Nessuno al giorno d’oggi considera un’opera falsa il campanile di San Marco ricostruito dopo il suo improvviso crollo nei primi anni del secolo scorso. Oggi l’area sarebbe già tornata libera dai manufatti e nuovamente fruibile
di Piero Dall’Occa, architetto
Sarà un retaggio dei miei lontani giorni giovanili, ma le critiche, affinché abbiano un senso e un valore, debbono essere costruttive, altrimenti si riducono a mere lamentele.
Discutere così tanto su alcune piante in vaso distribuite nelle piazze cittadine, avendo come solo argomento il fatto che si
poteva fare altro, lo trovo, oltre che inutile, del tutto infantile.
«Chi sa fa, chi non sa insegna», o pretende, in questo caso, di sapere ciò che deve essere fatto e come deve essere fatto, e le continue e puntigliose critiche finiscono per annullarsi a vicenda lasciando sul terreno un insopportabile livore.
Esiste invece un tema, mai sollevato, riguardo al quale questa giunta deve qualche chiarimento. Mi riferisco alla questione della torre Garisenda. Risale al novembre 2023 l’allarme sul suo possibile crollo. Per impedirlo tutta l’area intorno è stata dapprima recintata, il selciato storico è stato totalmente
rimosso, è stato scavato in profondità il terreno per creare una platea in cemento armato per reggere gli enormi contenitori che hanno la funzione di contrappesi alla torre e di impedirne il crollo. È questo a grandi e sommarie linee lo stato attuale dell’area delle due torri dopo quasi due anni.
Non conosco i contenuti tecnici della nuova fase dei lavori, ma credo siano incentrati soprattutto a rinforzare con elementi chimici le malte tra i mattoni il cui deterioramento ha causato l’allarme del possibile cedimento strutturale.
So di essere impreciso, e certamente poco documentato, ma la questione che da sempre mi lascia perplesso è la seguente: perché non si è presa la più semplice decisione di demolirla piano piano, mattone per mattone, dall’alto in basso, documentando ogni passaggio e catalogando ogni elemento? E poi, una volta demolita, ricostruirla con gli stessi mattoni, con la stessa inclinazione, con le stesse crepe e forature, compresa quella che
serviva da ponte con la vicina torre Asinelli, ma con una malta tecnicamente più consona? Per paura di rinnegare l’assioma della conservazione?
Chi al giorno d’oggi considera un’opera falsa il campanile di San Marco ricostruito dopo il suo improvviso crollo nei primi anni del secolo scorso, oppure, visitando i templi giapponesi, ripete continuamente a se stesso che ciò che sta osservando non è altro che la loro continua opera di manutenzione?
Tra l’altro, e non è poca cosa, se si fosse intrapresa questa strada, oggi l’area sarebbe già tornata libera dai manufatti e nuovamente fruibile, e come in passato la Garisenda penderebbe leggermente verso la sua vicina, senza timore di rovinarle addosso.
Photo credits: Ansa.it

SE lo hanno fatto in Egitto nel 1960 il trasloco dei templi di Abu Simbel avremmo potuto farlo anche a Bologna, ma se poi le pietre andavano perse a errante nella numerazioni come poi la ricomponevano la torre??
Magari invece che pendere a sinistra poteva pendere a destra…ahi ahi non sia mai !!!
Informo che Italia Nostra di Bologna ha già organizzato due incontri informativi uno lo scorso anno, l’altro circa un mese fa) con i professionisti che stanno seguendo i lavori; hanno spiegato le procedure che stanno seguendo; sono troppo tecniche per le mie conoscenze. C’è comunque stata ampia spiegazione e discussione.
Trovo molto interessanti le sue osservazioni, forse troppo intelligenti e semplici per essere prese in esame.
In tantissimi abbiamo sostenuto che sarebbe la soluzione più semplice, sicura ed economica ma evidentemente meglio pensare male…… a volte ci si azzecca!
Per abbattere e ricostruire bisogna fare appalto pubblico. Per interventi di restauro in emergenza si possono affidare direttamente i lavori ai propri amici.
Chi sa fa, chi non sa insegna, chi non ha le benché minime competenze straparla.
Partendo dalla citazione degli alberi messi in vari punti del centro, totalmente inutili e palesemente sofferenti (sì, sono agrotecnico ed ho le competenze per dirlo), non offrono alcun refrigerio se non per i due metri di ombra strapagata (1200€ ad albero quando con la stessa cifra se ne compravano 3 o forse addirittura 4!).
Sì, il campanile di San Marco è un FALSO! Da bolognese doc rifiuto una simile alternativa, è la nostra storia, il nostro retaggio e la ricostruzione deve avvenire solo in caso di crollo, prima di allora va tentata ogni opzione tecnicamente valida.
Forse per chi scrive la Garisenda è un simbolo di poco conto, ma non lo è per chi alla sua ombra è cresciuto, come pure tutte le generazioni prima di lui. Certe porcate lasciatele fare ai veneziani, a Bologna no!
Ciao Davide, la Garisendi, prima torre costruita sotto l’Imperatore tedesco (da un recente esame a termoluminescenza dei mattoni, tra il 1075/1100), era alta 60 metri, ma venne abbassata subito (una prima volta), affinché non crollasse in quanto il terreno sotto le fondamenta cedette e la torre si inclinò. Costruirono successivamente la Asinelli con fondamenta migliori e struttura più spessa (pensando ad un possibile innalzamento), sempre di 60 mt. ; infatti la innalzarono successivamente di altri 30 mt. e arrivarono a 90 mt. cosa che permetteva loro di vedere i crinali più lontani, e prevedere con più tempo, possibili invasioni. Nel 1355 Giovanni Visconti da Oleggio, per conto dei Visconti di Milano, costruì un castellaccio di legno che collegava le due torri alla massima altezza della Garisendi, a causa del peso, per sicurezza, mozzò ulteriormente la Garisendi. Nel 1887, per rendere più bella Bologna in occasione della Grande Esposizione del 1888, il Comune rifece il basamento in selenite della Garisendi, sempre in selenite (gesso dei nostri colli), ma con blocchi scolpiti come conci: roba mai vista. Se oggi (come probabile) la torre implodesse, ci ritroveremmo con conglomerati di pietre di 150/300 pietre da togliere con gru e da cui ricavare i singoli mattoni, potremmo recuperarne si e no il 10%, (considera che si è stimato che la Asinelli sia composta da più di 1 milione di mattoni), senza considerare i morti, i feriti e i danni alle strutture circostanti. La Garisendi ricostruita non avrebbe più niente di originale. Non è certamente la Garisendi originale ciò che vedi attualmente. Smontandola dall’alto, al contrario, si potrebbero recuperare almeno il 70/80% delle pietre, da rimpiazzare con nuove messe però nei 10/15 mt. di fondamenta (sottoterra) e nei 10 Mt. fuori terra, quelli coperti dai blocchi di selenite, tra l’altro pietre nuove nella parte bassa dove occorre sopportare il maggior peso, quindi meglio nuove, e a vista tutte le vecchie. Penso che non ci sia confronto.
In quanto poi alla soluzione dichiarata di “iniezione di malte speciali”, ipotizzo URETEK, una schiuma sintetica che si usa in edilizia nelle fondamenta cedute da 30/40 anni, nel tempo (100 anni) si ridurrà e sbriciolerà, ma quando iniettata si espande (come il poliuretano espanso in bombola), sollevando il costruito verso l’alto, ma se trova cunicoli verso il basso (l’alveo dell’Aposa), invece che spingere in alto lì s’infilerà, per cui non sappiamo quale parte della torre solleverebbe, sicuramente gli cambierebbe la direzione dell’inclinazione.
Tutto ciò è facilmente verificabile e se io, che sono un elettrico, lo capisco, faccio molta fatica a leggere che le scelte sono quelle paventate … ed abbiamo perso almeno 13 anni, dal 2012 quando c’è stato il terremoto, che alla Garisendi gli ha dato una bella botta. Paul.
Ci si muove in un ambito in cui la Cultura della conservazione ha stabilito dei punti fermi.
La soluzione smontaggio fu adottata alla fine del secolo scorso per la torre civica di RAVENNA. Dopo 30 anni dello smontaggio parziale si attende la promessa ricostruzione.
E’ cio’ che penso fin dall’ inizio, una decina di muratori che su due turni che smontassero la torre dall’alto. Un metro al giorno, in due mesi, massimo tre, sarebbero arrivati a terra. Cosi’ non serve a niente in quanto sotto la torre corre l’ Aposa. Quando la torre s’inclino’, si fermarono e pochi anni dopo la abbassarono una prima volta. A questo punto costruirono una seconda torre militare d’avvistamento, sempre all’intersezione della via Emilia e della Salara (S. Vitale), ma stavolta, sotto la nuova torre (la Asinelli), piantarono 600 aghi di pino (tronchi a punta di almeno 5 metri e dopo 1000 anni e’ ancora dritta. Se non vengono rifatte le fondamenta, qualsiasi opera facciano, risultera’ inutile, mi chiedo che “tecnici” siano quelli che non capiscano cio’.
E’ evidente che la chiave di lettura di tante cose che sono state fatte o non fatte e’ creare problemi al commercio, in questo caso chiudere via s.vitale significa impedire ls circolazione dei mezzi, e, quindi, limitare alquanto la frequentazione dei consumatori. E non hanno creato neanche un doppio senso in via Rizzoli, invertendo il senso di marcia o in Strada Maggiore o in via Castiglione, dalle torri a piazza Aldrovandi, oppure dalle torri a via Farini, sempre con l’ intento di ostacolare la circolazione, e, quindi il commmercio.
Anche l’ing. Savoia era per smontare la torre, rifare il basamento e rimontare le pietre!
Stesso discorso sul tram!
A pensare bene non ci rimettiamo tutti!
Sul canale YouTube Storia e Memoria di Bologna trovate un video esaustivo sugl’interventi previsti alla torre Garisenda
https://youtu.be/zAQVhGW538Q