Medici pensionati al lavoro, a tutela del ‘diritto alla salute’

Un’opzione di cui in Emilia-Romagna si discute almeno dal 2019 – assessore Sergio Venturi – e che dopo l’ultimo pronunciamento della Consulta in merito a un’omologa legge regionale sarda potrebbe forse tornare di moda. O almeno si spera

di Ileana Rossi, giornalista


Anche in Emilia-Romagna, nelle città come nelle aree montane, è allarme medici di famiglia: sono sempre meno e a fronte di una popolazione sempre più anziana e bisognosa di cure. Soprattutto per le persone anziane il medico di famiglia è la prima fonte cui rivolgersi per assistenza medica, ma anche psicologica di rassicurazione ‘certificata’.

Poiché la tutela della salute dei cittadini rientra tra le competenze regionali, la Regione Emilia-Romagna, con cortese attenzione all’assessore Fabi, potrebbe deliberare la possibilità, magari su base volontaria e con incentivi, di richiamare in servizio medici pensionati.

Nel merito, un puntuale esempio cui fare riferimento è fornito dalla Regione Sardegna. Il Consiglio regionale sardo approvò lo scorso agosto una norma regionale in materia di assistenza primaria per riportare al lavoro medici di base pensionati al fine di «fronteggiare la carenza di personale, drammatica soprattutto nelle aree interne dell’isola».

Il governo centrale bocciò la legge e fece ricorso alla Corte Costituzionale. Questa la risposta della Consulta di alcuni giorni fa: «La Regione Sardegna aveva tutto il diritto di richiamare in servizio medici di base in pensione per fronteggiare la carenza di personale, che insiste soprattutto nelle aree più disagiate dell’isola».

La decisione della Consulta specifica inoltre come l’articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività, prevalga anche sugli ambiti disciplinati a livello statale, come la contrattazione collettiva nazionale del settore. «Questa Corte – si legge – è consapevole, e certo non vuole disconoscere, che la negoziazione collettiva e la vincolatività delle prescrizioni dell’accordo collettivo nazionale sono volte ad assicurare la necessaria uniformità regolatoria del rapporto di lavoro convenzionale dei medici di medicina generale, allo scopo di garantire l’omogeneità, sull’intero territorio nazionale, della fruizione dei Lea che la medicina convenzionata è chiamata a erogare».

Quindi, la Consulta ha riconosciuto la competenza legislativa della Regione autonoma della Sardegna in materia di “tutela della salute” circa l’organizzazione di assistenza primaria, onde evitare che criticità contingenti mettano a rischio la fruizione del fondamentale diritto alla salute e la «non fondatezza di lesione della competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di ‘ordinamento civile».

Un’opzione di cui in Emilia-Romagna si discute almeno dal 2019 – assessore Venturi – e che dopo questo pronunciamento potrebbe forse tornare di moda. O almeno si spera.


Un pensiero riguardo “Medici pensionati al lavoro, a tutela del ‘diritto alla salute’

  1. Gli azzeccagarbugli esultano.. più le questioni sono aggrovigliate, incrostate, controverse…e più si divertono.e li alimentano di soldi e potere. Basta! Basta! Abbiamo bisogno di governanti regionali, locali ( almeno quelli ) che non siano solo ragionieri ma uomini di azione. La questione medici di base introvabili va affrontata non in punta di diritto bensì in maniera aggressiva. A costo di violare la legge
    C’è il bisogno oramai estremo? Ci sono i medici pensionati disponibili? Ed allora si parta! Poi ci saranno denunce? Processi? I nostri “eletti” affrontino le conseguenze delle loro azioni specialmente virtuose ma odiate dai nemici politici! Se non ne hanno il fegato…si dimettano e si cerchino un lavoretto da travet!

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