La condanna definitiva di Paolo Bellini segna un punto fermo sull’attentato perché oltre alla responsabilità dei neofascisti la Cassazione ha confermato anche l’identità dei mandanti e la strategia che ha ispirato la bomba alla stazione
di Aldo Balzanelli, condirettore cB
Chissà se dopo la sentenza che rende definitiva la condanna del neofascista Paolo Bellini i tanti “dubbiosi” sulla matrice della strage del 2 agosto 1980, a destra e qualcuno persino a sinistra, si rassegneranno e smetteranno di riproporre piste tanto alternative quanto infondate. E chissà se qualcuno al governo deciderà di fare finalmente i conti con un passato troppo spesso rimosso.
Già, perché è difficile a questo punto sostenere che la verità che è emersa sul più grave attentato terroristico del dopoguerra sia figlia di “giudici comunisti” prigionieri di un teorema. Quella su Bellini è l’ultima di quattro sentenze definitive. Per chi non è addentro ai meccanismi della giustizia significa che il presunto “teorema” sulla strage fascista, ispirata dalla Loggia P2 e coperta dai servizi segreti è passato al vaglio di decine di magistrati. Quattro corti in primo grado, quattro in appello, quattro in Cassazione. La prima volta per riconoscere la responsabilità dei neofascisti Giusva Fioravanti e Francesca Mambro e il ruolo depistante di Licio Gelli e dei vertici del Sismi, il servizio segreto militare. Poi la partecipazione all’attentato del loro camerata Luigi Ciavardini, e subito dopo quella di un altro esponente dei Nar Gilberto Cavallini.
Ieri si aggiunto un nuovo tassello importantissimo, che va ben al di là del riconoscimento, pur importante, della responsabilità di Bellini. Perché nella sentenza d’appello confermata dalla Cassazione c’è l’indicazione precisa dei mandanti della strage. Il capo della Loggia P2 Licio Gelli, insieme al banchiere Umberto Ortolani, il capo dei servizi segreti Federico Umberto D’Amato e un giornalista di razza e parlamentare della destra, Mario Tedeschi. Come mai per costoro non c’è condanna? Perché nel frattempo sono morti, ma la loro responsabilità è certificata con argomentazioni inoppugnabili dai giudici d’appello.
Sugli autori e sulla matrice della strage del 2 agosto insomma, sia pure a distanza di decenni, si è riusciti a definire un quadro sufficientemente preciso, anche se è probabile che manchino all’appello altri membri del commando che preparò e portò a termine l’attentato. E se si è potuti arrivare a questo punto è soprattutto grazie alla tenacia dei familiari delle vittime, che anche nei momenti più bui (e in questi anni ci sono stati) non hanno mai smesso di lottare per arrivare alla verità. Familiari che hanno potuto contare sul sostegno delle istituzioni locali, dei loro legali e più recentemente sulla Procura generale che non si è rassegnata a considerare chiusa la vicenda, arrivando a individuare i mandanti della strage, con un atteggiamento decisamente diverso, occorre dirlo, da quello rinunciatario della Procura della Repubblica.
Il nome di Bellini dunque si aggiunge a quello degli altri neofascisti considerati gli esecutori dell’attentato. Considerando il personaggio, killer del militante di Lotta Continua Alceste Campanile, pluriomicida per la ‘Ndrangheta, oscuri legami con i servizi segreti, sarà interessante vedere come reagirà alla condanna all’ergastolo. Potrebbe decidere di vuotare il sacco, anche se la sua attendibilità è decisamente discutibile. Tra le altre cose non è un dettaglio ricordare che il giorno successivo al 2 agosto 1980 l’allora Procuratore della Repubblica Ugo Sisti invece di stare nel suo ufficio a coordinare le indagini, si trovava a casa del padre di Bellini, anche lui notoriamente di estrema destra. E qualche anno dopo lo stesso Sisti viaggiava su un aereo privato pilotato da chi? Proprio da Paolo Bellini, che essendo latitante si faceva chiamare Roberto Da Silva. E qualcuno ancora si chiede come mai ci sono voluti 45 anni per individuare i responsabili della strage?
P.S. Un in bocca al lupo da Cantiere Bologna a Paolo Lambertini, che dal prossimo 2 agosto sarà il nuovo presidente dell’associazione tra i famigliari delle vittime. È un cambio della guardia naturale, Lambertini è ora vicepresidente, e affianca da sempre Paolo Bolognesi che per molti anni, dopo Torquato Secci, si è battuto senza risparmiarsi per ottenere verità e giustizia, un impegno al quale sicuramente non rinuncerà.
