fonti storiografiche dell’epoca ci fanno presumere, come ampiamente documentato dalle ricerche e dai saggi sulla regista, che la circolazione delle sue opere nella comunità italiane in Usa e nell’America Latina fornì a quel pubblico migrante un sentimento di forte appartenenza culturale. Buon compleanno Elvira Notari, anche dalla comunità cinefila bolognese!


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