Ora parlateci di Bibbiano, se avete il coraggio

Mentre i Tribunali rigettano le accuse infamanti di ieri in faccia ai leader della nostra destra, non scordiamo che questa dolorosa vicenda insegna quanto vada riaffermata la cultura della democrazia agente, dove la mano pubblica interviene per l’uguaglianza delle opportunità sociali e la liberazione delle possibilità di vita di tutti. Non è vero che lo Stato sia il problema e la società crudele e diseguale in cui viviamo sia la soluzione, bisogna agire su entrambi

di Davide Ferrari, “Casa dei Pensieri”


In queste ore, dopo la notizia delle sentenze su Bibbiano, la memoria, almeno di chi seguì la vicenda, torna alle immagini che allora si susseguirono ai nostri occhi. Il cartello di Meloni, «Primi a venire – a Bibbiano – ultimi ad andar via», rivendicava e prometteva una guida politica alla caccia alle streghe. La maglietta rossa della senatrice Borgonzoni («Parlateci di Bibbiano») è stato il brand di chi si è buttato avanti in cerca di voti e di potere, senza alcuna reale attenzione ai fatti e soprattutto ai diritti – comunque in gioco – dei bambini.

Poi viene in mente il “conduttore” leghista. Ci mise del suo, mostrando da un palco una madre e un bambino estranei alla vicenda. Salvini: un eroe, come sempre, di un malvagio pressappochismo.

Ma andiamo con la memoria anche a chi per le strade del borgo emiliano chiese teste da infilzare sulle picche. Si muoveva con Meloni, Salvini e Di Maio un “popolo” – così si definivano – di oranti e maledicenti. Urlavano accuse violente e si dimostravano tronfi e soddisfatti, sicuri delle proprie visioni. Il profeta in cerca di seguaci, avvolto in tuniche biancastre, svolgeva il ruolo iconico del famoso “Capo indiano” all’assalto del Campidoglio americano nel nome di Trump.

Sì, quelle manifestazioni assomigliavano a quelle dei colorati ultrà, liberisti d’assalto, americani.

Non si trattava di coincidenze casuali. Dietro allo scandalismo usato come un grilletto c’era un poderoso attacco ideologico all’intervento pubblico. Emergeva una identità profonda di quella destra estrema che oggi governa gran parte del nostro mondo. L’idea che tutto ciò che va oltre una famiglia, anche se inesistente o  pericolosa, è diabolico e contro natura. In sintesi, nelle volontà di chi lo portava avanti viveva un attacco ai servizi pubblici per l’infanzia tutti, a ben vedere.

Ma i bambini abbandonati a famiglie violente o perverse (ne esistono!!) soffrono, talvolta fino alla morte. Senza leggi e senza l’intervento pubblico per farle rispettare non c’è difesa per chi non ha possibilità di sottrarsi alla violenza che alberga nelle “società naturali”, compresa la famiglia.

I teoremi di Bibbiano furono sostenuti anche da qualche settore delle forze dell’ordine, troppo convinto delle proprie capacità di battezzare con efficacia comunicativa le proprie “operazioni”. Se di «angeli e demoni» si trattava, perché aspettare indagini e sentenze? Via alla caccia ai mostri, via alla più immediata speculazione politica.

Le reazioni furono poche, insufficienti. Il privatismo e il primato di una supposta naturalità erano e sono campane che facilmente suonano a stormo, che fanno “egemonia”. Ebbe campo libero allora – si andava al voto in Regione -, senza il minimo ritegno, l’ondata di speculatori politici, della destra, e del grillismo prima maniera.

Oggi il tribunale nega le vergognose accuse rivolte agli psichiatri, agli operatori, agli amministratori, a coloro che cercano di prendersi cura della sicurezza di vita di quei bambini che sono in condizioni di particolare difficoltà e pericolo.

Certamente questa colossale smentita di una delle maggiori campagne contro l’Emilia e il Pd deve essere rimarcata. Va chiesto conto a questi pessimi politici che oggi hanno in mano il governo d’Italia. Ma non basta, il punto non è tutto qui.

La “storia” di Bibbiano, dei cosiddetti affidi illeciti per denaro, dei “furti di bambini”, se certo esigeva prudenza nel dettaglio, non era misteriosa, era leggibile, usando le lenti degli occhiali dei diritti, dei servizi, della professionalità responsabile. Vi erano gli ingredienti tipici della destra dei decenni che stiamo vivendo. Invece pochissimi intellettuali e pochissimi dirigenti politici presero la parola contro quella grave “crociata”.

Allora, mentre si rigettano le accuse di ieri in faccia ai leader della nostra destra, non scordiamo che la vicenda insegna anche altro e di più. Insegna che va riaffermata la cultura della democrazia agente, dove la mano pubblica interviene per l’uguaglianza delle opportunità sociali, per la liberazione delle possibilità di vita di tutti. Non è vero che lo Stato sia il problema e la società crudele e diseguale in cui viviamo sia la soluzione, bisogna agire su entrambi. Bisogna prendere la parola. È necessario, sempre. In questi tempi è vitale.

In copertina: un’immagine dal video della delegazione di FdI in visita a Bibbiano nel 2020.


2 pensieri riguardo “Ora parlateci di Bibbiano, se avete il coraggio

  1. Ciao a tutti

    Come nel XVI e XVII secolo stiamo scoprendo sulla nostra pelle che una società organizzata deve basarsi sulla scienza che dimostra e giustifica l’uguaglianza. Lo “stato di natura” e il “buon selvaggio” sono in larghissima parte miti pericolosi (per chi li deve vivere) così come la “mano invisibile” del mercato.
    E’ ora di riaccendere il lume della ragione, che spesso accende il calore dei nostri sentimenti migliori “i migliori angeli della nostra natura” diceva un grande presidente USA (ahimè)

  2. Gentile Davide Ferrari, sono contento che la sinistra di nuovo conio, dalla Segretaria PD Elly Schlein al buon Stefano Bonaccini, vista la linea del PD sulla salute della giustizia italiana si siano convertiti all’obbligo del precetto costituzionale che dice che un cittadino è innocente fino all’esito finale del Giudice e non che sia colpevole sin dal rinvio a giudizio del Pm…
    Avete ragione a richiedere le scuse di Meloni, che su Bibbiano non fu
    certo fedele al precetto costituzionale della presunzione di
    innocenza.
    Credo però che Davide Ferrari e il PD dovrebbero essere altrettanto garantisti con il 75 % dei cittadini italiani rinviati a giudizio dai PM, messi agli arresti domiciliari e inoltre cacciati in galera e alla fine
    ASSOLTI. Da Tortora in poi , i casi si sono ripetuti in maniera simile e sempre seria.
    Pur non potendone fare il nome, sarebbe scorretto, incontrai tempo fa uno degli indagati della rumorosa inchiesta detta delle “spese pazze” in Regione, che portò alla fine ad avere un solo condannato. Questa persona ancora è indignata per l’atteggiamento del suo partito, il PD, che essendoci pure indagati consiglieri di destra, all’epoca, fu molto silente.
    Oppure, per rimanere a Bologna , poiché da poco tempo è tornata in Italia ed è all’Università di Bologna, ricordiamo la scienziata Ilaria Capua, coinvolta da una Procura con accuse infamanti su illeciti
    arricchimenti nelle sue ricerche. In questo caso , come in altri , la
    Capua fu infangata dalla “stampa amica” che ha da sempre un
    rapporto particolare con le Procure, in quel caso un ruolo “colpevolista” lo ebbe Marco Travaglio . Alla fine Ilaria Capua fu assolta.
    In questi casi, come nel caso di Tortora, i PM titolari dell’inchiesta fecero pure carriera. Quindi giusto chiedere le scuse a Giorgia Meloni ma suggerisco a Davide Ferrari che si chieda scusa anche alle vittime , tante, rinviate a giudizio cacciate in carcere infangate nelle loro professioni e in famiglia, e poi assolte. Non si può chiedere scusa per le sofferenze di mala giustizia e in Parlamento fare i pretoriani di una giustizia che umilia i cittadini.

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