Città a misura dell’infanzia: la visione politica per affrontare la crisi climatica

Rendere centrale la vita dei bambini e delle bambine è anche una scelta culturale. Significa costruire una città che si prende cura delle nuove generazioni con scelte concrete: urbanistiche, ecologiche, sociali. Significa pensare a spazi di partecipazione dove i bimbi e i ragazzi possano essere ascoltati e coinvolti nei processi decisionali che li riguardano. Servono però coraggio politico e competenza tecnica per abbandonare la logica dell’eccezionalità, della toppa, dell’intervento isolato

di Cinnica, Libera Consulta per una città amica dell’Infanzia


Bologna sta cercando di rispondere con prontezza ai sintomi sempre più evidenti della crisi climatica. In questi mesi si moltiplicano le misure emergenziali: vengono installati distributori gratuiti di acqua per affrontare le ondate di calore, sono stati portati nuovi alberi (che poi saranno trapiantati nelle scuole) per creare isole di frescura, sono stati ripresi gli interventi per diminuire gli incidenti e migliorare la qualità dell’aria.

Si tratta senza dubbio di segnali positivi e necessari. Sappiamo che il progetto Bologna Verde (qui) ha dato il via ad azioni di compartecipazione alle scelte strategiche e attuative, alimentando la presenza attiva di soggetti coinvolti, contribuendo a costruire legami su temi comuni. Questo lascia pensare che non siano tentativi isolati, frammentari, ma risposte emergenziali inserite in una visione politica più ampia, strutturata e ci auguriamo lungimirante.

Ma per fronteggiare la crisi climatica (e in generale per aumentare la qualità della vita delle persone) noi pensiamo comunque a un cambio di paradigma. Un nuovo modo di pensare la città.

Proponiamo una prospettiva chiara: assumere l’infanzia come riferimento centrale dell’azione politica. Perché una città progettata per i bambini e le bambine – sicura, verde, accessibile, lenta, inclusiva – è una città che funziona meglio per tutti.

Pensare la città partendo dai bisogni dei più piccoli significa garantire anche agli adulti una migliore qualità di vita, con: spazi verdi diffusi e sicuri, dove incontrarsi e giocare liberamente anche senza la costante mediazione degli adulti; scuole facilmente raggiungibili a piedi o in bicicletta, attraverso percorsi sicuri, ombreggiati, ben segnalati; quartieri con servizi di prossimità che riducono la necessità di usare l’auto per ogni spostamento; velocità urbana moderata, che non solo abbassa il rischio di incidenti, ma restituisce alle persone – non solo ai bambini – il diritto a camminare, sostare, incontrarsi; spazi pubblici inclusivi, dove possano convivere generazioni diverse e dove si possa imparare la cittadinanza attraverso l’esperienza quotidiana della convivenza e del rispetto reciproco.

In questa visione, il tram assume un ruolo chiave come mezzo pubblico sostenibile, sicuro, accessibile, e forse anche amico dei bambini. Una rete tramviaria ben progettata può connettere scuole, parchi, servizi, centri civici e quartieri popolari, restituendo centralità alla mobilità collettiva e riducendo la dipendenza dall’auto privata.

Le ondate di calore, gli eventi estremi, l’inquinamento atmosferico, la cementificazione crescente non sono eventi eccezionali ma la normalità del nostro presente e del nostro futuro. Rispondere a ciascuna emergenza con un singolo provvedimento – per quanto utile – non basta più. Serve una logica sistemica, che tenga insieme la mobilità, l’urbanistica, la salute, l’educazione, la sostenibilità. Serve una visione politica integrata in cui ogni intervento sia orientato al benessere e alla vivibilità dei più piccoli. Perché se una bambina può attraversare da sola una strada, un anziano potrà farlo con sicurezza. Se un bambino può giocare all’aperto d’estate, significa che quel quartiere è fresco, alberato, vivibile per tutti. Se la scuola è raggiungibile in bici o con il tram, sarà una scelta naturale anche per i lavoratori, le famiglie, i turisti.

Rendere centrale l’infanzia è anche una scelta culturale. Significa costruire una città che educa, che si prende cura delle nuove generazioni non solo con le parole ma con le scelte concrete: urbanistiche, ecologiche, sociali. Significa pensare a spazi di partecipazione vera, dove bambini e ragazzi possano essere ascoltati e coinvolti nei processi decisionali che li riguardano. Significa ridisegnare il patto civico attorno all’idea di futuro, responsabilità, comunità.

Non si tratta di utopia. Si tratta di priorità. Le città che hanno adottato questo sguardo – da Barcellona a Parigi, da Amsterdam a Pontevedra – dimostrano che è possibile. Bologna ha le energie sociali, le intelligenze civiche, le reti educative per diventare un modello in questa direzione. E non costa di più.
Servono però il coraggio politico e la competenza tecnica per abbandonare la logica dell’eccezionalità, della toppa, dell’intervento isolato. Serve la volontà di adottare una prospettiva integrata, sistemica e radicalmente umana.

Perché solo guardando la città con gli occhi di un bambino/a possiamo davvero immaginarla – e costruirla – come uno spazio giusto, vivibile, resiliente per tutte e tutti.


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